AGATHA CHRISTIE. sotto lo pseudonimo: MARY WESTMACOTT.
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NELL E JANE.
Parte 1.
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Titolo originale: Giant Bread.
Traduzione di: Bruno Oddera.
2012 Arnoldo Mondadori Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Il primo libro di Agatha Christie con lo pseudonimo di Mary Westmacott ha per protagonista la musica.
Alla National Opera House di Londra la stagione si apre con una prima assoluta, Il gigante, opera innovativa e geniale di un misterioso compositore, Boris Groen. Chi ? Si fa passare per russo, ma la sua musica ha qualcosa di spiccatamente  britannico. Un accento particolare che si coglieva solo nelle note del giovane Vernon Deyre, talentuoso e promettente musicista prematuramente scomparso sui campi di battaglia della Prima guerra mondiale.
Ma il talento ha un prezzo, soprattutto per le due donne amate da Vernon: Nell, la tenera amica degli anni della  fanciullezza, e Jane, l'affascinante e sensuale cantante. Forse solo Sebastian Levinne, l'impresario teatrale che ha portato Il gigante sulla scena e che fu amico d'infanzia di Vernon Deyre, sa quanto alto sia davvero quel prezzo...
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L'AUTRICE.
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Agatha Christie (nata Agatha Miller, Torquay, Inghilterra, 1890. Wallingford, Inghilterra, 1976), divenuta Christie dopo il matrimonio con il pilota Archibald Christie. Fu la pi famosa giallista al mondo nonch una delle pi prolifiche scrittirici di ogni tempo: ha al suo attivo circa ottanta opere, tradotte in pi di cento lingue e vendute in oltre due miliardi di copie. Allo scoppio della Prima guerra mondiale entra a lavorare come crocerossina in un ospedale. Nel 1920, per una scommessa con una sorella dispettosa, scrive e pubblica Poirot a Styles Court, dando il via a una serie di fortunatissimi romanzi gialli. Nel 1971 ha ricevuto il pi alto riconoscimento britannico, divenendo Dama dell'Impero.
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A partire  dal 1930, ormai consacrata regina del giallo, scrisse sotto lo pseudonimo di Mary Westmacott sei romanzi rosa perch decise di prendersi una pausa dai romanzi polizieschi per dedicarsi anche a questo genere letterario. 
"Basta romanzi polizieschi, volevo cambiar genere. Cos, con qualche senso di colpa e una buona dose di compiacimento, mi accinsi a scrivere un romanzo che intitolai Giants Bread (tradotto in italiano come Nell & Jane). La musica era il tema del libro, e questo faceva affiorare a tratti la mia scarsa conoscenza specialistica del campo. Comunque fu accolto favorevolmente dalla critica e, per essere unopera prima, perch tale risultava, ebbe un certo successo di vendita. Lo firmai col nome di Mary Westmacott e per quindici anni riuscii a tenere nascosta la mia identit".
Usando lo pseudonimo di Mary Westmacott, Agatha Christie ha potuto esplorare la psicologia umana, specialmente quella femminile. Grazie a questo colpo a sorpresa Agatha poteva liberarsi dalle aspettative del pubblico e poter raccontare la propria intimit. Nei romanzi scritti come Mary Westmacott pare ci fosse molto della vera vita di Agatha Christie. 
La figlia Rosalind chiamava questi romanzi storie agrodolci sullamore,  sono sei in tutto e sono stati un completo allontanamento dalla solita sfera di Agatha Christie regina del giallo.
In Italiano sono stati tradotti come: Nell & Jane (Giant Bread); Il deserto del cuore; Rosa d'Autunno; Ti protegger; Ritratto incompiuto; Un figlio per sempre.
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NELL E JANE.
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Indice di questa parte.
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Prologo
LIBRO PRIMO. Abbots Puissants.
LIBRO SECONDO. Nell.
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Fine Indice.
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Prologo.
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Era la serata inaugurale del nuovo Teatro nazionale dell'opera di Londra: un evento importante, quindi. Spiccava la presenza della famiglia reale, dei rappresentanti della stampa e degli esponenti del bel mondo. Persino i patiti della musica erano riusciti, in un modo o nell'altro, a essere presenti: e si trovavano quasi tutti molto in alto, in piccionaia, subito sotto il soffitto.
Il lavoro che si rappresentava era intitolato Il gigante, una novit di un compositore, Boris Groen, fino a quel momento sconosciuto. Durante l'intervallo, dopo la prima parte dello spettacolo, era possibile cogliere i seguenti brandelli di conversazione: Davvero divino, tesoro. Dicono che si tratta, n pi n meno, dell'ultimissimo grido! Tutto  stonato, volutamente... E bisogna aver letto Einstein per poterla capire, questa musica...
S, cara, dir a tutti che  anche troppo meravigliosa. Ma, rimanga tra noi, fa venire il mal di capo!
Possibile che in Inghilterra non riescano a inaugurare un teatro dell'opera con qualche lavoro di un compositore inglese
decente? Sempre queste scempiaggini russe! Cos si espresse un irascibile colonnello.
Giustissimo disse il suo compagno, strascicando la voce. Ma vedi, compositori inglesi non ce ne sono. Triste, eppur vero!
Assurdo! Non venire a raccontarlo a me. Non vogliono offrire loro alcuna possibilit, ecco come stanno le cose. Chi  questo tizio, questo Levinne? Un sudicio ebreo, uno straniero. Ecco chi !
L accanto un uomo, appoggiato alla parete e seminascosto da un tendaggio, si consent di sorridere. Era Sebastian Levinne, il proprietario del Teatro nazionale dell'opera, familiarmente noto con il titolo di Il Pi Grande Impresario Teatrale del Mondo.
Era un uomo grande e grosso, abbondantemente rivestito di ciccia. Aveva un volto giallognolo e impassibile, occhi piccoli e
neri e due orecchie enormi che gli sporgevano ai lati della testa e facevano la felicit dei caricaturisti.
Il fiume delle conversazioni continu a scorrergli accanto...
Decadente, morbosa... nevrotica... infantile...
Questi giudizi da parte di critici musicali.
Devastante... troppo divina... meravigliosa, mia cara...
Queste lodi da parte di due signore.
Non si tratta d'altro che di una rivista in grande stile. Effetti stupefacenti nella seconda parte, credo. Congegni. La prima parte che abbiamo visto, Pietra,  soltanto una sorta di introduzione. Dicono che il vecchio Levinne ci abbia perduto la testa n pi n meno. Non  mai esistito niente di simile. La musica  alquanto strana e misteriosa, vero? Un'idea bolscevica, credo. Orchestre dei rumori, non le chiamano cos?
Questi ultimi erano giovanotti, pi intelligenti delle due signore, meno prevenuti dei critici.
Non attaccher.  soltanto una bizzarria e nient'altro. Eppure, non saprei... questa roba cubista va di moda. Levinne 
scaltro.
Costoro erano della sua stessa razza. Sebastian Levinne sorrise.
Un campanello squill. La folla rientr e tutti ripresero i loro posti.
Vi fu un'attesa colma di mormorii e di risatine. Poi le luci si attenuarono e si spensero. Il direttore d'orchestra risal sul podio.
Dinanzi a lui v'erano gli orchestrali, sei volte pi numerosi che in qualsiasi orchestra del Covent Garden, e con strumenti
completamente diversi da quelli di un'orchestra normale. Strumenti strani, di metalli lucenti, simili a mostri deformi, e, in un angolo, un inconsueto luccichio di cristallo. La bacchetta del direttore d'orchestra era tesa a mezz'aria. Poi si abbass e immediatamente si ud un sommesso battere ritmico, come di magli su incudini - di quando in quando un colpo veniva a mancare... perduto... ma poi tornava indietro galleggiando nell'aria e riprendeva il proprio posto fuori tempo, scombussolando il ritmo degli altri.
Il sipario si alz.
In fondo a un palco di seconda fila, Sebastian Levinne, in piedi, seguiva lo spettacolo.
Non si trattava di un'opera nella comune accezione del termine.
Non narrava alcuna vicenda, non aveva protagonisti. Poteva, piuttosto, essere considerata un gigantesco balletto russo. Comprendeva effetti spettacolari, strani e magici effetti di luce: effetti escogitati da Levinne. Le sue riviste, per lungo tempo, erano state acclamate e considerate l'ultimo grido in fatto di pure sensazioni spettacolari. In questo spettacolo - pi artista che produttore - egli si era impegnato con tutta la sua immaginazione e la sua esperienza.
Il prologo del balletto aveva rappresentato l'et della pietra, l'infanzia dell'uomo.
Ora il nocciolo dell'opera era una suprema parata di meccanismi fantastici, quasi spaventosi. Centrali elettriche, dinamo,
ciminiere di fabbriche, gru, tutto questo si confondeva e fluiva.
E uomini - eserciti di uomini dalle facce cubiste di robot - sfilavano inquadrati.
La musica saliva in crescendo e turbinava: un profondo e sonoro clamore scaturiva dai nuovi strumenti metallici stranamente
foggiati. Una bizzarra nota, acuta e soave al contempo, dominava su ogni altro suono, simile al tintinnio di innumerevoli calici di cristallo...
V'era un episodio dei grattacieli - New York veduta capovolta, come da un aereo che volasse circolarmente nella prima luce
dell'alba. E lo strano ritmo disarmonico pulsava ancor pi insistentemente, con una monotonia sempre pi minacciosa. Continuava, durante altri episodi, verso il proprio momento culminante - l'assemblamento di una gigantesca struttura d'acciaio, si sarebbe detto -, migliaia di uomini dal volto d'acciaio fusi insieme a formare un gigantesco uomo collettivo...
Segu immediatamente l'epilogo. Non vi fu alcun intervallo, le luci non si accesero.
Soltanto una parte dell'orchestra si fece sentire. Quella che, con la nuova terminologia moderna, viene definita il cristallo. Note squillanti di chiarina.
Il sipario si dissolse in nebbia... la nebbia si dischiuse... L'improvviso, vivido bagliore dest l'istinto di farsi schermo agli occhi.
Ghiaccio... nient'altro che ghiaccio... grandi iceberg e ghiacciai... splendenti...
E, alla sommit di un immenso pinnacolo, una piccola sagoma, di spalle al pubblico, voltata verso l'insopportabile bagliore
che rappresentava il sorgere del sole... La ridicola, minuscola sagoma di un uomo...
Il bagliore si intensific - fino al biancore abbacinante del magnesio.
Le mani scattarono istintivamente agli occhi e si ud un grido di sofferenza.
Il cristallo vibrava, acuto e soave, poi si infranse ed esplose - esplose letteralmente - in frammenti tintinnanti.
Cal il sipario e le luci si accesero. Sebastian Levinne, con un volto impassibile, ascolt numerose congratulazioni e alcune stoccate.
Be', ci  riuscito, questa volta, Levinne. Niente mezze misure, eh?
Uno splendido spettacolo, vecchio mio. Il diavolo mi porti, per, se ho capito che cosa significa.
Il gigante, eh? Be',  vero, viviamo in un'era di macchinari, eccome.
Oh, signor Levinne,  indicibilmente spaventoso! Me lo sogner, quell'orrido gigante d'acciaio.
Le macchine sarebbero il gigante che divora, eh? Non  poi tanto lontano dal vero, Levinne. Vogliamo tornare alla natura.
Chi  Groen? Un russo?
Gi, chi  Groen? Chiunque sia,  un genio. I bolscevichi possono vantarsi di aver prodotto un compositore, finalmente.
Male, male, Levinne. E passato al bolscevismo. L'uomo collettivo. E anche la musica collettiva.
Be', Levinne, le auguro buona fortuna. Non posso dire di apprezzare i dannati miagolii che al giorno d'oggi chiamano musica,
ma lo spettacolo  bello.
Quasi per ultimo pass un vecchietto, lievemente curvo, con una spalla pi alta dell'altra. Disse, pronunciando le parole molto distintamente:
Mi offrirebbe qualcosa da bere, Sebastian?
Levinne annu. Il vecchietto era Carl Bowerman, il pi illustre fra i critici musicali inglesi. Si recarono insieme nel sancta sanctorum di Levinne.
Qui si accomodarono in poltrona e Levinne offr all'ospite un whisky con seltz. Poi lo scrut interrogativamente. Era ansioso
di conoscere il verdetto di quell'uomo.
Ebbene?
Bowerman non rispose per un minuto o due. Infine disse, lentamente: Io sono ormai vecchio. Vi sono cose che mi danno piacere... Ve ne sono altre, come la musica del giorno d'oggi, che non mi danno piacere. Ci nonostante, riconosco il genio quando mi imbatto in esso. Vi sono cento ciarlatani, cento demolitori della tradizione persuasi, facendo questo, di aver compiuto qualcosa di meraviglioso. E v' il centunesimo: un creatore, un uomo che entra audacemente nel futuro...
Si interruppe, poi continu:
S, riconosco il genio quando mi capita di incontrarlo. Pu anche non piacermi, ma lo riconosco. Groen, chiunque egli sia,
 geniale... La musica di domani...
Di nuovo si interruppe, e di nuovo Levinne non parl, ma aspett.
Non so se la sua iniziativa riuscir o fallir. Penso che riuscir. Ma questo soprattutto grazie alla sua personalit. Lei  capace di costringere il pubblico ad accettare quello che vuole venga accettato. Lei possiede il talento del successo. Ha creato un mistero intorno a Groen. E questo fa parte della sua campagna di stampa, presumo.
Scrut Sebastian con uno sguardo penetrante.
Non voglio immischiarmi nella sua campagna di stampa, ma mi dica una cosa... Groen  inglese, vero?
S. Come lo ha capito, Bowerman?
La nazionalit, nella musica,  inequivocabile. Questo Groen si  fatto le ossa nella scuola rivoluzionaria russa, s... ma... be', come ho detto, la nazionalit  inequivocabile. Vi sono stati pionieri prima di lui, persone che hanno tentato, sperimentalmente, le cose compiute da lui. Abbiamo avuto una nostra scuola inglese. Holst, Vaughan-Williams, Arnold Bax. In tutto il mondo i musicisti si sono avvicinati al nuovo ideale. L'assoluto nella musica. Quest'uomo  il diretto successore del ragazzo che perdette la vita in guerra, come si chiamava? Deyre... Vernon Deyre... Prometteva bene. Sospir. Mi domando, Levinne, quanto abbiamo perduto nella guerra.
 difficile dirlo, signore.
Non si sopporta di pensarvi. No, non lo si sopporta. Si mise in piedi. Ma non devo trattenerla. Lei ha un'infinit di cose da fare, lo so. Un sorriso lieve gli apparve sulla faccia. Il gigante! Lei e Groen dovete riderci su, immagino. Tutti danno per certo che il gigante  il Moloch delle macchine. Non capiscono che il vero gigante  quel pigmeo, l'uomo. L'iindividualista che resiste durante l'et della pietra e del ferro e che, sebbene le civilt si sgretolino e muoiano, lotta e si apre un varco attraverso una nuova era glaciale per emergere in un'altra civilt che neppure possiamo sognare...
Il sorriso di lui si accentu.
Man mano che invecchio mi convinco sempre pi che non esiste nulla di tanto patetico, ridicolo, assurdo, e di tanto assolutamente meraviglioso quanto l'uomo.
Si sofferm sulla soglia, una mano sulla maniglia della porta.
Vien fatto di domandarsi soggiunse che cosa abbia contribuito a creare un essere come il gigante. Che cosa lo produce? Che cosa lo alimenta? L'ereditariet foggia lo strumento. L'ambiente lo leviga e lo affila. Il sesso lo indebolisce. Ma v' qualcosa di pi. V' il suo cibo:
...
dell'uomo mortale il sangue io fiuto, sia egli vivo, oppure deceduto, ne maciner le ossa per farmi il pane.
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Un gigante crudele, il genio, Levinne! Un mostro che si nutre di carne e di sangue. Non so niente di Groen, eppure giurerei
che abbia nutrito il suo gigante con la propria carne e il proprio sangue e forse anche con la carne e il sangue di altre persone. Macinandone le ossa per ricavarne il pane da dare alla sua creatura. Io sono vecchio, Levinne. Ho le mie fantasticherie. Questa sera abbiamo visto la fine... Ora mi piacerebbe sapere quale  stato l'inizio.
Ereditariet... ambiente... sesso disse Levinne adagio.
Gi. Per l'appunto. Non che sperassi di saperlo da lei.
Crede che io sia... informato?
Sono certo che sa.
Segu un silenzio.
S disse Levinne, infine. So. Se potessi, le racconterei tutta la storia... Ma non posso. Vi sono motivi...
Poi ripet, adagio: Vi sono motivi....
 un peccato. Sarebbe stata interessante.
Me lo domando...
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LIBRO PRIMO.
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ABBOTS PUISSANTS.
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Capitolo 1.
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Esistevano soltanto tre persone importanti nel mondo di Vernon:
la Tata, Dio e il signor Green. V'erano, naturalmente,
le cameriere. Winnie, quella attuale, e prima di lei Jane e Annie
e Sarah e Gladys. Vernon riusciva a ricordare soltanto queste,
ma ve n'erano state molte di pi. Le cameriere addette alla stanza
dei bambini non rimanevano mai a lungo perch non riuscivano
ad andare d'accordo con la bambinaia. E non contavano
quasi nulla nel mondo di Vernon.
Esisteva anche una sorta di duplice divinit denominata mammina-paparino;
veniva menzionata da Vernon nelle sue preghiere
e inoltre era collegata allo scendere al pianterreno per il dessert.
Trattavasi di personaggi vaghi, piuttosto belli e meravigliosi - specie
mammina -, ma anch'essi non facevano parte del mondo reale,
del mondo di Vernon.
Le cose che facevano parte del mondo di Vernon erano davvero
molto reali. La moquette al piano della camera dei bambini,
per esempio. Era a strisce verdi e bianche, alquanto ruvida per le
ginocchia nude, e in un angolo vi si trovava un buco che Vernon
soleva allargare di nascosto facendovi scorrere le dita in tondo in
tondo. V'erano le pareti della camera dei bambini, con i giaggioli
color malva intrecciati insieme all'infinito dal basso in alto, formando
un disegno che a volte sembrava essere una fila di rombi e
a volte, se lo guardavi abbastanza a lungo, una fila di croci. Questo
sembrava a Vernon molto interessante e alquanto magico.
Contro una delle pareti si trovava un cavallo a dondolo, ma
Vernon lo cavalcava di rado. V'erano una locomotiva di vimini e
alcuni autocarri anch'essi di vimini con i quali giocava moltissimo.
V'era una bassa credenza piena di giocattoli pi o meno rotti.
Su una mensola si trovavano le cose pi divertenti, quelle con le
quali si giocava nelle giornate di pioggia o quando la bambinaia
era insolitamente di buon umore. La scatola dei colori figurava tra
gli oggetti sulla mensola, insieme ai pennelli di vero pelo di cammello
e a una pila di giornalini illustrati da ritagliare. In effetti,
tutte le cose che, secondo la bambinaia, erano quei pasticci che
non sopporto di vedermi intorno. In altre parole le cose migliori.
E, al centro di quel realistico universo che era la camera dei
bambini, dominando ogni cosa, campeggiava la bambinaia stessa.
Il Personaggio n 1 della Trinit di Vernon. Molto grande e
grossa, molto inamidata e frusciante. Onnisciente e onnipotente.
Non riuscivi mai a prevalere sulla bambinaia. Lei la sapeva
pi lunga di tutti i bimbetti, e lo diceva spesso. Aveva trascorso
tutta la sua esistenza badando ai bambini (e, tra parentesi, anche
alle bambine, ma queste ultime non interessavano a Vernon), e
tutti, dal primo all'ultimo, erano cresciuti in modo da farle onore,
anche se, a volte, la cosa non sembrava probabile. V'era un
qualcosa che incuteva timore nella bambinaia, ma che, al contempo,
riusciva a essere infinitamente consolante. Lei sapeva rispondere
a ogni interrogativo. Ad esempio, quando Vernon prospett
l'enigma dei rombi e delle croci sulla carta da parati.
Ah, be'! fece la bambinaia. Vi sono due modi di vedere
ogni cosa. Devi averlo sentito dire.
E siccome Vernon le aveva sentito dire press'a poco la stessa
cosa a Winnie, un giorno si ritenne soddisfatto. Quell'altra volta,
la bambinaia aveva soggiunto che ogni domanda presentava
sempre due aspetti e, da quel momento in poi, Vernon si era sempre
raffigurato una domanda come qualcosa di simile alla lettera
A con croci che si arrampicavano su per un suo lato e rombi
che scendevano lungo quello opposto.
Dopo la bambinaia veniva Dio. Dio era sempre molto reale
per Vernon, soprattutto perch figurava in misura cos massiccia
nella conversazione della bambinaia. La bambinaia sapeva
quasi tutto quello che tu facevi, ma Dio sapeva tutto, e Dio era,
se possibile, pi meticoloso della bambinaia. Dio era invisibile e
questo, pensava sempre Vernon, gli assicurava un vantaggio alquanto
sleale su di te, perch lui poteva vederti. A volte, quando
Vernon si trovava a letto, la notte, l'idea che Dio lo stesse guardando
attraverso le tenebre soleva fargli correre un brivido lungo
la spina dorsale.
Ma, complessivamente, Dio era un essere intangibile in confronto
alla bambinaia. Potevi dimenticarti di lui quasi sempre.
Fino a quando, cio, la bambinaia non lo tirava deliberatamente
in ballo nella conversazione.
Una volta Vernon tent la ribellione.
Senti, Tata, lo sai che cosa far quando sar morto?
La bambinaia, che stava lavorando a maglia una calza, disse:
Uno, due, tre, quattro, ecco, ho lasciato cadere un punto. No,
padroncino Vernon, non lo so di sicuro.
Andr in paradiso. S, andr in paradiso. E mi avviciner subito
a Dio. Andr a mettermi proprio di fronte a lui, e gli dir:
Sei un uomo orribile, e io ti odio!.
Silenzio. Era fatta. Lo aveva detto. Un'audacia incredibile, senza
precedenti! Che cosa sarebbe accaduto? Quale castigo spaventoso,
terrestre o celeste, sarebbe calato su di lui? Aspett, trattenendo
il respiro.
La bambinaia era riuscita a riprendere la maglia. Sbirci Vernon
al di sopra degli occhiali. Era serena... imperturbabile.
 improbabile osserv che l'Onnipotente badi a quello
che pensa un bimbetto cattivo. Winnie, dammi quelle forbici,
per piacere.
Vernon batt in ritirata mortificato. Niente da fare. Non si poteva
avere la meglio con la bambinaia. Avrebbe dovuto saperlo.
E poi c'era il signor Green. Il signor Green era come Dio, in
quanto non potevi vederlo, ma per Vernon rappresentava qualcosa
di molto reale. Vernon sapeva esattamente, ad esempio, qual
era l'aspetto del signor Green: statura media, corporatura robusta,
una lieve somiglianza con il droghiere del villaggio che cantava
- incerto baritono - nel coro, gote di un bel rosso vivido e
favoriti. Aveva gli occhi azzurri, di un azzurro molto luminoso.
La gran cosa del signor Green consisteva nel fatto che giocava,
che gli piaceva giocare. Qualsiasi gioco potesse venire in mente
a Vernon, si trattava proprio del gioco che al signor Green piaceva
fare. Ma v'erano anche altri punti a suo favore. Egli aveva, ad
esempio, cento figli. Pi altri tre. I cento, nell'immaginazione di
Vernon, rimanevano tutti uniti, una turba gioiosa che correva
lungo i viali fra i tassi, dietro a Vernon e al signor Green. Ma gli
altri tre erano diversi. Si chiamavano con i tre pi bei nomi che
Vernon conoscesse, Barboncino, Scoiattolo e Albero.
Vernon era forse un bimbetto solitario, ma non se ne accorgeva
mai. Perch, vedete, aveva il signor Green e Barboncino e
Scoiattolo e Albero con cui giocare.
Per molto tempo, Vernon non seppe con certezza dove si trovasse
la casa del signor Green. Poi gli accadde di pensare, del tutto
all'improvviso, che il signor Green dovesse certo abitare nella
foresta. La foresta aveva sempre affascinato Vernon. Un lato
del parco confinava con essa. V'era un alto steccato verde e Vernon
soleva strisciare lungo lo steccato sperando in uno spiraglio
che gli consentisse di vedere dall'altro lato. Si continuava a udire
bisbigli e sospiri e fruscii, come se gli alberi si stessero parlando
a vicenda. A met strada v'era una porta, ma, ahim, rimaneva
sempre chiusa a chiave, per cui Vernon non riusciva mai a
vedere come fosse realmente la foresta.
La bambinaia, naturalmente, non lo conduceva mai l. Era
come tutte le bambinaie e preferiva una passeggiata piacevole e
tranquilla lungo la strada, senza sporcarsi le scarpe con tutte quelle
brutte foglie umide. Cos, a Vernon non veniva mai consentito
di andare nella foresta; e questo faceva s che pensasse a essa
come non mai. Un giorno o l'altro vi sarebbe andato a prendere
il t dal signor Green. Barboncino, Scoiattolo e Albero avrebbero
dovuto mettersi un vestito nuovo per l'occasione.
La camera dei bambini stanc Vernon. Era troppo piccola. Lui
sapeva ormai tutto quello che v'era da sapere di essa. Il giardino
era diverso; si trattava di un giardino davvero entusiasmante. Vi
si trovavano tanti di quei posticini diversi. I lunghi vialetti tra
le siepi di tasso potate, con gli uccelli ornamentali, la vasca con
i grossi pesci rossi, il frutteto cintato da un muro, il tratto abbandonato,
con i fiori di mandorlo in primavera, e il boschetto di
betulle argentee sotto le quali crescevano le campanule; ma, pi
bello d'ogni altro, il tratto recintato, dove si trovavano le rovine
dell'antica abbazia. Quello era il posto in cui a Vernon sarebbe
piaciuto sfrenarsi, arrampicarsi ed esplorare. Ma non vi riusciva
mai. Nel resto del giardino faceva quasi tutto quello che gli
piaceva. Winnie veniva sempre mandata con lui, ma siccome,
in seguito a coincidenze davvero strane, sembravano imbattersi
sistematicamente nell'aiutogiardiniere, Vernon poteva dedicarsi
ai suoi giochi senza essere ostacolato da un'eccessiva sorveglianza
da parte di lei.
A poco a poco, il mondo di Vernon si ampli. La stella doppia,
mammina-papi, si separ, tramutandosi in due singole persone.
Papi rimase nebuloso, mentre mammina divenne un vero e proprio
personaggio. Lei veniva spesso a fargli visitine nella camera
dei bambini per giocare con il mio tesoruccio. Vernon sopportava
quelle visite con gravit e cortesia, sebbene di solito lo costringessero
a rinunciare al gioco al quale si stava dedicando e a
gradirne un altro che, a parer suo, non era altrettanto divertente.
A volte accompagnavano la mamma signore venute a trovarla,
e allora lei stringeva a s forte forte Vernon (cosa che lui non
poteva soffrire) ed esclamava:
E talmente meraviglioso essere mamma! Non sono mai riuscita
ad abituarmici. Avere un tesoruccio di bambino tutto mio!
Molto rosso in viso, Vernon si districava da quell'abbraccio.
Perch lui non era affatto un bambino. Aveva tre anni, ormai.
Un giorno, mentre si guardava intorno nella stanza, subito
dopo una scenetta come quella descritta sopra, scorse suo padre
che, in piedi accanto alla porta, lo osservava con occhi sardonici.
I loro sguardi si incrociarono. Una sorta di messaggio parve
passare tra l'uno e l'altro... comprensione... una sensazione di affinit
di carattere.
Le amiche di sua madre stavano conversando.
 un vero peccato, Myra, che non somigli a te. I tuoi capelli
sarebbero stati meravigliosi su un bambino.
Ma Vernon venne pervaso da un'improvvisa sensazione d'orgoglio.
Somigliava a suo padre.
Vernon ricordava sempre il giorno in cui era venuta a pranzo la
signora americana. Tanto per cominciare, a causa delle spiegazioni
della bambinaia sull'America che, come Vernon si rese conto
in seguito, lei confondeva con l'Australia.
Discese al momento del dessert in preda a uno stato d'animo
di timore reverenziale. Se quella signora si fosse trovata a casa
sua, nel proprio paese, avrebbe camminato capovolta, a testa in
gi. La cosa era pi che sufficiente per indurlo a guardare l'ospite
con gli occhi spalancati. E poi, oltretutto, risult che la signora
si serviva delle parole pi bizzarre per dire le cose pi semplici.
Ma  carinissimo! Guarda, dolcezza mia, ho qui una scatola
di caramelle per te. Non vuoi venire a prenderla?
Vernon si avvicin guardingo e accett il dono. La signora,
evidentemente, non sapeva quel che diceva. Non si trattava di
caramelle, ma di buon croccante di Edimburgo.
Si trovavano l anche due signori, uno dei quali era il marito
dell'americana. Quest'ultimo disse:
Sai riconoscerla una mezza corona, bambino mio, quando
la vedi?
E, subito dopo, risult che la mezza corona era sua e poteva tenersela.
Una giornata meravigliosa, tutto sommato.
Vernon non aveva mai pensato molto alla propria casa. Sapeva
che era pi grande della canonica, dove andava a volte a
prendere il t; ma giocava di rado con altri bambini e ancor pi
di rado si recava a casa loro. E pertanto, quel giorno, la vastit
della dimora fu per lui una sorpresa che lo meravigli. Gli ospiti
vennero accompagnati dappertutto nella casa e la voce della signora
americana continu a levarsi senza posa.
Santo cielo, ma  davvero stupenda! Avevate mai visto qualcosa
di simile? Cinquecento anni, dice? Frank, hai sentito? Enrico
Ottavo... non  come seguire un corso di storia inglese? E l'abbazia  ancora pi antica, dice?
Andarono dappertutto, percorsero la lunga galleria dei ritratti,
dove facce simili a quella di Vernon, con gli occhi scuri ravvicinati
e la testa stretta, ti guardavano, dalle tele dipinte, con arroganza
o con fredda sopportazione. V'erano anche mansuete dame, con
gorgiere o con fili di perle che passavano tra i capelli - le donne
dei Deyre avevano sempre fatto del loro meglio per essere mansuete,
sposate com'erano con sfrenati lord che non conoscevano
n la paura, n la compassione -, e sembravano guardare con
apprezzamento Myra Deyre, l'ultima delle consorti, mentre passava
sotto di loro. Dalla galleria dei ritratti si portarono nel salone
quadrato e di l nella camera del prelato.
Vernon era gi stato condotto via da un pezzo dalla bambinaia.
Gli ospiti lo ritrovarono nel giardino, intento a dar da mangiare
ai pesci rossi. Suo padre era rientrato in casa per prendere
le chiavi delle rovine dell'abbazia. Nemmeno la mamma si trovava
l e gli ospiti erano soli.
Santo cielo, Frank, disse la signora americana non  anche
troppo meraviglioso? Tutti questi anni! Una dimora tramandata
di padre in figlio. Romantica, ecco come definisco io la situazione,
pi romantica di ogni altra cosa immaginabile! Tutti
questi anni. Pensa un po'! Come  possibile?
Quello fu il momento in cui l'altro gentiluomo parl. Non era
un gran parlatore e, fino a quel momento, Vernon non lo aveva
mai sentito pronunciare una parola. Ma a questo punto dischiuse
le labbra e ne pronunci una: una parola talmente incantevole,
talmente misteriosa, talmente deliziosa che Vernon non doveva
dimenticarla mai pi.
Vistosit disse l'altro gentiluomo.
Ma, prima che Vernon potesse domandargli (com'era nelle
sue intenzioni) che cosa significasse la parola meravigliosa, accadde
qualcos'altro.
Sua madre usc dalla dimora. V'era il tramonto alle sue spalle:
un tramonto che sembrava dipinto di ori e rossi accesi. Contro
questo sfondo Vernon vide sua madre; la vide sul serio per la
prima volta: una donna magnifica, dalla carnagione bianca e dai
capelli rosso dorati, una creatura che ricordava le illustrazioni del
suo libro di fiabe. La vide all'improvviso come un qualcosa di meraviglioso
e di splendido.
Non avrebbe mai pi dimenticato quello strano momento. Lei
era sua madre, una creatura bellissima, e lui l'amava. Un qualcosa
lo fer dentro, come un dolore, solo che non si trattava proprio
di un dolore. E aveva, dentro il capo, uno strano suono rimbombante,
un suono tonante che termin con una nota acuta e dolce,
come il verso di un uccello. Fu un momento davvero meraviglioso.
E del momento faceva parte anche quella magica parola, vistosit.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
Winnie, la cameriera, se ne andava. Tutto era accaduto all'improvviso.
Gli altri della servit che bisbigliavano insieme.
Winnie in lacrime. Winnie che piangeva a non finire. La bambinaia
le aveva fatto quello che lei chiamava una ramanzina, dopodich
Winnie si era pi che mai sciolta in lacrime. V'era un qualcosa
di terribile nella bambinaia, lei sembrava ancor pi grossa
del solito e faceva schioccare la voce pi del consueto. Winnie,
Vernon lo sapeva, se ne andava a causa del babbo. E il bambino
accettava tale circostanza senza esserne particolarmente interessato
o incuriosito. Le cameriere se ne andavano, a volte, a causa del babbo.
La mamma si era chiusa a chiave in camera sua. Anche lei stava
piangendo. Vernon poteva udirla singhiozzare attraverso la porta.
Non lo aveva mandato a chiamare e a lui non era venuto in
mente di andare a consolarla; anzi, aveva provato una vaga sensazione
di sollievo. Odiava i piagnistei, i singhiozzi, i lunghi respiri
attraverso il naso, e per giunta succedeva sempre vicino a lei. Le
persone che piangono invariabilmente ti abbracciano. Vernon
odiava quel genere di suoni cos vicino all'orecchio. Non esisteva
niente al mondo che odiasse pi dei singhiozzi e dei pianti.
Gli facevano arricciare la pelle dappertutto come una foglia secca.
Questo era il bello del signor Green. Lui non emetteva mai
suoni fastidiosi.
Winnie stava facendo le valigie. La bambinaia si trovava con
lei: una bambinaia meno terrificante, adesso: una bambinaia
quasi umana.
Bene, che questo ti serva di lezione, ragazza mia disse la bambinaia.
Niente tresche nella famiglia che ti assumer.
Winnie piagnucol qualcosa dicendo che non aveva fatto nulla
di grave.
E niente di pi faresti, voglio sperare, se ti sorvegliassi io dichiar
la bambinaia. Molto dipende, direi, dall'avere i capelli
rossi. Le ragazze dai capelli rossi sono sempre frivole, cos soleva
dire la mia povera mamma. Non sto affermando che tu sia una
poco di buono. Ma quello che hai fatto  sconveniente. Sconveniente...
non voglio dire di pi.
E, come Vernon aveva gi avuto modo di notare altre volte,
dopo aver pronunciato questa particolare frase, continu, dicendo
molto di pi. Ma lui non le diede ascolto perch stava riflettendo
sulla parola sconveniente. Conveniente, lo sapeva, era
qualcosa che costava poco. Ma che c'entrava questo?
Che cosa significa sconveniente, Tata? domand qualche
ora dopo, quel giorno.
La bambinaia, con la bocca piena di spilli, poich stava tagliando
un vestitino di lino per Vernon, rispose:
Indecoroso.
Che cosa vuol dire indecoroso?
I bimbetti fanno sempre domande stupide disse la bambinaia,
con la scaltrezza di una lunga carriera professionale alle spalle.
Quel pomeriggio, il padre di Vernon entr nella camera dei bambini.
Aveva una strana aria furtiva, come se fosse triste e al contempo
spavaldo. Trasal appena sotto lo sguardo fisso, interlocutore,
di Vernon.
Ciao, Vernon.
Ciao, babbo.
Parto per Londra. Arrivederci, vecchio mio.
Vai a Londra perch hai baciato Winnie? domand Vernon
curioso.
Suo padre pronunci una di quelle parole che Vernon sapeva
di non dover udire - e tanto meno ripetere. Si trattava, lo sapeva,
di una parola della quale si servono i gentiluomini, ma non
i bimbetti. Il divieto in questione esercitava un fascino tale che
Vernon aveva preso l'abitudine di addormentarsi ripetendo tra
s e s quella parola insieme a un'altra parola proibita. Quest'altra
era la parola corsetti.
Chi diavolo te lo ha detto?
Non me lo ha detto nessuno rispose Vernon, dopo aver riflettuto
un momento.
Allora come lo hai saputo?
Dunque l'hai baciata? domand Vernon.
Suo padre attravers la stanza senza rispondere.
Winnie a volte mi bacia osserv Vernon. Ma non mi 
mai piaciuto un granch. Devo baciarla anch'io. Il giardiniere la
bacia moltissimo. Sembra che gli piaccia. Secondo me, baciarsi
 una cosa stupida. Se fossi grande mi piacerebbe di pi baciare
Winnie, babbo?
S rispose lui, con decisione. Credo che ti piacerebbe. I figli
maschi, sai, a volte crescendo somigliano molto ai loro padri.
Mi piacerebbe diventare come te disse Vernon. Sei un
bravissimo cavallerizzo. Lo ha detto Sam. Ha detto che non ti
uguaglia nessuno in tutta la contea e che non  mai esistito un
miglior giudice di cavalli. Vernon pronunci rapidamente le
ultime parole: Preferirei somigliare a te invece che a mammina.
Mammina fa venire il mal di schiena ai cavalli, lo ha detto
Sam.
Segu un nuovo silenzio.
Mammina ha mal di capo e si  coricata continu Vernon.
Lo so.
Sei passato a salutarla?
No.
Passerai da lei? Perch dovrai sbrigarti. Il calesse sta arrivando
adesso.
Credo che non ne avr il tempo.
Vernon annu con un'aria assennata.
Credo che sarebbe una buona idea. Non mi piace dover baciare
la gente quando piange. E, in ogni modo, non mi garba che
mammina mi baci troppo. Stringe troppo forte e parla all'orecchio.
Credo che quasi quasi preferirei baciare Winnie. Tu quale
preferiresti, babbo?
Rimase sconcertato vedendo suo padre uscire bruscamente dalla
stanza. La bambinaia era entrata un momento prima. Si scost
rispettosa per lasciar passare il padrone e Vernon pens che
forse era riuscita a far sentire a disagio suo padre.
Katie, l'aiutocameriera, venne ad apparecchiare per il t. Vernon
fece costruzioni con i cubetti, in un angolo. La consueta,
serena atmosfera della camera dei bambini torn a chiuderglisi
intorno.
Vi fu un'improvvisa interruzione. Sua madre si profil sulla soglia.
Aveva gli occhi gonfi a furia di piangere. Se li asciug con
un fazzoletto. Poi rimase l, teatralmente infelice.
Se n' andato esclam. Senza dirmi una parola. Senza una
parola. Oh, bambino mio. Piccolo mio.
Si fece avanti rapidamente e prese Vernon tra le braccia. La
torre, per lo meno di un piano pi alta di ogni altra che lui avesse
mai costruito, croll in rovina. La voce di sua madre, acuta e
disperata, gli trapan l'orecchio.
Bambino mio, piccolo mio, giura che non mi abbandonerai
mai. Giuralo... giuralo...
La bambinaia and verso di loro.
Suvvia, signora, suvvia, non faccia cos, signora. Farebbe
meglio a tornare a letto. Edith le porter una buona tazza di t
bollente.
Il tono di lei era autoritario, severo.
La mamma continu a singhiozzare e a stringerlo sempre pi
forte. Vernon cominci a irrigidirsi in tutto il corpo, resistendole.
Sarebbe riuscito a sopportare ancora per poco... ancora per pochissimo.
E avrebbe fatto qualsiasi cosa mammina volesse, purch
lo lasciasse andare.
Devi compensarmi, Vernon, compensarmi per le sofferenze
che mi ha causato tuo padre. Oh, Dio mio, che cosa far?
In qualche punto, nel fondo della mente, Vernon divenne
consapevole del fatto che Katie, silenziosa ed estatica, si stava
godendo la scena.
Suvvia, signora disse la bambinaia. Non far altro che turbare
il bambino.
Il tono autoritario nella sua voce era talmente accentuato,
questa volta, che la madre di Vernon cedette. Appoggiandosi
debolmente al braccio della bambinaia, si lasci condurre fuori
della stanza.
La bambinaia torn pochi minuti dopo, molto rossa in viso.
Mamma mia! esclam Katie. Come se l' presa! Isterismi
veri e propri.  cos che li chiamano! Be',  stato un bel fatto!
Lei non pensa che possa nuocere a se stessa? Tutte quelle vasche
pericolose, in giardino... Il padrone  un bel tipo. Non che non
debba sopportare parecchio da lei. Tra scenate e bizze...
Basta cos, ragazza mia disse la bambinaia. Puoi tornare al
tuo lavoro. Mi risulta che nella dimora di un gentiluomo le aiutocameriere
non abbiano mai commentato un episodio come
questo con le loro superiori. Tua madre avrebbe dovuto educarti
meglio.
Alzando di scatto il mento in aria, Katie se ne and. La bambinaia
gir intorno al tavolo della camera dei bambini, spostando
tazze e piattini con gesti involontariamente bruschi. Muoveva
le labbra, borbottando tra s e s.
Ficcare certe idee nella testa di un bambino. Non lo sopporto...
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Arriv una nuova cameriera, una ragazza magra, pallida, dagli
occhi sporgenti. Si chiamava Isabel, ma veniva chiamata
Susan, questo nome essendo ritenuto pi opportuno. La cosa
lasci molto interdetto Vernon e il bambino chiese una spiegazione alla bambinaia.
Vi sono nomi che si addicono ai signori, padroncino Vernon,
e nomi che si addicono alla servit. Tutto qui.
Ma allora perch il suo vero nome  Isabel?
Vi sono persone che, quando danno un nome ai loro figli, vogliono
scimmiottare chi sta pi in alto di loro.
Il verbo scimmiottare confuse le idee nella mente di Vernon.
Scimmiottare... scimmie. La gente battezzava forse i propri figli nel giardino zoologico?
Credevo che i bambini venissero battezzati in chiesa.
Infatti  cos, padroncino Vernon.
Che confusione! Perch tutto era cos confuso? Perch le cose
sembravano pi confuse di quanto lo fossero state prima? Perch
qualcuno ti diceva una cosa e qualcun altro qualcosa di completamente diverso?
Tata, come nascono i bambini?
Questo me lo hai gi domandato, padroncino Vernon. Li portano gli angioletti durante la notte, passando dalla finestra.
Quell'am-am-am...
Non balbettare, padroncino Vernon.
Quella signora americana che  venuta... ha detto che sono
stato trovato sotto un arbusto di uvaspina.
In questo modo nascono i bambini americani disse la bambinaia,
placidamente.
Vernon emise un sospiro di sollievo. Ma sicuro! Vi fu in lui uno
slancio di gratitudine nei confronti della bambinaia. Lei sapeva
sempre tutto. Riusciva sempre a stabilizzare di nuovo l'universo
vacillante. E non rideva mai. Sua madre invece rideva. L'aveva
udita dire ad altre signore: Mi fa le domande pi bizzarre. Sentite
questa... Non sono buffi e adorabili i bambini?.
Ma a Vernon non sembrava affatto di essere buffo e adorabile.
Voleva soltanto sapere. Bisognava sapere. Faceva parte della
crescita. Una volta cresciuto e diventato grande sapevi tutto e
avevi sterline d'oro nel borsellino.
Il mondo continuava ad ampliarsi.
V'erano, ad esempio, gli zii e le zie.
Zio Sydney era il fratello di mammina. Basso di statura e tarchiato,
aveva una faccia piuttosto rossa. Era solito canticchiare
motivetti e far tintinnare monetine nella tasca dei calzoni. Gli
piaceva scherzare, ma non sempre Vernon trovava divertenti le sue facezie.
Supponiamo diceva zio Sydney che mi mettessi il tuo cappello.
Eh? Che cosa sembrerei, secondo te?
Curiose, le domande che ponevano le persone adulte! Curiose,
ma anche imbarazzanti perch, se esisteva un insegnamento che
la bambinaia continuava a inculcare a Vernon, era che i bimbetti
non dovevano mai fare osservazioni di carattere personale.
Su, sentiamo diceva lo zio Sydney, insistente. Che cosa
sembrerei? Ecco... E afferrava il cappellino di lino in questione
e se lo piazzava in precario equilibrio sul cocuzzolo della testa.
Che cosa sembro... eh?
Be', se proprio si deve rispondere, si risponde. Vernon disse,
compito, con una lieve nota di stanchezza nella voce:
Secondo me hai un aspetto piuttosto stupido.
Questo tuo bambino non ha alcun senso dell'umorismo, Myra
disse lo zio Sydney alla mamma. Proprio nessun senso dell'umorismo.
Che peccato.
Zia Nina, la sorella del babbo, era completamente diversa.
Aveva un buon odore, come il giardino nelle giornate estive, e
parlava con una voce sommessa che piaceva a Vernon. Possedeva
anche altre virt: non ti baciava quando non ti andava di essere
baciato, e non voleva a tutti i costi scherzare. Per non si faceva
vedere molto spesso a Abbots Puissants.
Doveva essere, pensava Vernon, molto coraggiosa, perch era stata
lei la prima a fargli capire che si poteva padroneggiare la Bestia.
La Bestia dimorava nel salotto grande. Aveva quattro gambe
e un corpo lucido e marrone. E possedeva una lunga fila di quelli
che Vernon, quando era molto piccolo, aveva creduto fossero
denti. Grossi denti gialli e luccicanti. Sin dai suoi primissimi ricordi,
Vernon era stato affascinato e terrorizzato dalla Bestia. Infatti,
se irritavi la Bestia, essa emetteva strani suoni, un ringhio iroso
oppure un gemito stridulo e furente - e, in qualche modo, quei
suoni ti facevano pi male di quanto potesse farti male qualsiasi
cosa al mondo, ti tormentavano dentro, nel profondo di te. Ti facevano
rabbrividire, ti sconvolgevano, facevano s che ti bruciassero
gli occhi; eppure, per qualche strano incantesimo, non riuscivi
ad allontanarti.
Quando Vernon si faceva leggere fiabe che parlavano di draghi,
immaginava sempre questi ultimi simili alla Bestia. E i giochi pi
divertenti con il signor Green erano quelli nei quali uccidevano
la Bestia. Vernon le affondava una spada nel corpo lucente e
marrone, mentre i cento bambini facevano baldoria e gridavano.
Adesso che era pi grande... la sapeva pi lunga, naturalmente.
Sapeva che il nome della Bestia era Pianoforte a coda e che,
quando le aggredivi volutamente i denti, questo si chiamava
suonare il piano! Una cosa che le signore facevano dopo cena
per i gentiluomini. Ma, nel profondo di se stesso, Vernon continuava
ad aver paura e sognava a volte di essere inseguito dalla
Bestia su per le scale che conducevano alla camera dei bambini; dopodich si destava urlando.
Nei sogni di Vernon la Bestia dimorava nella foresta ed era
selvaggia e feroce ed emetteva suoni troppo terribili per poter essere sopportati.
Mammina, a volte, suonava il piano, e questo Vernon riusciva
a malapena a sopportarlo. La Bestia, lo sentiva, non veniva
realmente destata da quanto lei le stava facendo. Ma il giorno in
cui fu zia Nina a suonare, tutto parve diverso.
Vernon si stava dedicando a uno dei suoi giochi immaginari
in un angolo. Lui e Scoiattolo e Barboncino facevano un picnic
e mangiavano aragosta e cioccolatini.
Zia Nina non si era nemmeno accorta che il bambino si trovasse
nella stanza. Si era messa a sedere sullo sgabello del pianoforte
e aveva cominciato a suonare pigramente.
Affascinato, Vernon si fece, adagio, sempre e sempre pi vicino.
Nina infine alz gli occhi e lo vide intento a fissarla, le gote
striate di lacrime mentre irreprimibili singhiozzi gli scuotevano
tutto il piccolo corpo. Si interruppe.
Che cosa c', Vernon?
Lo odio singhiozz Vernon. Lo odio. Lo odio. Mi fa dolere
qui. E si premette le mani sullo stomaco.
Myra entr nel salotto proprio in quel momento. Rise.
Non  strano? Questo bambino odia, n pi n meno, la musica.
 davvero stranissimo.
Perch non se ne va, se la odia? domand Nina.
Non posso singhiozz Vernon.
Non  ridicolo? disse Myra.
A me sembra piuttosto interessante.
Quasi tutti i bambini vogliono strimpellare sul pianoforte. L'altro
giorno ho cercato di insegnare a Vernon Bastoncini d'avorio,
ma non si  divertito affatto.
Nina continuava a fissare pensierosa il suo nipotino.
Stento a credere che mio figlio possa non amare la musica
disse Myra, in tono afflitto. Suonavo pezzi molto difficili
quando avevo appena otto anni.
Oh, be'! comment Nina. Vi sono modi diversi di amare la musica.
Un'asserzione, pens Myra, tipica delle sciocchezze che gli
appartenenti alla famiglia Deyre solevano dire. O si amava la
musica e si suonavano pezzi difficili, oppure non la si amava.
Vernon, ovviamente, non l'amava.
La madre della bambinaia era malata. Strana catastrofe, senza
precedenti nella camera dei bambini. La bambinaia, molto rossa
e torva in viso, stava facendo le valigie aiutata da Susan-Isabel.
Vernon, turbato, comprensivo, ma soprattutto interessato, rimaneva
in piedi l accanto e, essendo interessato, poneva domande.
 molto vecchia tua madre, Tata? Ha cento anni?
Macch, padroncino Vernon. Cento anni, figuriamoci!
Credi che morir? continu Vernon, anelando a essere gentile
e comprensivo.
La madre della cuoca si era ammalata ed era morta. La bambinaia
non rispose. Disse invece, in tono aspro: Togli i sacchetti delle
scarpe dall'ultimo cassetto, Susan. Suvvia, sbrigati, ragazza mia!.
Tata, tua madre sar...?
Non ho il tempo di rispondere alle domande, padroncino Vernon.
Vernon sedette su un angolo dell'ottomana rivestita di chintz e si
dedic alle riflessioni. La bambinaia aveva detto che sua madre non
era una donna di cento anni, tuttavia doveva essere vecchissima. Lui
aveva sempre considerato tremendamente vecchia la stessa bambinaia.
Il solo pensare che potesse esistere una creatura pi anziana e pi
saggia della bambinaia faceva vacillare la mente, n pi n meno. In
uno strano modo, riportava la bambinaia alle dimensioni di un mero
essere umano. Lei non era pi una creatura inferiore a Dio stesso.
L'universo cambiava, i valori si modificavano. La Tata, Dio e
il signor Green... indietreggiavano tutti e tre, divenivano pi vaghi
e pi offuscati. Mammina, il babbo, persino zia Nina... sembravano
contare di pi. Specie mammina. Mammina era come
le principesse dai lunghi e splendidi capelli d'oro. A lui sarebbe
piaciuto battersi contro un drago, per mammina... un drago marrone
e lucente come la Bestia.
Com'era la parola... la parola magica? Vistosit... s, era questa...
vistosit. Una parola incantevole! La principessa vistosit! Una
parola da ripetere tra s e s, sommessamente e di nascosto, la
notte, come le parole maledizione e corsetti.
Per la mamma non doveva mai, mai, mai udirla: perch lui
sapeva anche troppo bene che si sarebbe messa a ridere... Rideva
sempre, la mamma, il genere di risatina che ti faceva raggrinzire
dentro, che ti faceva venir voglia di contorcerti. E diceva cose...
diceva sempre cose, proprio il genere di cose che odiavi: Non
sono ridicoli i bambini?.
E Vernon sapeva di non essere ridicolo. Non gli piacevano le
cose buffe. Lo aveva detto lo zio Sydney. Se soltanto mammina
non avesse...
Seduto sul chintz scivoloso, si accigli, perplesso. All'improvviso,
intravvide confusamente due mammine. L'una era la principessa,
la bellissima mammina che sognava e che si accomunava
nei suoi sogni ai tramonti e alla magia e all'uccisione dei draghi...
e l'altra... quella che rideva e diceva non sono ridicoli i bambini?.
Solo che, naturalmente, si trattava della stessa persona...
Si agit, sospir. La bambinaia, accesa in viso a causa della
fatica fatta per chiudere il baule, si volt, affabile, verso di lui.
Che cosa c', padroncino Vernon?
Niente rispose Vernon.
Bisognava sempre dire niente. Non si poteva mai sapere.
Perch, se parlavi, nessuno capiva mai quello che volevi dire...
Durante il regno di Susan--Isabel, la camera dei bambini fu completamente
diversa. Potevi essere, e lo eri molto frequentemente, cattivo.
Susan ti diceva di non fare certe cose e tu le facevi lo stesso!
Susan minacciava: Lo dir a tua madre, ma non glielo diceva mai.
Susan a tutta prima si era goduta la posizione e l'autorit che
le spettavano durante l'assenza della bambinaia. A dire il vero, se
non fosse stato per Vernon, avrebbe continuato a godersele. Era
solita scambiare confidenze con Katie, l'aiutocameriera.
Non lo so che cosa gli abbia preso, questo  certo. A volte si
comporta come un piccolo demonio. E dire che era cos buono
e cos compito con la signora Pascal.
Al che Katie rispose:
Ah! Quella s che  un bel tipo! Ti tratta come una pezza da
piedi, eh?
Dopodich le due ragazze bisbigliarono e ridacchiarono.
Chi  la signora Pascal? domand Vernon un giorno.
Ah, questa, poi, padroncino Vernon! Non sai come si chiama
la tua bambinaia?
Sicch la bambinaia era la signora Pascal. Un'altra sorpresa
spiacevole. Era sempre stata per lui semplicemente la bambinaia.
Era un po' come se ti avessero detto che Dio si chiamava signor
Robinson.
Signora Pascal! La bambinaia! Quanto pi ci pensava, tanto pi
la cosa gli sembrava straordinaria. Signora Pascal... proprio come
mammina era la signora Deyre e il babbo il signor Deyre. Strano a
dirsi, Vernon non aveva mai pensato alla possibilit dell'esistenza
di una signora Pascal. (Non che non potesse esistere una persona
simile. Quel signora era un tacito riconoscimento della posizione
e dell'autorit della bambinaia.) La bambinaia campeggiava
sola, con la stessa magnificenza del signor Green, che, nonostante
i cento figli (e Barboncino, Scoiattolo e Albero), non veniva mai
immaginato da Vernon con una signora Green al fianco!
La mente inquisitiva di Vernon segu un'altra direzione. Susan,
ti piace essere chiamata Susan? Non ti piacerebbe di pi se
ti chiamassero Isabel?
Susan (o Isabel) ridacchi, come al solito.
Non ha importanza quello che piace a me, padroncino Vernon.
Perch?
Le persone devono fare quello che gli viene detto, a questo
mondo.
Vernon tacque. L'aveva pensata nello stesso modo fino a pochi
giorni prima. Ma stava cominciando a rendersi conto che non
era vero. Uno non deve fare quello che gli dicono. Tutto dipende
da chi glielo dice.
Non era una questione di punizioni. Lui veniva continuamente
fatto sedere su determinate sedie, lasciato in piedi in un angolo
e privato dei dolciumi da Susan. Alla bambinaia, invece,
bastava guardarlo con severit attraverso gli occhiali, con una
certa espressione sul viso, perch l'immediata capitolazione fosse
fuori discussione.
Susan non possedeva alcunch di autoritario nella propria indole,
e Vernon lo sapeva. Aveva scoperto il fremito elettrizzante
della disubbidienza riuscita. Inoltre, gli piaceva tormentare Susan.
Quanto pi la ragazza si crucciava e diventava agitata e infelice,
tanto pi Vernon ci provava gusto. Si trovava ancora - come si
addiceva ai suoi pochi anni - nell'et della pietra. E gustava appieno
il piacere della crudelt.
Susan aveva preso l'abitudine di consentire a Vernon di andare
a giocare da solo nel giardino. Essendo una ragazza bruttina,
non aveva i motivi di Winnie per apprezzare l'aria aperta. E
del resto, che cosa sarebbe potuto accadere di male al bimbetto?
Non ti avvicinerai ai laghetti, vero, padroncino Vernon?
No rispose Vernon, e all'istante, nella sua mente, scatur
l'intenzione di fare proprio questo.
Giocherai con il cerchio, da bravo bambino?
S.
Nella camera dei bambini dilagarono il silenzio e la tranquillit.
Susan emise un sospiro di sollievo. Tolse da un cassetto un
libro in brochure intitolato Il duca e la lattaia.
Battendo il bastone sul cerchio, Vernon fece il giro del frutteto
delimitato da un muro. Il cerchio si sottrasse al suo controllo
e fin a balzi su un piccolo tratto di terreno che in quel momento
stava ricevendo le cure meticolose di Hopkins, il capogiardiniere.
Hopkins, con fermezza e autorevolezza, ordin a Vernon
di allontanarsi, e lui se ne and. Rispettava Hopkins.
Abbandonato il cerchio, il bambino si arrampic su un albero
o due. O meglio, raggiunse l'altezza di forse un metro e ottanta
dal livello del suolo, adottando tutte le debite precauzioni. Poi,
stancatosi di quello sport pericoloso, si mise a cavalcioni su un
ramo e riflett su quello che avrebbe potuto fare dopo.
Tutto sommato, pens ai laghetti. Siccome Susan glieli aveva
proibiti, esercitavano su di lui un fascino considerevole. S,
sarebbe andato ai laghetti. Si drizz, accingendosi a scendere, e
in quel momento gli venne in mente un'altra idea, suggerita da
una vista inconsueta.
La porta che dava sulla foresta era aperta!
Una cosa simile non si era mai verificata nell'esperienza di Vernon.
Pi e pi volte egli aveva furtivamente provato ad aprire
quella porta. Ma l'aveva trovata sempre chiusa a chiave.
Si avvicin con cautela. La foresta! Distava appena pochi
passi al di l della porta. Avresti potuto tuffarti subito nelle
sue verdi e fresche profondit. Il cuore di Vernon prese a battere
pi in fretta.
Aveva sempre desiderato addentrarsi nella foresta. Ed ecco ora
la sua grande occasione. Quando la bambinaia fosse tornata, una
cosa simile sarebbe stata esclusa.
Eppure esit ancora. Non era un qualsiasi timore di disubbidire
a trattenerlo. A rigor di termini, non gli avevano mai proibito
di recarsi nella foresta. E la sua scaltrezza infantile era gi preparata
ad accampare questo pretesto.
No, si trattava di qualcos'altro. La paura dell'ignoto... di quelle
scure e fronzute profondit. Reminescenze ancestrali lo trattenevano...
Voleva andare, e al contempo non voleva. Potevano esservi
cose, laggi, cose come la Bestia. Cose che si avvicinavano alle
tue spalle, e ti inseguivano urlando...
Inquieto, spost il proprio peso da un piede all'altro.
Ma le cose non ti inseguivano in pieno giorno. E nella foresta
abitava il signor Green. Non che il signor Green continuasse a
essere reale come soleva esserlo prima. Eppure, sarebbe stato alquanto
divertente esplorare e trovare un posto dove poter fingere
che abitasse il signor Green. Barboncino, Scoiattolo e Albero
avrebbero avuto ognuno una propria casa... una piccola casa
coperta di foglie.
Su, vieni, Barboncino disse Vernon a un compagno invisibile.
Hai portato l'arco e la freccia? Bravo. Troveremo Scoiattolo
nella foresta.
E usc, baldanzoso. Accanto a lui, visibilissimo nella sua immaginazione,
v'era Barboncino, vestito come Robinson Crusoe
nel libro illustrato.
Era meraviglioso trovarsi nella foresta, nella foresta ombrosa
e verde. Uccelli cantavano e svolazzavano di ramo in ramo. Vernon
continu a conversare con il suo amico: un lusso che non
osava permettersi frequentemente, in quanto qualcuno avrebbe
potuto udirlo e dire: Non fa morire dal ridere? Sta fingendo di
avere con s un altro bimbetto. A casa bisognava essere sempre
prudentissimi.
Arriveremo al castello per l'ora di pranzo, Barboncino. Vi saranno
leopardi arrostiti. Oh! Ciao, ecco Scoiattolo. Come stai,
Scoiattolo? Albero dov'?
Ti dir una cosa. A camminare ci si stanca alquanto, secondo
me. Penso che sar meglio proseguire a cavallo.
I destrieri erano legati a un albero l accanto. Quello di Vernon
bianco latte, quello di Barboncino nero come il carbone...
Quanto al colore del cavallo di Scoiattolo, il bambino non riusc
a decidersi.
Si lanciarono al galoppo tra gli alberi. V'erano tratti mortalmente
pericolosi, paludi. Serpenti li minacciavano sibilando e
leoni balzavano contro di loro. Ma i fedeli destrieri ubbidivano
in tutto e per tutto a chi li cavalcava.
Quanto era stato stupido giocare in giardino, o giocare in qualsiasi
altro luogo, tranne l! Aveva dimenticato che cosa volesse
dire giocare con il signor Green e con Barboncino, Scoiattolo e
Albero. Come si poteva fare a meno di dimenticare, quando la
gente continuava a rammentarti che eri un bimbetto buffo sempre
pronto a giocare con le finzioni?
Vernon prosegu a cavallo, impettito, con il destriero che ora
caracollava, ora incedeva con solenne dignitosit. Era grande, era
meraviglioso! Gli mancava soltanto, sebbene egli stesso non lo
sapesse, un tam-tam da suonare mentre cantava le proprie lodi.
La foresta! Aveva sempre saputo che sarebbe stata cos, come
per l'appunto era! Di fronte a lui apparve all'improvviso un muro
in rovina rivestito di muschio. Il muro del castello! Sarebbe mai
potuto esistere qualcosa di pi perfetto? Cominci a scalarlo.
L'ascesa era in realt abbastanza facile, sebbene ricca delle
pi piacevoli ed elettrizzanti possibilit di pericolo. Vernon non
aveva ancora deciso se questo fosse il castello del signor Green o
se vi dimorasse un orco che si nutriva di carne umana. Entrambe
le possibilit erano affascinanti. Tutto sommato, lui era propenso
per la seconda, essendo il suo, in quel momento, uno stato
d'animo bellicoso. Acceso in viso, raggiunse la sommit del
muro e guard dall'altra parte.
E a questo punto si inserisce nel racconto, per un breve paragrafo,
la signora Somers West, la quale amava la solitudine romantica
(soltanto per brevi periodi) e aveva acquistato Woods
Cottage perch si trattava di un villino deliziosamente remoto
da tutto e situato davvero, non so se mi spiego, nel cuore stesso
della foresta... in comunione perfetta con la natura!. E la signora
Somers West, siccome oltre a possedere un temperamento
artistico possedeva altres un temperamento musicale, aveva
fatto abbattere una parete divisoria, ricavando cos da due stanze
un unico grande ambiente e assicurandosi lo spazio sufficiente
per contenere un pianoforte a coda da concerto.
E, nello stesso preciso momento in cui Vernon raggiungeva la
sommit del muro, numerosi uomini sudati e barcollanti stavano
spingendo adagio il predetto pianoforte a coda verso la finestra,
in quanto dalla porta non poteva passare. Il giardino di Woods
Cottage era tutto un intrico di vegetazione di sottobosco - natura
selvaggia, come lo definiva la signora Somers West. E pertanto
Vernon non vide altro che la Bestia! La Bestia, viva e tenace,
che, adagio, strisciava verso di lui, malevola e vendicativa...
Per un momento rimase immobile dove si trovava. Poi, con un
grido selvaggio, fugg. Fugg lungo la sommit dello stretto muro
in rovina. La Bestia gli era alle calcagna, lo inseguiva. Stava per
raggiungerlo, lui lo sapeva. Corse. Corse ancora pi in fretta. Il
piede gli rimase impigliato in un intrico d'edera. Lui piomb gi... cadendo... cadendo...
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Vernon si dest, dopo molto tempo, e constat di trovarsi in
un letto. Era, naturalmente, il posto naturale in cui trovarsi
quando ci si destava, ma a non sembrargli naturale fu la grossa
gobba che sporgeva davanti a lui sul letto. Mentre stava fissando
la gobba, qualcuno gli rivolse la parola. Questo qualcuno era
il dottor Coles, che Vernon conosceva benissimo.
Bene, bene, disse il dottor Coles come ci sentiamo?
Vernon non sapeva come si sentisse il dottor Coles. Quanto a
lui, si sentiva piuttosto male, e lo disse.
 possibile,  possibile mormor il dottor Coles.
E credo di sentire un dolore in qualche punto disse Vernon.
Credo che sia un dolore molto forte.
 possibile,  possibile ripet il dottor Coles, senza giovare
un granch, pens Vernon.
Forse mi sentirei meglio se mi alzassi osserv Vernon. Posso
alzarmi?
Non subito, temo rispose il dottore. Vedi, sei caduto.
S disse il bambino. La Bestia mi inseguiva.
Eh? Come hai detto? La Bestia? Quale bestia?
No, niente disse Vernon.
Un cane, presumo disse il dottore. Si  lanciato contro
il muro, latrando. Non devi aver paura dei cani, ragazzo mio.
Non ho paura dei cani disse Vernon.
E che cosa stavi facendo cos lontano da casa, eh? Non ti saresti
dovuto trovare dov'eri.
Nessuno mi aveva detto di non trovarmici disse Vernon.
Hmmm, hmmm, mi piacerebbe sapere se  vero. Be', ho paura
che adesso dovrai subire il castigo. Sai che ti sei rotto una gamba,
ragazzo mio?
Davvero? Vernon era soddisfattissimo, incantato. Si era rotto
una gamba. E si sentiva importantissimo.
Eh, s, dovrai startene qui immobile per un po'. E poi, per
qualche tempo, dovrai camminare con le grucce. Lo sai cosa
sono le grucce?
S, Vernon lo sapeva. Il signor Jobber, il padre del fabbro, camminava
con le grucce. E ora anche lui avrebbe dovuto camminare
con le grucce! Che meraviglia!
Posso provarle subito?
Il dottor Coles rise.
Ah, sicch l'idea ti va a genio, eh? No, temo che dovrai aspettare
un po'. E devi cercare di fare il bravo bambino. Cos guarirai
prima.
Grazie disse Vernon, compito. Non credo di sentirmi molto
bene. Pu togliere questo buffo aggeggio dal letto? Credo che
dopo starei pi comodo.
Ma, a quanto parve, il buffo aggeggio si chiamava alzacoperte
e non poteva essere tolto. E parve, inoltre, che Vernon non potesse
muoversi nel letto perch aveva la gamba legata da cima a
fondo a un lungo pezzo di legno. A un tratto non gli sembr pi
una cosa molto piacevole essersi rotto una gamba, tutto sommato.
Il labbro inferiore di Vernon tremava un poco. Lui non si sarebbe
messo a piangere. No, era un bambino grande, ormai, e
i bambini grandi non piangono. Lo diceva la bambinaia... e in
quel momento si rese conto che desiderava la bambinaia... che
la desiderava moltissimo. Aveva bisogno della sua presenza rassicurante,
della sua onniscienza, della sua frusciante maestosit.
Torner presto disse il dottor Coles. S, presto. Nel frattempo,
sar questa infermiera a occuparsi di te, l'infermiera Frances.
L'infermiera Frances entr nel campo visivo di Vernon e il bambino
la studi in silenzio. Anche lei era inamidata e frusciante, meglio
cos. Ma non era alta e grassa come la bambinaia. Era pi magra
di mammina, magra come la zia Nina. Lui non sapeva bene se...
Ma poi incroci lo sguardo di lei... lo sguardo di quegli occhi
fermi, pi verdi che grigi, e sent, come lo sentiva la maggior parte
delle persone, che con l'infermiera Frances tutto sarebbe andato
a meraviglia.
L'infermiera gli sorrise, ma non come sorridevano le persone
che venivano a far loro visita. Il suo era un sorriso grave, amichevole,
ma contegnoso.
Mi dispiace che tu non stia bene gli disse. Gradiresti una
spremuta d'arancia?
Vernon ci pens su, poi disse che pensava di gradirla. Il dottor
Coles usc dalla stanza e l'infermiera Frances port la spremuta
d'arancia in una curiosissima tazza dal lungo becco. E risult che
Vernon avrebbe dovuto bere da quel becco.
Questo lo fece ridere, ma quando rideva sentiva una fitta di dolore,
e pertanto smise. L'infermiera Frances gli consigli di riaddormentarsi,
ma lui rispose che non voleva dormire.
Non dormire, allora disse l'infermiera Frances. Mi domando
se sapresti contare quanti giaggioli ci sono su quella parete.
Puoi cominciare dal lato destro e io comincer dal lato sinistro.
Sei capace di contare, vero?
Vernon rispose, molto orgoglioso, che sapeva contare fino a cento.
 moltissimo esclam l'infermiera Frances. Non vi saranno
nemmeno cento giaggioli. Secondo me ce ne sono settantanove.
E secondo te?
Vernon disse che, secondo lui, ce n'erano cinquanta. Non potevano
essercene, ne era sicuro, pi di cos. Cominci a contare,
ma in qualche modo, senza che se ne accorgesse, le palpebre
gli si chiusero e si addorment...
Rumore... Rumore e dolore... Si dest con un sussulto. Si sentiva
ardere, dappertutto, e aveva un dolore lungo l'intero fianco.
Il rumore si stava avvicinando. Era il rumore che lui collegava
sempre a mammina.
Lei entr nella stanza simile a un turbine di vento, con una
sorta di mantello, che indossava, fluttuante alle sue spalle. Era
come un uccello - un grosso, un enorme uccello - e, simile a un
uccello, cal su di lui.
Vernon, tesoro mio, tesoruccio di mammina, che cosa ti hanno
fatto?  spaventoso.  terribile... Oh, bambino mio!
Stava piangendo. E Vernon si mise a piangere a sua volta.
All'improvviso si era spaventato. Myra stava proprio piangendo.
Bimbetto mio. Non ho altri che te, al mondo. Dio, non me
lo togliere. Non togliermelo! Se muore, morir anch'io!
Signora Deyre...
Vernon... Vernon... Piccolo mio...
Signora Deyre, la prego...
V'era un brusco tono di comando, anzich di esortazione, in
quella voce.
Non lo tocchi, per favore. Gli far male.
Fargli male? Io? Sua madre?
Lei non sembra rendersi conto, signora Deyre, che ha una
gamba fratturata. Devo chiederle di uscire, per favore, dalla
stanza.
Mi sta nascondendo qualcosa. Mi dica, mi dica, la gamba dovr
essere amputata?
Da Vernon scatur un gemito. Il bambino non aveva la pi vaga
idea di quello che significasse la parola amputata... ma sembrava
che implicasse sofferenze, o peggio... era terrificante. Il gemito
si tramut in un urlo.
Sta morendo grid Myra. Sta morendo... e non vogliono
dirmelo. Ma si spegner fra le mie braccia.
Signora Deyre...
In qualche modo, l'infermiera Frances si era frapposta tra la
mamma e il letto. Stava tenendo la mamma per una spalla. Aveva
lo stesso tono di voce della bambinaia quando si era rivolta a
Katie, l'aiutocameriera.
Signora Deyre, mi ascolti. Deve dominarsi. Deve! Poi alz gli
occhi. Sulla soglia si trovava il padre di Vernon. Signor Deyre,
la prego, conduca via sua moglie. Non posso consentire che il
paziente venga turbato e sconvolto.
Il babbo annu, silenziosamente, con un cenno del capo comprensivo.
Si limit a rivolgere uno sguardo a Vernon ed esclam:
Hai avuto sfortuna, vecchio mio. Anch'io mi sono rotto
un braccio, una volta.
Il mondo divenne all'improvviso meno terrificante. Anche altre
persone si rompevano gambe e braccia. Il babbo aveva posto
una mano sulla spalla della mamma e la stava conducendo verso
la porta, parlandole a voce bassa. Lei protestava, discuteva, la
voce resa acuta e stridula dall'emozione.
Come puoi capire? Tu non hai mai voluto bene al bambino
quanto gliene voglio io. Soltanto una madre sa... Come posso
consentire che il mio bambino venga curato da un'estranea? Ha
bisogno di sua madre... Tu non capisci... Io gli voglio bene. Non
c' niente che uguagli l'affetto di una madre, lo dicono tutti.
Vernon, tesoro... Si sottrasse alla stretta del marito, e torn
indietro, verso il letto. Tu mi vuoi, non  vero? Vuoi la tua
mammina?
Voglio la mia Tata! singhiozz Vernon. Voglio la mia Tata!
Voleva la sua bambinaia, non l'infermiera Frances.
Oh! disse Myra. E rimase dove si trovava, tremando.
Vieni, cara disse il padre di Vernon, con dolcezza. Vieni
via.
Myra si appoggi a lui e, insieme, uscirono. Fiocamente, nella
stanza, si udirono ancora alcune parole.
La mia creatura, preferire un'estranea a me!
L'infermiera Frances lisci il lenzuolo e propose al bambino di
bere un sorso d'acqua.
La tua bambinaia torner prestissimo disse. Le scriveremo
oggi stesso, vuoi? Tu mi dirai che cosa vorrai scriverle.
Un bizzarro, nuovo sentimento scatur in Vernon, una sorta di
strana gratitudine. Qualcuno aveva capito davvero...
Quando Vernon, in seguito, avrebbe rievocato la sua infanzia,
questo periodo sarebbe riemerso dal passato pi chiaramente
di ogni altro. La volta che mi ruppi una gamba caratterizzava
un'ra a s.
Egli doveva apprezzare, inoltre, numerosi piccoli episodi che,
sul momento, erano stati considerati da lui del tutto ovvi. Ad
esempio, un colloquio alquanto tempestoso svoltosi tra il dottor
Coles e sua madre. Naturalmente, non aveva avuto luogo nella
camera dove giaceva Vernon invalido, ma la voce pi alta di
tono di Myra penetrava anche le porte chiuse. Vernon ud frasi
indignate come: Non so che cosa intenda dicendo di non turbarlo...
Ritengo di avere il diritto di curare il mio bambino... Naturalmente
ero sgomenta... Non sono una di quelle persone che
non hanno assolutamente cuore... Non una briciola di compassione.
Come Walter, per esempio: non ha battuto ciglio!.
Vi erano state molte schermaglie, inoltre, per non dire accese
battaglie, tra Myra e l'infermiera Frances. L'infermiera prevaleva,
invariabilmente, ma pagando un certo scotto. Myra Deyre
era selvaggiamente e furiosamente gelosa di quella che definiva
l'infermiera pagata. Non poteva fare a meno di eseguire gli
ordini del dottor Coles, ma li eseguiva di mala grazia e con una
scoperta villania della quale, ci nonostante, l'infermiera Frances
sembrava non accorgersi mai.
Pi avanti negli anni, Vernon non avrebbe ricordato pi nulla
della sofferenza e del tedio che certo erano esistiti. Ricordava
soltanto i giorni felici nei quali aveva giocato e parlato come
non gli era accaduto mai, in passato, di giocare e parlare. Infatti,
nell'infermiera Frances trovava una persona adulta che non
giudicava certe cose buffe o bizzarre. Trovava in lei qualcuno
che ascoltava con interessamento e che faceva osservazioni serie
e ragionevoli. Con l'infermiera Frances, Vernon riusciva a parlare
di Barboncino, Scoiattolo e Albero, nonch del signor Green e
dei cento bambini. E invece di dire: Che gioco ridicolo", l'infermiera Frances si limitava a domandare se i cento bambini erano femminucce o maschietti - un aspetto della situazione al quale,
prima di allora, Vernon non aveva mai pensato. Comunque, lui
e l'infermiera Frances decisero che v'erano cinquanta femminucce
e cinquanta maschietti, un accomodamento ritenuto da entrambi molto equo.
Se a volte, distratto, Vernon si divertiva con i suoi giochi immaginari
parlando a voce alta, l'infermiera Frances sembrava non
accorgersene o non ritenere affatto insolita la cosa. Possedeva la
stessa calma rasserenante della bambinaia, ma possedeva anche
qualcos'altro che contava di gran lunga di pi per Vernon, il dono
di rispondere alle domande... E lui sapeva, per istinto, che le risposte
erano sempre sincere. A volte l'infermiera diceva: Non
lo so nemmeno io, oppure: Dovrai domandarlo a qualcun altro.
Non sono abbastanza intelligente per poterti dire questo.
Non pretendeva in alcun modo di essere onnisciente.
A volte, dopo il t, raccontava fiabe a Vernon. Le fiabe non
erano mai le stesse per due giorni di seguito - ora parlavano di
bimbette e di bimbetti cattivi, ora di principesse incantate. A
Vernon piacevano di pi queste ultime. Una, in particolare, gli
piaceva pi di tutte le altre, quella di una principessa dai capelli
dorati rinchiusa in una torre e di un principe vagabondo dal malconcio
berretto verde. La fiaba terminava in una foresta e forse
per questo piaceva tanto a Vernon.
A volte v'era un ascoltatore in pi. Myra soleva venire a tener
compagnia a Vernon nel primo pomeriggio, durante le ore
di libert dell'infermiera Frances, ma talora il padre di Vernon
veniva dopo il t, quando Frances narrava le fiabe. A poco a
poco la cosa divenne un'abitudine. Walter Deyre si metteva a
sedere nella penombra, immediatamente dietro la sedia dell'infermiera,
e di l guardava non gi il bambino ma la narratrice.
Un giorno Vernon scorse la mano di suo padre protendersi furtivamente
e chiudersi con dolcezza intorno al polso dell'infermiera Frances.
E poi accadde qualcosa che lo stup moltissimo. L'infermiera Frances si alz dalla sedia.
Temo che dobbiamo scacciarla, per questa sera, signor Deyre
disse sommessamente. Vernon e io abbiamo delle cose da fare.
Questo stup moltissimo Vernon, perch non riusciva a immaginare
di quali cose potesse trattarsi. Rimase ancor pi interdetto
quando il babbo si alz a sua volta e disse, a voce bassa: Le chiedo scusa.
L'infermiera Frances fece un cenno d'assenso con il capo, ma
rimase in piedi. Non abbass mai gli occhi e continu a fissare
Walter Deyre. Lui disse, sommessamente:
 disposta a credere che sono sinceramente dispiaciuto, e a
consentirmi di venire domani?
Dopo quella volta, in un certo qual modo che Vernon non
avrebbe saputo definire, suo padre si comport diversamente.
Parlava di pi con lui e, di quando in quando, giocavano a carte
tutti e tre: di solito all'uomo nero, un gioco per il quale Vernon
aveva una vera e propria passione. Vi furono serate felici che si
godettero tutti e tre.
Un giorno, mentre Frances non si trovava nella stanza, Walter
Deyre domand, bruscamente:
Ti piace questa tua infermiera, Vernon?
L'infermiera Frances? Mi piace moltissimo. A te no, pap?
S, rispose Walter Deyre mi piace.
Vi fu un tono triste, nella sua voce, che non sfugg a Vernon.
C' qualcosa che non va, papi?
Niente che non possa essere sistemato. Il cavallo che rimane
sulla linea di partenza non ha la possibilit di dimostrare quanto
vale e il fatto che la colpa sia sua non migliora affatto la situazione.
Ma questo  greco per te, vecchio mio. In ogni modo,
goditi la tua infermiera Frances finch rimarr con te. Non ce ne
sono molte come lei, in giro.
E poi Frances torn e giocarono a Prendi l'animale.
Ma le parole di Walter Deyre avevano messo una pulce nell'orecchio
a Vernon. La mattina dopo affront l'infermiera.
Non resterai qui per sempre?
No. Soltanto fino a quando sarai guarito... o quasi guarito.
Non rimarrai per sempre? A me piacerebbe che tu restassi.
Ma, vedi, non sarebbe il mio lavoro. Il mio lavoro  quello
di occuparmi delle persone malate.
E ti piace far questo?
S, moltissimo.
Perch?
Be', vedi, tutti fanno qualche particolare lavoro che amano
svolgere e per il quale sono tagliati.
La mia mammina non fa nessun lavoro.
Oh, s, invece. Il suo lavoro consiste nel badare a questa grande
casa, nel fare in modo che tutto corra via liscio e nell'aver
cura di te e di tuo padre.
Il babbo un tempo  stato militare. Mi ha detto che se dovesse
esserci una guerra tornerebbe a fare il soldato.
Vuoi molto bene a tuo padre, Vernon?
Voglio pi bene a mammina, naturalmente. Mammina dice
che i bimbetti vogliono sempre pi bene alla loro mamma. A me
piace stare con il babbo, sicuro, ma  una cosa diversa. Forse perch
lui  un uomo. Che cosa diventer quando sar grande, secondo
te? Vorrei fare il marinaio.
Forse scriverai libri.
Su che cosa?
L'infermiera Frances sorrise appena.
Forse sul signor Green e Barboncino, Scoiattolo e Albero.
Ma direbbero tutti che sono stupidaggini.
I bambini non penserebbero niente di simile. E del resto,
quando sarai cresciuto, avrai in mente personaggi diversi... personaggi
come il signor Green e i bambini, ma adulti. E allora potrai
scrivere di loro.
Vernon riflett a lungo, poi scosse la testa.
Credo che far il soldato come il babbo. Quasi tutti i Deyre
sono stati soldati, dice la mamma. Naturalmente, bisogna essere
molto coraggiosi per fare il soldato, ma io credo che lo sarei
abbastanza.
L'infermiera Frances tacque per un momento. Stava pensando
a quello che Walter Deyre aveva detto del suo figliuolo.
 un bimbetto ardito... assolutamente impavido. Non sa che
cosa sia la paura! Dovrebbe vederlo sul suo pony.
S. Vernon era abbastanza impavido, per lo meno in un senso.
Possedeva inoltre la capacit di sopportazione. Per essere un
bambino cos piccolo aveva tollerato le sofferenze e i disagi della
gamba fratturata insolitamente bene.
Ma esisteva un altro genere di paura. Gli disse, dopo qualche
momento:
Raccontami di nuovo come cadesti dal muro, quel giorno.
Sapeva tutto della Bestia ed era stata bene attenta a non
porre mai l'accento sugli aspetti ridicoli della cosa. Ascolt
Vernon, poi, dopo che il bambino termin di raccontare, disse
con dolcezza:
Ma tu sai gi da un pezzo che non si tratta di una Bestia vera,
non  cos? Che  soltanto un oggetto fatto di legno e di corde
metalliche?
Sicuro che lo so disse Vernon. Ma non me lo sogno cos. E,
quando l'ho visto nel giardino venire verso di me...
Sei fuggito ed  stato un vero guaio, non  cos? Sarebbe stato
di gran lunga meglio se fossi rimasto a guardare. In tal caso avresti
visto gli uomini e ti saresti reso conto di quello che stava succedendo.
Guardare bene  sempre una buona cosa. Si fa sempre
in tempo a fuggire dopo, volendo... ma di solito non si fugge. E,
Vernon, ti dir un'altra cosa.
Quale?
Le cose non sono mai tanto spaventose davanti a te quanto lo
sono alle tue spalle. Rammentalo. Tutto sembra orribile quando
lo hai alle spalle e non puoi vederlo. Ecco perch  sempre preferibile
voltarsi e affrontare le cose. In tal caso, il pi delle volte
puoi renderti conto che non c' proprio niente.
Vernon disse, pensieroso: Se mi fossi voltato non mi sarei rotto la gamba, vero?.
No.
Il bambino sospir.
Non mi dispiace poi tanto, di essermi rotto una gamba.  stato
molto bello poter giocare con te.
Gli parve che l'infermiera Frances avesse mormorato povera
creatura appena percettibilmente, ma questo, certo, era assurdo.
Lei disse sorridendo:
 stato piacevole anche per me. Ad alcuni miei pazienti non
piace giocare.
A te invece piace molto, vero? disse Vernon. E anche al
signor Green.
Poi soggiunse, in un tono di voce alquanto imbarazzato, perch
era stato preso dalla timidezza:
Ti prego, non andartene tanto presto, vuoi?
Ma, in realt, l'infermiera Frances se ne and molto prima di quanto
sarebbe potuto accadere. Tutto avvenne all'improvviso, come
sempre succedevano le cose nell'esperienza di Vernon.
Cominci molto semplicemente... con qualcosa che Myra si era
offerta di fare per Vernon e che lui aveva detto di preferire venisse
fatto dall'infermiera Frances.
Camminava con le grucce, ormai, per brevi e dolorosi momenti
ogni giorno, e trovava piacevolissima la novit della cosa. Si
stancava presto, per, e allora voleva tornare a letto. Quel giorno
sua madre gli aveva proposto di fare per l'appunto questo, offrendosi
di aiutarlo. Ma Vernon era stato aiutato altre volte dalla
madre. Le mani grandi e bianche di lei erano stranamente goffe
e, quando cercavano di aiutarlo, facevano male. Il bambino
si guard bene dall'accettare l'amorevole offerta di aiuto. Disse
che avrebbe aspettato l'infermiera Frances, la quale non gli faceva mai male.
Le parole gli uscirono di bocca con la franchezza e il tatto dei
bambini e, in un lampo, Myra Deyre si infuri.
L'infermiera Frances entr due o tre minuti dopo e venne accolta
con un fiume di rimproveri.
Mettere il bambino contro sua madre: quale perfida crudelt.
Erano tutti uguali, tutti contro di lei. Non aveva nessuno al
mondo all'infuori di Vernon e ora le mettevano contro anche lui.
E continu in questo modo: un fiume che non finiva mai di
scorrere. L'infermiera Frances ascolt alquanto paziente, senza
stupirsi n provare rancore. La signora Deyre, lo sapeva bene, era
quel tipo di donna. Le scenate costituivano un sollievo per lei.
E le parole crudeli, riflett Frances con tetro umorismo, possono
nuocere soltanto se chi le pronuncia  caro. Compativa Myra
Deyre perch si rendeva conto di quanto fossero reali l'infelicit
e la sofferenza che si celavano dietro quegli sfoghi isterici.
Walter Deyre scelse quel momento quanto mai inopportuno
per entrare nella camera dei bambini. Per un momento o due rimase
immobile, sorpreso, poi si fece rosso in viso per l'ira.
Questa, poi! Myra, mi vergogno di te. Non sai quello che dici.
Lei si volt, infuriata, verso il marito.
So anche troppo bene quello che dico. E so quello che stai facendo
tu. Vieni qui, di soppiatto, ogni giorno... ti ho visto. Devi
sempre fare all'amore con una donna o con l'altra. Bambinaie o infermiere per te fa lo stesso.
Myra... finiscila.
Walter era proprio infuriato, adesso. Myra Deyre prov un fremito
di paura. Ma scagli lo stesso l'ultima invettiva.
Siete tutte uguali, voi infermiere d'ospedale. Sempre pronte
a flirtare con i mariti altrui. Lei dovrebbe vergognarsi: alla presenza
di un bambino innocente, per giunta... mettergli in mente
ogni sorta di cose. Ma se ne andr da casa mia. S, se ne andr
immediatamente. E dir al dottor Coles quello che penso di lei.
Ti spiacerebbe continuare altrove questa scena edificante? Il
tono di suo marito era quello che lei odiava di pi, gelido e beffardo.
Non direi che tu sia giudiziosa, alla presenza di un bambino
innocente. Mi scuso con lei, infermiera, per quello che ha
detto mia moglie. Vieni, Myra.
Myra usc... cominciando a piangere... sconvolta e spaventata
da quello che aveva fatto. Come sempre, aveva detto pi di
quanto fosse stato nelle sue intenzioni.
Sei crudele singhiozz. Crudele. Mi vorresti morta. Mi odi.
Si allontanarono insieme. L'infermiera Frances mise Vernon a
letto. Il bambino avrebbe voluto farle delle domande, ma lei parl
di un cane, di un grosso San Bernardo che aveva avuto quando
era una bimbetta, e la cosa interess Vernon a tal punto da
fargli dimenticare tutto il resto.
Molto pi tardi, quella sera, il padre di Vernon torn nella camera
dei bambini. Era pallido e aveva l'aria di essere sconvolto.
L'infermiera Frances si alz e si avvicin a lui, che rimaneva ritto sulla soglia.
Non so che cosa dirle... come potrei scusarmi... le cose che ha detto mia moglie...
L'infermiera Frances rispose con serena praticit.
Oh, non si preoccupi. Capisco. Ritengo, per, che far meglio
ad andarmene non appena sar possibile. La mia presenza qui
rende infelice la signora, che si turba e si innervosisce.
Se sapesse quanto sono ingiustificate le sue assurde accuse!
Come ha potuto insultare lei....
L'infermiera Frances rise, anche se, forse, in un modo non molto persuasivo.
Quando la gente si lamenta per essere stata insultata, io trovo
sempre assurda la cosa disse allegramente. Si tratta di una
parola cos pomposa... non le sembra? Non si preoccupi, la prego,
e non pensi che io me la sia presa. Vede, signor Deyre, sua moglie ...
S?
Il tono della sua voce mut, divenne grave e triste.
 una donna sola e molto infelice.
E lei crede che la colpa sia tutta mia?
Segu un silenzio. Frances alz gli occhi, quei fermi occhi verdi.
S rispose. Lo credo.
Soltanto lei poteva dirmi questo. Lei... presumo di ammirare
soprattutto il suo coraggio... la sua assoluta, impavida franchezza.
Mi spiace che Vernon debba perderla prima di quanto sarebbe
stato necessario.
Frances disse, seria:
Non si rimproveri per cose delle quali non  responsabile.
Tutto questo non  accaduto per colpa sua.
Infermiera Frances. Fu Vernon a parlare, in tono ansioso,
dal letto. Non voglio che tu te ne vada. Non te ne andare, ti
prego... non questa sera.
No, certo disse lei. Dobbiamo prima parlarne con il dottor
Coles.
Frances se ne and tre giorni dopo. Vernon pianse disperatamente.
Aveva perduto la prima, vera amica della sua vita.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Il periodo dai cinque ai nove anni di et rimase alquanto offuscato
nei ricordi di Vernon. Le cose cambiarono, ma tanto lentamente
da far s che quasi non se ne accorgesse. La bambinaia non
torn a regnare nella camera dei bambini. Sua madre aveva avuto
un colpo, rimanendo del tutto paralizzata, per cui lei era stata
costretta a restarle accanto e a provvedere a tutte le sue necessit.
La bambinaia venne sostituita da una certa Miss Robbins, assunta
come governante. Si trattava di una creatura cos straordinariamente
scialba che Vernon, in seguito, non riusc neppure a
ricordare quale aspetto avesse. Sotto il suo regime doveva essere
diventato alquanto ribelle, poich venne mandato in collegio subito
dopo l'ottavo compleanno. Durante il primo periodo di vacanza
trov, sistemata in casa, sua cugina Josephine.
In occasione delle poche visite a Abbots Puissants, Nina non
aveva mai portato con s la figlioletta. Anzi, quelle sue visite si
erano fatte sempre pi rare. Vernon, che sapeva le cose, ma non
ci pensava, come tutti i bambini, era perfettamente consapevole
di due fatti. Primo: suo padre non aveva alcuna simpatia per lo zio
Sydney, eppure era davvero gentile con lui. Secondo, a sua madre
non andava a genio zia Nina, e lo lasciava capire chiaramente.
A volte, quando Nina, seduta in giardino, stava conversando
con Walter, Myra li raggiungeva e, nel momentaneo silenzio che
seguiva quasi sempre, diceva:
Presumo che far meglio a rientrare di nuovo in casa, vedo
che vi infastidisco. No, grazie, Walter, (quest'ultime parole rispondendo
a una protesta mormorata con dolcezza da suo marito)
quando non sono desiderata lo capisco benissimo.
E tornava indietro, mordendosi il labbro, chiudendo a pugno
e riaprendo nervosamente le mani, con gli occhi castani pieni
di lacrime. E Walter Deyre, senza pi dire una parola, inarcava
le sopracciglia.
Un giorno, Nina era esplosa:
 una creatura impossibile! Non posso parlare con te per dieci
minuti senza che vi sia una scenata assurda. Walter, perch lo hai
fatto? Perch lo hai fatto?
Vernon ricordava come si fosse voltato suo padre, contemplando
la casa, per poi guardare altrove, pi lontano, l dove si intravedevano
appena le rovine dell'antica abbazia.
Mi piaceva il posto aveva risposto adagio. Mi era entrato
nel sangue, presumo. Non volevo perderlo.
Dopo un breve silenzio, Nina aveva riso. Una risatina bizzarra.
Non siamo una famiglia come si deve, cos si era espressa.
Abbiamo combinato un bel disastro, tu e io.
Di nuovo un silenzio, poi il babbo aveva osservato:
La situazione  davvero cos grave?
Nina aveva risucchiato il respiro con un sibilo acuto, annuendo.
Press'a poco. Non credo, Walter, di poter continuare a lungo.
Fred mi odia a morte. Oh, ci comportiamo benissimo in pubblico...
Nessuno riuscirebbe mai a indovinarlo. Ma, Dio mio, quando
siamo soli!
S, per, cara la mia figliola...
E poi, per qualche momento, Vernon non aveva udito altro.
Le loro voci erano sommesse, suo padre sembrava discutere con
la zia. Infine aveva alzato di nuovo la voce.
Non puoi fare un passo avventato come questo. Non sei nemmeno
innamorata di Anstey. Non lo ami.
Presumo di no. Ma lui  pazzo di me.
Il commento di suo padre era stato qualcosa come Struzzi della
societ. Nina aveva riso di nuovo.
Questo? Ce ne infischieremmo tutti e due.
Anstey, in ultimo, non se ne infischierebbe.
Fred divorzierebbe da me... Sarebbe anche troppo contento
di un'occasione simile. E allora potremmo sposarci.
Ma anche cos...
Walter preoccupato delle convenzioni sociali! La cosa ha un
lato umoristico!
Gli uomini sono molto diversi dalle donne osserv in tono
asciutto il padre di Vernon.
Oh! Lo so, lo so. Ma qualunque cosa sarebbe preferibile a
questa eterna infelicit. Naturalmente, al fondo di tutto v' il
fatto che io continuo a voler bene a Fred. Gli ho sempre voluto
bene. Mentre a lui sono sempre stata indifferente.
C' la bambina disse Walter Deyre. Non puoi andartene
e abbandonarla.
Non posso? Non valgo un granch come madre, lo sai. In
ogni modo, la prenderei con me. Fred se ne infischierebbe. La
odia tanto quanto odia me.
Segu un nuovo silenzio, questa volta lungo. Poi Nina disse,
adagio:
In quali spaventose complicazioni possono cacciarsi gli esseri
umani. E nel tuo caso come nel mio, Walter, la colpa  tutta nostra.
Siamo davvero una bella famiglia! Portiamo sfortuna a noi
stessi e a tutti coloro con i quali abbiamo a che fare.
Walter Deyre si alz. Riemp la pipa, poi si allontan adagio.
Soltanto in quel momento Nina not Vernon.
Ciao, piccolo disse. Non ti avevo visto. Di' un po', quanto
hai capito di tutto questo?
Non lo so rispose Vernon, vagamente, spostando il proprio
peso da un piede all'altro.
Nina apr la borsetta, ne tolse un portasigarette di tartaruga e
sfil una sigaretta che si accinse poi ad accendere. Vernon stette
a guardarla affascinato. Non aveva mai visto una donna fumare.
Che cosa c'? domand Nina.
Mammina sostiene rispose Vernon che le donne perbene
non fumano. Lo ha detto a Miss Robbins.
Oh, be'! fece Nina. E soffi fuori uno sbuffo di fumo. Penso
che abbia ragione. Vedi, Vernon, io non sono una donna perbene.
Vernon la fiss, vagamente sgomento.
Ma, secondo me, tu sei molto carina disse con timidezza.
Non  la stessa cosa. Il sorriso di Nina si accentu. Vieni
qui, Vernon.
Il bambino si avvicin, obbediente. Nina gli mise le mani sulle
spalle e lo scrut attenta. Lui sopport pazientemente. Non gli
dispiaceva mai essere toccato dalla zia Nina; lei aveva mani dal
tocco leggero... non mani che si aggrappavano convulsamente
come quelle di sua madre.
S disse Nina. Sei un Deyre... tantissimo. Mi spiace per
Myra, ma  cos.
Che cosa significa questo? domand Vernon.
Significa che hai ereditato le caratteristiche della famiglia
di tuo padre e non di quella di tua madre... tanto peggio per te.
Perch tanto peggio per me?
Perch i Deyre, Vernon, non sono felici e non riescono ad
avere successo. Non fanno carriera nella vita.
Che buffe cose diceva zia Nina! Le diceva quasi ridendo e pertanto,
forse, non parlava sul serio. Eppure, in qualche modo...
V'era un qualcosa adesso, nelle parole di lei, che, sebbene non
le capisse, lo spaventava.
Sarebbe meglio domand a un tratto essere come lo zio
Sydney?
Meglio. Molto meglio.
Vernon riflett.
Ma allora, disse adagio se fossi come lo zio Sydney...
Si interruppe, cercando di tradurre in parole i propri pensieri.
Ebbene?
Se fossi lo zio Sydney dovrei abitare a Larch Hurst... e non qui.
Larch Hurst era una villa di mattoni rossi solidamente costruita
vicino a Birmingham, dove Vernon era stato condotto una volta
per trascorrere qualche giorno con zio Sydney e con zia Carrie.
Era circondata da un superbo parco di tre acri, con un roseto
e un pergolato, e nella casa v'erano una vasca con pesci rossi
e due bagni splendidamente attrezzati.
E questo non ti piacerebbe? domand Nina, sempre scrutandolo.
No! esclam Vernon. Poi il gracile torace del bambino si sollev
ed egli emise un gran sospiro. Voglio abitare qui... sempre,
sempre, sempre!
Quasi subito dopo accadde qualcosa di strano che concerneva
zia Nina. La mamma cominci a dire qualcosa di lei e il babbo
riusc a tacitarla gettando un'occhiata in tralice a Vernon. Cos
lui ud solo un paio di frasi. Mi cruccio tanto per quella povera
bambina. Quanto a Nina, basta guardarla per rendersi conto
che  una poco di buono e che sempre lo sar.
La povera bambina, Vernon lo sapeva, era sua cugina Josephine,
che lui non aveva mai visto, ma alla quale mandava regali a Natale,
ricevendone in cambio degli altri. Si domand perch Josephine
fosse una povera bambina, e anche perch zia Nina fosse
una poco di buono, qualsiasi cosa potessero voler dire queste
parole. Interpell Miss Robbins, la quale divent molto rossa in
faccia e gli rispose che non doveva parlare di cose simili. Di
quali cose? si chiese lui.
Tuttavia, non ci pens pi molto fino a quattro mesi dopo,
quando si torn a parlare della cosa. Questa volta, nessuno si
accorse della presenza di Vernon - le passioni erano troppo
accese perch questo potesse accadere. Sua madre e suo padre
stavano avendo una discussione veemente. La mamma, come
sempre, parlava concitatamente ad alta voce. Il babbo, invece,
era controllatissimo.
Scandaloso! stava dicendo Myra. Tre mesi dopo essere
fuggita con un uomo, andarsene con un altro! Questo la pone
nella sua vera luce. Io ho sempre saputo che tipo fosse. Uomini,
uomini, uomini, nient'altro che uomini!
Tu puoi esprimere tutti i pareri che vuoi, Myra. Non  questo
il punto. Sapevo benissimo come avresti giudicato la cosa.
 come l'avrebbe giudicata chiunque altro, direi! Non riesco
a capirti, Walter! Tu che ti vanti di appartenere a una famiglia
di antiche origini, e via dicendo...
Siamo una famiglia di antiche origini la interruppe lui,
sommessamente.
Credevo che ti saresti preoccupato almeno un poco per l'onore
del vostro nome. Lei lo ha disonorato. E se tu fossi un vero
uomo la scacceresti definitivamente, come merita.
S, la scena tradizionale dei melodrammi.
Tu sai soltanto burlarti di tutto e ridere! La moralit non significa
niente per te, assolutamente niente.
In questo momento, come ho cercato di farti capire, non si
tratta di moralit, si tratta del fatto che mia sorella  priva di mezzi.
Devo recarmi a Montecarlo e vedere che cosa si pu fare. Credevo
che ogni persona sensata se ne sarebbe resa conto.
Grazie. Non sei molto cortese, no? E di chi  la colpa, mi
piacerebbe sapere, se  priva di mezzi? Aveva un buon marito...
No... questo proprio no.
In ogni modo, l'aveva sposata.
Tocc al babbo arrossire di rabbia, questa volta. E le disse, molto
sommessamente:
Non riesco a capirti, Myra. Sei una brava donna, una donna
gentile, onorata, onesta: eppure puoi abbassarti fino a perfidi
sarcasmi di questo genere.
Ma s, bravo! Maltrattami! Ci sono abituata. Tu sei capace
di dirmi qualunque cosa!
Questo non  vero. Cerco di essere il pi cortese possibile.
Gi. E in parte  questa la ragione per cui ti odio. Non dici
mai quello che pensi realmente. Sempre compito e beffardo, sempre
ironico. Tutto questo voler mantenere le apparenze. Perch si
dovrebbe mantenerle, mi piacerebbe sapere! Perch dovrei preoccuparmi
se tutti in casa sanno come la penso?
Non dubito affatto che lo sappiano tutti. Grazie alla capacit
di penetrazione della tua voce.
Ecco che ricominci. Di nuovo lo scherno! A ogni modo, 
stato un piacere per me dirti quello che penso della tua preziosa
sorella. Prima fugge con un uomo, poi se ne va con un altro... E
perch, poi, il secondo non  in grado di mantenerla? Mi piacerebbe
proprio saperlo. Forse si  gi stancato di lei?
Te l'ho gi detto, ma tu non mi sei stata a sentire.  minacciato
dalla tisi galoppante. Ha dovuto rinunciare all'impiego. E
non ha i mezzi personali.
Ah! Nina ha fatto un cattivo affare, questa volta!
Nina ha un merito. Non  mai stata indotta ad agire dalla
speranza di vantaggi materiali.  una sciocca... una maledettissima
sciocca, altrimenti non si sarebbe cacciata in questo pasticcio.
Ma sono sempre gli affetti a prevalere sul suo buon senso.
 un diavolo di pasticcio. Da Fred non vuole un solo penny.
Anstey  disposto a passarle un assegno mensile, ma lei non vuole
saperne. E, bada, io sono d'accordo. Certe cose non si possono
fare. In ogni modo, devo assolutamente andare a vedere com'
la situazione. Mi spiace se la cosa ti infastidisce, ma non posso
farne a meno.
Non fai mai quello che voglio io! Mi odi! Fai questo volutamente
per rendermi infelice. Ma una cosa  certa. Non porterai la
tua preziosa sorella sotto questo tetto finch io rimarr qui. Non
sono abituata a frequentare donne di quel genere.
Ti esprimi in un modo quasi offensivamente chiaro.
Se la porti qui, io torno a Birmingham.
Vi fu un tenue baluginio negli occhi di Walter Deyre, e a un
tratto Vernon si rese conto di qualcosa che pass inosservato a
sua madre. Il significato di gran parte delle parole pronunciate
nel corso della discussione gli era sfuggito, ma ci nonostante era
riuscito ad afferrare i fatti essenziali. Zia Nina era malata, o infelice,
in qualche posto, e mammina si infuriava per questo. Aveva
detto che, se zia Nina fosse venuta a Abbots Puissants, lei sarebbe
tornata dallo zio Sydney a Birmingham. Nelle sue intenzioni
questa era una minaccia, ma Vernon sapeva che suo padre sarebbe
stato contentissimo se lei si fosse recata a Birmingham. Lo
sapeva con assoluta certezza, sebbene senza capire perch. Era
come uno dei castighi di Miss Robbins, quale ad esempio quello
di non parlare per mezz'ora. Miss Robbins credeva che lui ci patisse
tanto come a non avere la marmellata con il t e, per fortuna,
non si era mai accorta che in realt se ne infischiava: e, anzi,
starsene zitto gli faceva piacere.
Walter Deyre inizi un andirivieni nella stanza. Vernon stette
a guardarlo interdetto. Sapeva che suo padre lottava mentalmente.
Ma non riusciva a capire perch.
Ebbene? disse Myra.
Era piuttosto bella in quel momento, una donna robusta e alta,
magnificamente proporzionata, con il capo reclinato all'indietro
e la luce del sole che sembrava scorrerle sui capelli rosso dorati.
La compagna ideale di qualche navigatore vichingo.
Ho fatto di te la padrona di questa casa, Myra disse Walter
Deyre. Se ti opponi al fatto che mia sorella venga qui, naturalmente
non verr.
Si diresse verso la porta. Poi si sofferm sulla soglia e si volt
a guardarla. Se Llewellyn morir - come sembra essere quasi
certo - Nina dovr cercare di trovarsi una qualche sorta di occupazione.
Poi bisogner pensare alla bambina. Le tue obiezioni
valgono anche per lei?
Credi che voglia in casa mia una bambina che risulter essere
come sua madre?
Il padre di Vernon disse, sommessamente: S o no sarebbero
stati una risposta pi che sufficiente.
Usc. Myra, in piedi, lo segu con lo sguardo. Aveva gli occhi
pieni di lacrime, che cominciarono a cadere. A Vernon le lacrime
non piacevano. Si spost adagio verso la porta, ma non fece
in tempo.
Tesoro, vieni qui da me.
Dovette andare. Venne fagocitato, abbracciato. Frammenti di
frasi gli si ripeterono nelle orecchie.
Tu mi ricompenserai, tu, bambino mio, non sarai come loro,
perfido, sarcastico. Non mi verrai meno, non mi verrai meno;
non  vero? Giuralo, bimbo mio, soltanto mio.
Lui conosceva cos bene la tiritera! Disse quello che sua madre
voleva sentirgli dire: s e no nei momenti giusti. Quanto odiava
tutta quella faccenda. Lei gli parlava sempre in quel modo sfiorandogli
con la bocca l'orecchio.
Quella sera dopo il t Myra pareva essere di umore completamente diverso.
Stava scrivendo una lettera, seduta al suo scrittoio,
e alz gli occhi tutta allegra quando Vernon entr.
Sto scrivendo a pap. Forse, molto presto, tua zia Nina e tua cugina
Josephine verranno ad abitare con noi. Non sar bellissimo?
Ma non vennero. Myra si disse che Walter era davvero incomprensibile.
Soltanto perch lei aveva detto alcune cose che in realt non pensava...
Vernon, in qualche modo, non si stup molto. Non aveva mai creduto che sarebbero venute.
Zia Nina aveva detto di non essere una donna perbene, per era molto graziosa...
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Se Vernon fosse stato in grado di compendiare gli eventi dei
primi anni che seguirono, avrebbe potuto riuscirvi meglio
con una sola parola: scenate! Incessanti e periodiche scenate.
Inoltre, cominci a notare un fenomeno curioso. Dopo ogni
scenata, sua madre sembrava pi grossa e suo padre sembrava pi
piccolo. Le tempeste emotive di rimproveri e di ingiurie giovavano
a Myra mentalmente e fisicamente. Lei ne emergeva riposata,
placata, colma di buona volont nei confronti del mondo intero.
Ma nel caso di Walter Deyre era tutto l'opposto. Lui si ritraeva
in se stesso, ogni sensibile fibra della sua indole si ritraeva dall'attacco.
Il lieve e compito sarcasmo che costituiva la sua arma difensiva
non mancava mai di provocare la moglie, portandola al
culmine della furia. Il suo placido e fastidioso autocontrollo l'esasperava
come nessun'altra cosa sarebbe riuscita a fare.
Non che le mancassero motivi concreti per lagnarsi. Walter
Deyre trascorreva sempre meno tempo a Abbots Puissants.
Quando tornava, aveva borse sotto gli occhi e gli tremavano
le mani. Quasi non si accorgeva della presenza di Vernon, eppure
il bambino era consapevole di questa sua segreta simpatia.
Era tacitamente inteso che Walter non dovesse intromettersi
nell'educazione del bambino. Soltanto la madre aveva il
diritto di occuparsene. A parte il seguire le lezioni di equitazione
del bambino, Walter si teneva in disparte. Non regolarsi
in questo modo avrebbe dato adito a nuove discussioni e ad
altri rimproveri. Egli era pertanto disposto a riconoscere che
Myra possedeva tutte le virt ed era una madre quanto mai sollecita e premurosa.
Eppure a volte sentiva che avrebbe potuto dare al bambino
qualcosa che la madre non poteva dargli. Il guaio stava nel fatto
che erano entrambi timidi l'uno nei confronti dell'altro. Per
nessuno dei due era facile manifestare quel che provavano... la
qual cosa sarebbe stata trovata incomprensibile da Myra. Ognuno
si limitava a essere gravemente compito nei confronti dell'altro.
Ma quando era in corso una scenata, Vernon si sentiva colmare
di silenziosa comprensione. Sapeva esattamente quel che
provava suo padre... Sapeva fino a qual punto quella voce alta
e arrabbiata ferisse le orecchie e rintronasse il cervello. Sapeva
anche, naturalmente, che mammina doveva aver ragione: mammina
aveva sempre ragione; era, questo, un articolo di fede che
non poteva essere discusso. Ma, ci nonostante, inconsciamente,
lui stava dalla parte di suo padre.
Le cose andarono di male in peggio e si arriv a una crisi. Mammina
rimase chiusa a chiave in camera sua per due giorni - le cameriere
bisbigliavano deliziate negli angoli - e zio Sydney giunse
sul posto del litigio per vedere che cosa avrebbe potuto fare.
Lo zio Sydney riusciva senza dubbio a calmare Myra con la sua
sola presenza. And avanti e indietro nella stanza, facendo tintinnare
gli spiccioli che aveva in tasca come soleva fare in passato,
corpulento e rubicondo come non mai.
Myra gli espose tutte le sue afflizioni.
S, s, lo so disse lo zio Sydney, facendo tintinnare ancor pi
forte le monetine. Lo so, cara la mia figliola. Non dico che tu
non abbia dovuto sopportare parecchio. Hai sopportato eccome.
Nessuno lo sa meglio di me. Ma, sai, bisogna fare concessioni reciproche.
Concessioni reciproche. A questo si riduce, in sostanza,
la vita coniugale, a concessioni reciproche.
Vi fu un nuovo sfogo da parte di Myra.
Non  che io voglia prendere le parti di Deyre disse lo zio
Sydney. Niente affatto. Mi limito semplicemente a prospettare
l'intera situazione da uomo di mondo. Le donne conducono esistenze
protette e non hanno gli stessi punti di vista degli uomini
a proposito di certe cose: ed  un'ottima cosa che sia cos. Tu sei
una brava donna, Myra, ed  sempre difficile per una brava donna
capire queste cose. Carrie  proprio come te.
Che cosa deve sopportare Carrie? Mi piacerebbe saperlo!
grid Myra. Tu non vai a fare baldoria con donne disgustose. Tu
non fai l'amore con le cameriere.
Nn-no disse suo fratello. No, certo che no. Quello di cui
sto parlando  il principio che regola la faccenda. E, bada bene,
non  che Carrie e io andiamo perfettamente d'accordo su tutto.
Abbiamo anche noi i nostri diverbi. Figurarsi, a volte non
ci rivolgiamo pi la parola per uno o due giorni di seguito. Ma
poi, Dio sia benedetto, facciamo pace e tutto continua meglio
di prima. Un buon litigio schiarisce l'atmosfera. Cos dico io.
Ma devono esservi concessioni reciproche. E nessun rimbrotto
in seguito. Anche l'uomo migliore del mondo non sopporta
i rimbrotti.
Io non brontolo mai disse Myra, in lacrime, e credette sul serio
alla sua asserzione. Come puoi dire una cosa simile?
Su, su, non inalberarti, mia cara. Non sto dicendo che tu abbia
l'abitudine di brontolare. Mi limito a stabilire alcuni princpi
generali. E rammenta, Deyre non  della nostra stessa pasta.  intrattabile,
un tipo permaloso e ipersensibile. I tipi cos basta un'inezia
a farli esplodere.
Come se io non lo sapessi! esclam Myra, in tono aspro. 
impossibile. Perch mai l'ho sposato?
Be', sai, sorellina, non si pu avere tutto. Era un buon matrimonio.
Eccoti qui ad abitare in una dimora di gran lusso, conosci
tutti nella contea, conduci un'esistenza quasi da regina.
Parola mia, il nostro povero pap, se fosse ancora vivo, sarebbe
orgogliosissimo. Insomma, quello che voglio dimostrare  questo:
ogni medaglia ha il suo rovescio. Non si pu avere la carezza senza
beccarsi anche uno o due calci. Sono decadenti, queste famiglie
di antico lignaggio, ecco cosa sono. Decadenti, e tu devi rassegnarti
alla realt. Devi riassumere la situazione metodicamente:
i vantaggi sono questi e questi altri. Idem per gli svantaggi.
Non c' altro da fare. Credi a me,  l'unica soluzione possibile.
Non l'ho sposato per i vantaggi, come li definisci tu disse
Myra. Odio questa dimora. L'ho sempre odiata. Lui mi ha sposato
per Abbots Puissants, non per me.
Assurdo, sorellina, eri una ragazza graziosa... e continui a esserlo
soggiunse galante zio Sydney.
Walter mi ha sposata per Abbots Puissants insistette Myra,
cocciuta. Ti dico che lo so.
Bene, bene disse suo fratello. Lasciamo stare il passato.
Non saresti cos calmo e indifferente al riguardo se ti trovassi
nei miei panni disse Myra, amareggiata. Non lo saresti se dovessi
vivere con lui. Faccio tutto quello che riesco a escogitare per
piacergli e lui si limita a sogghignare e a trattarmi in questo modo.
Lo tormenti con i tuoi rimbrotti disse Sydney. Oh, s, eccome.
Non puoi farne a meno.
Se soltanto mi rispondesse! Se dicesse qualcosa. Invece di limitarsi
a tacere.
Gi, ma  un uomo fatto cos. Non puoi modificare la gente,
a questo mondo, come piacerebbe a te. Non posso dire di
averlo in gran simpatia io stesso...  troppo effeminato per i miei
gusti. Perdiana, se gli si affidasse la direzione di un'azienda, la
manderebbe in bancarotta dopo quindici giorni! Ma devo riconoscere
che  sempre stato molto compito e generoso con me.
Un vero gentiluomo. Ogni volta che l'ho incontrato a Londra,
mi ha invitato a pranzo in quel suo elegante club e, se non mi
ci sono sentito troppo a mio agio, la colpa non  stata sua. No,
ha i suoi meriti.
Tu ragioni proprio come un uomo disse Myra. Carrie capirebbe!
Mi  stato infedele, ti dico. Infedele!
Be', be' fece lo zio Sydney, con un gran tintinnare di spiccioli,
gli occhi alzati verso il soffitto. Gli uomini sono uomini.
Ma, Syd, tu non hai mai...
Certo che no si affrett a dire zio Sydney. Certo che no. No
di certo. Sto parlando in generale, Myra, in generale, capisci.
 tutto finito disse Myra. Nessuna donna riuscirebbe a sopportare
quanto ho sopportato io. E adesso basta. Non voglio rivederlo
mai pi.
Ah! disse zio Sydney. Accost una sedia al tavolo e vi si sedette
con l'aria di uno che si accinga a parlare di affari. Allora
veniamo al sodo. Hai deciso? Cos' che vuoi fare?
Ti dico che non voglio rivedere mai pi Walter!
S, s disse zio Sydney paziente. Questo lo diamo per scontato.
Sicch che cosa vuoi? Il divorzio?
Oh! Myra era stata colta di sorpresa. Non avevo pensato...
Be', dobbiamo porre la cosa su un piano pratico. Dubito che
riusciresti a ottenere il divorzio. Dovresti provare la crudelt mentale,
e temo che non ci riusciresti.
Se tu sapessi quali sofferenze mi ha causato.
Lo credo. Non lo nego. Ma occorre qualcosa di pi di questo
per soddisfare la legge. E non c' abbandono. Se gli scrivessi di
tornare, tornerebbe, no?
Non ti ho appena detto che non voglio rivederlo mai pi?
S, s, s. Voi donne battete sempre lo stesso tasto! Stiamo esaminando
la situazione da un punto di vista pratico, adesso. Non
credo che il divorzio possa essere ottenuto.
Non lo voglio, il divorzio.
E allora che cosa vuoi, la separazione?
Affinch lui possa andare a convivere con quella creatura abbandonata
a Londra? A vivere per sempre con lei? E che cosa sarebbe
di me, mi piacerebbe sapere!
Ci sono molte belle case vicino a dove abitiamo io e Carrie.
Avresti il bambino quasi sempre con te, presumo.
E dovrei consentire a Walter di portare donne disgustose in
questa casa, magari? No di certo, non intendo fare il suo gioco
in questo modo!
Be', per tutti i diavoli, Myra, che cosa vuoi?
Myra ricominci a piangere.
Sono cos infelice, Syd, sono cos infelice. Se soltanto Walter
fosse diverso.
Be', non lo , e non lo sar mai. Devi soltanto rassegnarti,
Myra. Hai sposato un uomo che tende a essere un Don Giovanni,
e devi cercare di dimostrarti tollerante. Tu gli vuoi bene. Baciatevi
e ridiventate amici, ecco qual  il mio consiglio. Nessuno
di noi  perfetto. Concessioni reciproche: questa  la cosa importante
da tener presente... concessioni reciproche.
Sua sorella continu a piangere sommessamente.
Il matrimonio  una faccenda delicata continu lo zio Sydney,
in tono riflessivo. Le donne valgono troppo per noi, non c' dubbio.
Suppongo disse Myra, con il pianto nella voce che si dovrebbe
perdonare e perdonare, ancora e ancora.
S, questo  il giusto atteggiamento disse zio Sydney. Le
donne sono angeli, ma gli uomini non lo sono e perci le donne
devono tenere la cosa nel debito conto. Si sono sempre regolate
cos e si regoleranno cos sempre.
I singhiozzi di Myra divennero meno violenti. Lei si stava vedendo,
adesso, nella parte dell'angelo che perdona.
Non  che non faccia tutto il possibile singhiozz. Mando
avanti la casa e sono certa che nessuna donna potrebbe essere
una madre pi devota di me.
Certo che sei una madre devota disse zio Sydney. E il tuo
 uno splendido bambino. Vorrei che anche Carrie e io avessimo
avuto un maschio. Quattro femmine...  un po' troppo. A ogni
modo, continuo a dirle: Avremo pi fortuna la prossima volta,
vecchia mia. Siamo certi tutti e due che stavolta sar un maschio.
Myra si distrasse.
Non lo sapevo. Quando sar?
In giugno.
Carrie come sta?
Ha qualche disturbo alle gambe... gonfiori. Ma riesce a girare
parecchio. Ehi, ciao, ecco lo sbarbatello. Da quanto tempo sei
qui, figliolo mio?
Oh, da un pezzo rispose Vernon. Ero gi qui quando tu sei
entrato.
Sei cos silenzioso si lagn suo zio. Non come le tue cugine.
Il baccano che fanno  quasi insopportabile, a volte, questo
 certo. Cos' che hai l?
Una locomotiva disse Vernon.
Ma no disse lo zio Sydney. Quello  un furgone del latte.
Vernon tacque.
Ehi, disse lo zio Sydney non  un furgone del latte?
No disse Vernon.  una locomotiva.
Nemmeno per sogno.  un furgone del latte. Buffo, no? Tu
dici che  una locomotiva e io dico che  un furgone del latte.
Mi domando chi di noi due abbia ragione.
Poich aveva ragione lui, a Vernon parve che non fosse affatto
necessario rispondere.
 un bambino solenne disse lo zio Sydney, rivolgendosi alla
sorella. Non si rende mai conto di una facezia. Sai, ragazzo mio,
dovrai abituarti a essere preso in giro a scuola.
Davvero? disse Vernon, il quale non riusciva a capire che
cosa c'entrasse questo.
Un ragazzo che riesce ad accettare le prese in giro con una
risata  il tipo che fa strada nella vita disse lo zio Sydney, e di
nuovo fece tintinnare gli spiccioli, stimolato da una logica associazione
di idee.
Vernon lo fissava pensieroso.
A che cosa stai pensando?
A niente rispose il bambino.
Porta la locomotiva sulla terrazza, caro disse Myra.
Vernon obbed.
Mi domando che cosa abbia capito, il tuo bimbetto, di quello che stavamo dicendo mormor Sydney alla sorella.
Oh, non pu aver capito.  troppo piccolo.
Hmmm fece Sydney. Non saprei. Certi bambini capiscono
molte cose... la mia Ethel, per esempio. Ma, d'altro canto, 
una bambina molto, molto sveglia.
Credo che Vernon non si accorga mai di niente disse Myra.
Sotto certi aspetti  quasi una benedizione.
Mammina? domand Vernon, in seguito. Che cosa succeder
in giugno?
In giugno, tesoro?
S. Ne parlavate tu e lo zio Sydney.
Oh! Myra rimase momentaneamente sconcertata. Ecco,
vedi,  un gran segreto...
Davvero? disse Vernon, avidamente.
Lo zio Sydney e la zia Carrie sperano di avere, nel mese di
giugno, un caro piccolo bimbetto. Sar tuo cugino.
Oh fece Vernon, deluso.  tutto qui?
Dopo un minuto o due, domand:
Perch a zia Carrie si sono gonfiate le gambe?
Oh, be', sai: in questi ultimi tempi si  stancata troppo.
Myra pavent altre domande. Cerc di ricordare che cosa si
fossero detti lei e Sydney.
Mammina...
Dimmi, caro.
Zio Sydney e zia Carrie vogliono davvero avere un bambino?
Ma s, certo.
Allora perch aspettano fino a giugno? Perch non lo prendono
subito?
Perch, Vernon,  Dio a disporre. E Dio vuole che lo abbiano
a giugno.
Devono aspettare per un bel pezzo osserv Vernon. Se io
fossi Dio, le manderei subito, le cose alle persone, non appena
le vogliono.
Non devi essere blasfemo, caro disse Myra, con dolcezza.
Vernon tacque. Ma era interdetto. Che cosa voleva dire blasfemo?
Propendeva a ritenere che si trattasse della stessa parola
di cui si era servita la cuoca parlando di suo fratello. Aveva detto
che si trattava dell'uomo pi... qualcosa... del mondo, che non
beveva quasi mai un goccio! Si era espressa come se si fosse trattato
di una cosa molto lodevole. Ma evidentemente mammina
non sembrava pensarla nello stesso modo.
Vernon aggiunse una preghiera in pi, quella sera, alla consueta
invocazione: Dio, benedici mammina e pap e fa' di me
un bravo bambino, amen.
Buon Dio, preg mi manderesti un cucciolo nel mese
di giugno? Ma anche in luglio farebbe lo stesso, se sei molto
occupato.
Ma perch proprio in giugno? domand Miss Robbins. Sei
davvero uno strano bambino. Credevo che il cucciolo lo volessi
subito.
Volerlo subito sarebbe blasfemo disse Vernon, e le rivolse
uno sguardo di rimprovero.
Tutto a un tratto il mondo divenne molto appassionante. C'era
una guerra in Sudafrica, e il babbo stava per andarci!
Tutti erano eccitati e turbati. Vernon aveva sentito parlare
per la prima volta di un certo popolo chiamato i Boeri. Erano
gli uomini contro i quali il babbo stava per andare a combattere.
Suo padre torn a casa per alcuni giorni. Sembrava pi giovane,
pi traboccante di vita e di gran lunga pi allegro. Lui e mammina
erano molto gentili l'uno con l'altra e non accadevano pi
scenate n litigi.
Una o due volte, parve a Vernon, il babbo sembr sulle spine
e innervosito da certe cose dette dalla mamma. Una volta esclam,
irritato:
Per l'amor di Dio, Myra, non continuare a parlare di coraggiosi
eroi che sacrificano la vita per il loro paese. Non riesco a
sopportarlo, questo genere di retorica.
Ma la mamma parve non adirarsi. Si limit a dire:
Non ti piace che dica questo, lo so. Ma  vero.
L'ultima sera prima della partenza, il padre di Vernon invit il
suo figlioletto a fare una passeggiata con lui. Si incamminarono,
a tutta prima silenziosi, ma poi Vernon trov il coraggio di porre
qualche domanda.
Sei contento di andare a fare la guerra, pap?
Molto contento.
 divertente?
Non come tu pensi che sia il divertimento. Ma, in un certo
senso, lo .  entusiasmante. E poi ti allontana dalle cose di
ogni giorno, subito.
Immagino osserv Vernon pensoso che non ci siano signore
a fare la guerra.
Walter Deyre lanci un'occhiata penetrante a suo figlio e un
lieve sorriso gli aleggi sulle labbra. Era fantastico il modo con
il quale a volte il bambino colpiva nel segno, del tutto inconsapevolmente.
Per questo si sta in pace, senza dubbio disse, serio.
Credi che ucciderai molti uomini? domand curioso Vernon.
Suo padre rispose che era impossibile dirlo con precisione in
anticipo.
Spero di s disse Vernon, desideroso che suo padre si coprisse
di gloria. Spero che ne ucciderai cento.
Grazie, vecchio mio.
Immagino... prese a dire Vernon, ma poi si interruppe.
S? lo incoraggi Walter Deyre.
Immagino... che a volte... la gente venga uccisa in guerra.
Walter Deyre afferr il significato della frase ambigua.
A volte disse.
Tu non credi che verrai ucciso, vero?
Potrebbe darsi. Pu capitare a tutti.
Vernon riflett. Poi, confusamente, afferr il significato nascosto
della frase.
Ti spiacerebbe se capitasse a te, babbo?
Potrebbe essere la soluzione migliore mormor Walter Deyre,
pi a se stesso che al bambino.
Io spero che non ti capiti disse Vernon.
Grazie.
Suo padre sorrise lievemente. Il desiderio espresso da Vernon
era sembrato cos educatamente convenzionale! Ci nonostante,
egli non commise l'errore che avrebbe commesso Myra, quello di giudicare il bambino incapace di sentimenti.
Erano arrivati alle rovine dell'abbazia. Il sole stava tramontando.
Padre e figlio si guardarono intorno e Walter Deyre trattenne
il respiro con una lieve sensazione di sofferenza. Forse non sarebbe
mai pi tornato l.
Ho fatto della mia vita un disastro pens. Poi disse:
Vernon?
S, pap?
Se sar ucciso, Abbots Puissants apparterr a te. Questo lo
sai, vero?
S, pap.
Di nuovo il silenzio. Walter Deyre avrebbe voluto dire tante
cose, ma non era abituato a dirle. Si trattava delle cose che non
si traducono in parole. Strano, quanto si sentisse a suo agio con
quel bimbetto, con suo figlio. Forse era stato uno sbaglio non
conoscere meglio il bambino. Avrebbero potuto trascorrere bei
momenti insieme. Si sentiva timido con Vernon, e Vernon era
intimidito da lui. Eppure, in qualche modo, si sentivano stranamente
in armonia. A entrambi non piaceva rivelare quello che
provavano...
Sono affezionato a questa antica dimora disse Walter Deyre.
Spero che ti ci affezionerai anche tu.
S, babbo.
 strano pensare a quei monaci dei tempi antichi, grassi monaci,
che si procuravano il pesce pescandolo essi stessi. Uomini
tranquilli...
Indugiarono l ancora per qualche minuto.
Bene, disse Walter Deyre ora dobbiamo tornare a casa. 
tardi.
Girarono sui tacchi. Walter Deyre raddrizz le spalle. V'era un
addio da superare, un addio emotivo, se conosceva bene Myra...
e lo temeva parecchio. Be', presto tutto sarebbe finito. Gli addii
erano situazioni penose. Meglio non abbandonarsi troppo
alle smancerie; ma, d'altro canto, Myra non sarebbe mai stata di
questo parere, naturalmente.
Povera Myra. Non era stata fortunata, tutto sommato. Una
bella donna, ma lui l'aveva sposata, in realt, per Abbots Puissants;
mentre lei si era sposata per amore. Ecco la radice vera di
tutte le complicazioni.
Bada a tua madre, Vernon disse a un tratto.  stata molto
buona con te.
E, in un certo senso, sper di non tornare mai pi. Sarebbe stato
preferibile. Vernon aveva sua madre.
Eppure, mentre faceva questa riflessione, prov una bizzarra sensazione
di tradimento. Come se stesse abbandonando il bambino.
Walter, esclam Myra non hai salutato Vernon!
Walter guard suo figlio, che rimaneva l in piedi con gli occhi
spalancati.
Arrivederci, vecchio mio. Divertiti.
Arrivederci, babbo.
Tutto si ridusse a questo. Myra era scandalizzata... non voleva
bene al bambino? Non lo aveva nemmeno baciato. Quanto
erano bizzarri i Deyre!... Cos noncuranti. Strano il modo con il
quale i due si erano salutati, limitandosi a un cenno del capo, da
un lato all'altro della stanza. Si somigliavano tanto...
Ma Vernon si disse Myra non crescer come suo padre.
Dalle pareti intorno a lei, altri Deyre la guardarono e sorrisero sardonicamente...
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Due mesi dopo che la nave sulla quale si trovava suo padre
era salpata per il Sudafrica, Vernon and in collegio. Cos
desiderava Walter Deyre, cos egli aveva deciso, e Myra, momentaneamente,
era disposta a considerare legge ogni suo desiderio.
Walter combatteva, era il suo eroe, e lei aveva dimenticato tutto
il resto. In quel periodo si sentiva completamente felice. Lavorava
a maglia confezionando calze per i soldati, partecipava
con veemenza alle campagne contro la vilt e frequentava altre
donne i cui mariti erano andati a loro volta a battersi contro i perfidi e ingrati Boeri.
Separandosi da Vernon prov una sofferenza squisita. Il suo
tesoro, il suo bimbetto, andare cos lontano da lei! Quali sacrifici
devono compiere le madri! Ma cos aveva voluto il padre del bambino.
Povero tesoro, Vernon sarebbe stato tormentato di certo da una
terribile nostalgia della casa. Lei non sopportava neppure di pensarvi.
Ma Vernon non prov alcuna nostalgia della casa. Non era legato
alla madre in modo davvero appassionato. Per tutta la vita
le avrebbe voluto pi bene nei periodi in cui le fosse stato lontano.
Sottrarsi all'atmosfera emotiva che la circondava era per lui un sollievo.
Aveva un carattere che ben si adattava alla vita in collegio. Era
portato per gli sport, aveva modi tranquilli e possedeva una dose
inconsueta di ardimento fisico. Dopo la monotonia tediosa della
vita durante il regno di Miss Robbins, il collegio gli sembrava
una deliziosa novit. Come tutti i Deyre, era assai abile nell'andare
d'accordo con i suoi simili. Faceva amicizia facilmente.
Ma continuava ad avere la reticenza del bambino che cos spesso
rispondeva niente. Tranne che con una o due persone, quella
reticenza lo avrebbe accompagnato per tutta la vita. I suoi amici
a scuola erano ragazzi insieme ai quali faceva cose. I propri pensieri
li teneva per s e li condivideva con una sola persona. Questa
persona entr prestissimo nella sua vita.
Conobbe Josephine durante il suo primissimo periodo di vacanze.
Vernon venne accolto da sua madre con un'esplosione di affetto.
Malgrado queste cose lo mettessero in imbarazzo, sopport
con coraggio. Infine, superate le prime manifestazioni di rapimento, Myra disse:
C' una sorpresa meravigliosa per te, tesoro. Indovina chi si
trova qui? Tua cugina Josephine, la figlioletta di zia Nina! E venuta a stare con noi. Non  meraviglioso?
Vernon non ne era del tutto certo. Avrebbe dovuto pensarci su. Per guadagnare tempo, disse:
Perch  venuta a stare con noi?
Perch sua madre  morta. Si tratta di una situazione terribilmente
triste per lei e dobbiamo essere molto molto gentili e
buoni con Josephine, per compensarla della perdita.
 morta zia Nina?
Gli spiaceva che zia Nina fosse morta. La graziosa zia Nina,
con il fumo che usciva a spirale dalla sigaretta.
S. Naturalmente non puoi ricordarti di lei, tesoro.
Non le confess che la ricordava alla perfezione. Perch si dovrebbero dire certe cose?
Josephine  nella stanza di studio, caro. Va' a cercarla e a fare amicizia con lei.
Vernon si incammin adagio. Non sapeva se fosse contento o
no. Una bambina! Aveva l'et nella quale si disprezzano le bambine.
Considerava quasi una seccatura avere tra i piedi una bimbetta.
D'altro canto, avrebbe potuto essere divertente avere la compagnia
di qualcuno. Dipendeva da com'era la bambina. Avrebbe
dovuto essere gentile con lei, se aveva appena perduto la madre.
Apr la porta della stanza di studio ed entr. Josephine sedeva
sul davanzale della finestra facendo dondolare le gambe. Lo
fiss, e Vernon dimentic il proprio atteggiamento di cortese condiscendenza.
Era una bambina tarchiatella, all'incirca della sua stessa et.
Aveva capelli nerissimi tagliati a frangetta sulla fronte e faceva
sporgere un poco la mascella, con un'aria decisa. La carnagione
era bianchissima e le ciglia erano molto lunghe. Sebbene avesse
appena due mesi meno di Vernon v'era in lei un che di sofisticato,
una sorta di aria annoiata e al tempo stesso di sfida, come se
avesse avuto il doppio dei suoi anni.
Ciao lo salut.
Ciao rispose Vernon, fiocamente.
Continuarono a fissarsi, sospettosi, come sono soliti fare i bambini
e i cani.
Immagino che tu sia mia cugina Josephine disse Vernon.
S, ma sar meglio che mi chiami Joe. Mi chiamano tutti cos.
D'accordo... Joe.
Segu un silenzio. Per riempirlo, Vernon fischiett.
 piuttosto piacevole tornare a casa osserv infine.
 una casa terribilmente allegra disse Joe.
Oh! Ti piace? domand Vernon, cominciando a trovare simpatica
la bambina.
Mi piace moltissimo. Pi di tutti gli altri posti nei quali sono
stata.
Hai abitato in tanti posti?
Oh, s. Prima a Coombes, quando eravamo con il babbo. E
poi a Montecarlo, con il colonnello Anstey. Quindi a Tolone,
con Arthur... e poi in un mucchio di posti in Svizzera, a causa
dei polmoni di Arthur. Infine sono stata per un po' in convento,
dopo la morte di Arthur. La mamma non poteva essere infastidita
da me, in quel periodo. Non mi piaceva molto, il convento...
Le suore erano cos stupide! Mi facevano fare il bagno con
la camicia. Ma poi, dopo la morte della mamma, zia Myra  venuta
a prendermi e mi ha portata qui.
Mi spiace moltissimo... per tua madre, voglio dire mormor
Vernon, goffamente.
S, disse Joe  brutto, in un certo senso... anche se per lei
 stato meglio cos.
Oh! esclam Vernon, colto alquanto di sorpresa.
Non dirlo a zia Myra disse Joe. Credo infatti che si lasci
scandalizzare facilmente dalle cose... un po' come le suore. Bisogna
stare attenti a quello che le si dice. La mamma non mi voleva
un gran bene, sai? Era terribilmente gentile e cos via, ma aveva
sempre una cotta per un uomo o per l'altro. L'ho sentito dire
da qualcuno all'albergo, ed era verissimo. Lei non poteva farne
a meno, naturalmente. Ma  una cosa molto brutta. Io non avr
niente a che fare con gli uomini, quando crescer.
Oh! fece Vernon. Continuava a sentirsi un bimbetto, e per
giunta molto goffo, accanto a quella creatura stupefacente.
Quello che mi piaceva di pi era il colonnello Anstey disse
Joe, rievocando il passato. Ma naturalmente la mamma fugg
con lui soltanto per allontanarsi dal babbo. Con il colonnello
Anstey alloggiavamo in alberghi molto pi belli, mentre Arthur
era poverissimo. Se mai mi prender la cotta per un uomo,
quando crescer, star bene attenta che sia ricco. Tutto diventa
molto pi facile.
Tuo padre non era buono?
Oh! Il babbo era un demonio... cos diceva la mamma. Ci
odiava tutte e due.
Ma perch?
Perplessa, Joe corrug le lisce sopracciglia nere.
Non lo so bene. Credo... credo che c'entrasse, in qualche
modo, il mio arrivo. Credo che avesse dovuto sposare la mamma
perch lei stava per avere me... qualcosa del genere. E questo lo
rendeva furioso.
Si guardarono a vicenda, solenni e perplessi.
Zio Walter si trova in Sudafrica, non  vero? continu Joe.
S. Ho ricevuto tre lettere da lui, in collegio. Lettere divertentissime.
Zio Walter  una cara persona. Gli volevo bene. Venne a trovarci
a Montecarlo.
Una vaga reminiscenza si agit in Vernon. Poi egli ricord; ma
certo: fu quando suo padre voleva che Joe venisse a Abbots Puissants.
Fu lui a prendere gli accordi perch potessi andare in convento
disse Josephine. Secondo la Reverenda Madre era delizioso.
Il vero tipo del gentiluomo inglese di nobile nascita. Che buffo
modo di esprimersi.
Risero entrambi un poco.
Andiamo in giardino, vuoi? propose Vernon.
S, andiamo. Pensa, so dove si trovano quattro nidi diversi.
Ma gli uccelli sono volati via tutti.
Uscirono parlando amichevolmente di uova d'uccelli.
Secondo Myra, Joe era una bambina che lasciava perplessi. Aveva
bei modi, rispondeva prontamente ed educatamente quando le
si rivolgeva la parola e accettava le carezze senza ricambiarle. Era
molto indipendente e faceva ramanzine alla cameriera se le sbrigava
le piccole faccende. Sapeva rammendarsi i vestiti e mantenersi
in ordine e pulita senza che nessuno dovesse dirglielo. Era,
in realt, la bambina sofisticata abituata ai grandi alberghi, una
creatura che Myra non aveva mai conosciuto. La portata delle
sue conoscenze avrebbe inorridito e scandalizzato la zia.
Ma Joe era scaltra e di intelligenza pronta, abituata a giudicare
le persone con le quali aveva a che fare. Ed evitava accuratamente
di scandalizzare zia Myra. Provava, nei suoi confronti,
qualcosa di simile a un cortese disprezzo.
Tua madre disse a Vernon  molto buona... ma anche un
pochino stupida, non  vero?
 bellissima disse Vernon, con foga.
S,  vero riconobbe joe. Bella in tutto tranne le mani. I capelli
sono splendidi. Vorrei averli anch'io i capelli rosso dorati.
Le arrivano sin sotto la vita disse Vernon.
Trovava che Joe fosse una compagna meravigliosa, completamente
diversa dall'idea che si era fatto in precedenza delle ragazze.
Odiava le bambole, non piangeva mai, era forte quanto
lui, se non di pi, e sempre pronta a fare tutto ci che fosse pericoloso.
Insieme si arrampicavano sugli alberi, andavano in bicicletta,
cadevano riportando tagli e bernoccoli e, durante le vacanze
estive, si impadronirono insieme di un nido di vespe, un
successo dovuto pi alla fortuna che all'abilit.
Con Joe, Vernon riusciva a parlare e parlava. Lei gli schiudeva
un mondo nuovo e strano, un mondo dove la gente fuggiva con i
mariti o le mogli altrui, un mondo di danze, di gioco d'azzardo e
di cinismo. Joe aveva voluto bene a sua madre con una tenerezza
protettiva e focosa, tale da invertire, quasi, le parti.
Era troppo dolce e gentile diceva. Io non sar dolce. La
gente  perfida con te, se lo sei. Gli uomini sono tutti bestie, ma
se tu sei bestia prima di loro, allora rigano dritti. S, gli uomini
sono tutti bestie.
Questa  una cosa stupida a dirsi e non credo che sia vera.
Gi, perch anche tu diventerai un uomo.
No, non per questo. E in ogni modo non sono una bestia.
Non lo sei, ma credo che lo sarai una volta cresciuto.
Ma senti, Joe, dovrai pure sposare qualcuno, un giorno, e certo
non penserai che tuo marito sia una bestia.
Perch dovrei sposare qualcuno?
Be', le ragazze si sposano. Non vorrai diventare una vecchia
zitella come Miss Crabtree?
Joe titub. Miss Crabtree era un'anziana zitella molto attiva
nel villaggio; voleva un gran bene ai cari bambini.
Non diventerei una vecchia zitella come lo  Miss Crabtree
disse, senza molta convinzione. Farei... oh, farei altre cose. Suonerei
il violino, o scriverei libri, oppure dipingerei quadri meravigliosi.
Spero che non suonerai il violino disse Vernon.
Invece  proprio quello che mi piacerebbe fare di pi. Perch
odi tanto la musica, Vernon?
Non lo so. La odio e basta. Mi fa sentire orribilmente, dentro.
Che strano. A me d una sensazione piacevole. Che cosa farai
quando sarai grande?
Oh, non lo so. Mi piacerebbe sposare una donna bellissima
e abitare a Abbots Puissants e avere tanti cavalli e tanti cani.
Che barba disse Joe. Credo che non sarebbe affatto eccitante.
Non so se vorrei che tutto fosse molto eccitante osserv Vernon.
Io s! esclam Joe. Voglio che tutto sia eccitante continuamente,
senza un momento di sosta.
Josephine e Vernon potevano giocare con ben pochi altri bambini.
Il vicario, con i cui figli Vernon aveva giocato quando era
pi piccolo, non risiedeva pi l, e il suo successore non era ammogliato.
Quasi tutti i rampolli delle famiglie nella stessa posizione
sociale dei Deyre abitavano troppo lontano e dovevano limitarsi
a qualche visita occasionale.
Faceva eccezione soltanto Nell Vereker. Suo padre, il capitano
Vereker, era l'agente di Lord Coomberleigh. Si trattava di un
uomo alto, curvo, dagli occhi di un color azzurro molto chiaro
e dai modi esitanti. Aveva ottime conoscenze, ma in genere era
un incapace. Sua moglie compensava l'inefficienza di lui. Alta e
imperiosa, si manteneva ancora bella. Aveva i capelli di un color
oro intenso e gli occhi di un azzurro scuro. Era riuscita a spingere
il marito fino alla posizione che occupava adesso e, con gli
stessi sistemi, aveva saputo introdursi nelle migliori famiglie del
vicinato. Era nobile di nascita, ma, come il marito, squattrinata.
Ci nonostante, intendeva avere a ogni costo successo nella vita.
Nell Vereker annoiava a morte sia Vernon sia Joe. Era una
bambina magra e pallida, dai capelli biondi e radi. Aveva le palpebre
lievemente colorate di rosa, come la punta del naso. Non
era capace di far niente, non sapeva correre e nemmeno arrampicarsi.
Indossava sempre vestitini di mussola bianca inamidati
e il suo gioco prediletto era il t delle bambole.
Myra era molto affezionata a Nell. Una piccola dama cos compita!
diceva di lei. Vernon e Joe si dimostravano cortesi e bene
educati quando la signora Vereker veniva per il t insieme a Nell.
Cercavano di escogitare giochi che potessero piacere alla bambina
e solevano gridare di gioia quando infine se ne andava, sedendo
molto impettita accanto alla madre, sulla carrozza presa a nolo.
Le prime voci a proposito di Deerfields giunsero durante il secondo
periodo di vacanze di Vernon, subito dopo il famoso episodio
del nido di vespe.
Deerfields era la propriet adiacente a Abbots Puissants. Apparteneva
all'anziano Sir Charles Alington. Alcuni amici della
signora Deyre vennero a pranzo e si parl della cosa.
 verissimo. L'ho saputo da una fonte assolutamente sicura.
La propriet  stata venduta a quelle persone. S, ebrei. Oh, naturale,
immensamente ricchi. S, a un prezzo fantastico, credo.
Levinne, si chiamano. No, ebrei russi, cos ho sentito dire. Oh,
naturalmente, una cosa del tutto impossibile. Un vero guaio per
Sir Charles, dico io. S, certo, v' anche la propriet nello Yorkshire,
ma mi risulta che lui ha perduto denaro a mucchi, di recente.
No, nessuno andr a far loro visita. Naturale.
Joe e Vernon erano piacevolmente eccitati e ascoltavano avidi
tutti i pettegolezzi concernenti Deerfields. Infine gli sconosciuti
arrivarono e si sistemarono nella propriet. Vi furono altre conversazioni
simili alla prima.
Oh, una situazione assolutamente impossibile, signora Deyre.
Proprio come pensavamo noi. Vien fatto di domandarsi che cosa
credono di fare... Cosa si aspettano?... Secondo me, venderanno
e se ne andranno. S,  una coppia sposata. Hanno un bambino.
Press'a poco della stessa et di Vernon, credo.
Mi domando come siano gli ebrei disse Vernon a Joe. Perch
tutti li hanno in antipatia? In collegio credevamo che un ragazzo
fosse ebreo, ma a colazione mangiava la pancetta, e quindi
non poteva esserlo.
I Levinne risultarono essere un tipo di ebrei molto cristiani.
Vennero in chiesa, la prima domenica; un intero banco era stato
riservato a loro. I fedeli trattennero il respiro, tanto erano curiosi.
Anzitutto entr il signor Levinne, un uomo molto corpulento
e tondeggiante. Indossava un'attillata finanziera e aveva
un naso enorme e la faccia lucida. Poi ecco la signora: una visione
sorprendente. Maniche colossali! Corpo a clessidra! Collane
di diamanti! Un cappello immenso guarnito di piume e, sotto
a esso, neri e compatti boccoli. Insieme a loro v'era un ragazzetto
pi alto di statura di Vernon, dalla faccia allungata e giallognola
e dalle orecchie a sventola.
Una carrozza con tiro a due li aspettava al termine della funzione.
Vi salirono e se ne andarono.
Bene! disse Miss Crabtree.
Si formarono capannelli; tutti parlottavano.
Secondo me  disgustoso disse Joe.
Lei e Vernon si trovavano insieme in giardino.
Che cosa  disgustoso?
Il modo di trattare quella gente.
I Levinne, vuoi dire?
S. Perch sono tutti cos orribili nei loro riguardi?
Be', disse Vernon, sforzandosi di essere del tutto imparziale
avevano un aspetto davvero bizzarro.
Se vuoi saperlo, secondo me le persone sono bestie.
Vernon tacque. Josephine, una ribelle a causa delle circostanze,
continuava a presentargli punti di vista originali.
Quel ragazzo, per esempio continu Joe. Secondo me  simpatico
da matti, anche se ha le orecchie a sventola.
Chiss disse Vernon. Sarebbe bello poter giocare con qualcun
altro. Kate dice che stanno costruendo una piscina a Deerfields.
Devono essere terribilmente, terribilmente ricchi mormor
Joe.
Le ricchezze significavano poco per Vernon. Non aveva mai
pensato a queste cose.
I Levinne continuarono a essere, per qualche tempo, l'argomento
di conversazione pi interessante. Ah, i miglioramenti
che stavano apportando a Deerfields! E quanti operai avevano
fatto venire da Londra!
Un giorno la signora Vereker port Nell al t. Nell, non appena
venne a trovarsi in giardino con loro due, diede notizie di
grande interesse.
Hanno un'automobile!
Un'automobile ?
Le automobili erano, allora, qualcosa di quasi inaudito. Non se
ne era mai vista una da quelle parti. Tempeste di invidia squassarono
Vernon. Un'automobile!
L'automobile e la piscina mormor.
Era troppo.
Non si tratta di una piscina disse Nell.  un giardino
sommerso.
Kate dice che  una piscina.
Il nostro giardiniere dice che  un giardino sommerso.
Che cos' un giardino sommerso?
Non lo so confess Nell. Ma si tratta di questo.
Non ci credo disse Joe. Chi la vorrebbe una cosa stupida
come questa, potendo avere invece una piscina?
Be', il nostro giardiniere dice cos.
So io cosa fare disse Joe, e negli occhi le brill una luce maliziosa.
Andiamo a vedere.
Cosa?
Andiamo a vedere con i nostri occhi.
Oh, ma non possiamo disse Nell.
Perch no? Possiamo passare attraverso i boschi.
Ottima idea approv Vernon. Andiamo.
No, io non voglio venire disse Nell. Mia madre disapproverebbe,
lo so.
Oh, non fare la guastafeste, Nell. Su, vieni.
Mia madre non vorrebbe ripet Nell.
E va bene. Allora aspettaci qui. Non ci metteremo molto.
Gli occhi di Nell si riempirono adagio di lacrime. Non sopportava
di essere piantata in asso. Rimase l in piedi, imbronciata,
spiegazzando il vestito tra le dita.
Non ci metteremo molto ripet Vernon.
Lui e Josephine corsero via. Nell sent che non sarebbe riuscita
a sopportare la solitudine.
Vernon!
Eh?
Aspettami. Vengo anch'io.
Si sent eroica, facendo questo annuncio. Joe e Vernon non
parvero particolarmente colpiti; aspettarono, con manifesta impazienza,
che lei li raggiungesse.
Oh, dunque, disse Vernon il capo sono io. Tutti devono
fare quello che dico io.
Scavalcarono la recinzione del parco e si portarono al riparo
degli alberi. Parlando a bisbigli, corsero tra la vegetazione di sottobosco,
avvicinandosi sempre e sempre pi alla casa. Poi, eccola
profilarsi davanti a loro, a una certa distanza sulla destra.
Dobbiamo andare pi avanti e tenerci un po' pi in alto sul
pendio disse Vernon.
Lo seguirono, obbedienti. E poi, all'improvviso, una voce giunse
alle loro orecchie, da un punto situato pi indietro e pi a sinistra.
Siete in una propriet privata disse la voce.
Si voltarono, spaventati. Era il ragazzo dal viso giallognolo e
dalle grandi orecchie a sventola. Teneva le mani in tasca e li osservava
con un'espressione arrogante.
Siete in una propriet privata ripet.
Un qualcosa nei modi di lui destava un immediato antagonismo.
Anzich dire, come era stato nelle sue intenzioni: Mi dispiace,
Vernon disse: Oh!.
Lui e l'altro ragazzo si squadrarono: lo sguardo gelido e valutativo
di due avversari in un duello.
Veniamo dalla propriet confinante disse Joe.
Ah s? fece il ragazzo. Be', fareste bene a tornarci. Mio padre
e mia madre non vi vogliono qui.
Pronunciando queste parole riusc a essere intollerabilmente
offensivo. Vernon, sgradevolmente consapevole di essere dalla
parte del torto, arross di rabbia.
Potresti esprimerti in un modo pi cortese disse.
Perch dovrei? disse il ragazzo.
Si volt, udendo dei passi avvicinarsi nel folto.
Sei tu, Sam? disse. Scaccia questi marmocchi che hanno
oltrepassato il confine della propriet, ti spiace?
Il guardiano, che lo aveva raggiunto mettendoglisi al fianco,
sorrise e si tocc la fronte. Il ragazzo si allontan, come se la cosa
non rivestisse pi alcun interesse per lui. Il guardiano si volt verso
i bambini e assunse un cipiglio feroce.
Fuori di qui, piccoli furfanti! Vi sguinzaglio dietro i cani se
non filate via subito.
Non abbiamo paura dei cani disse Vernon, altezzosamente,
mentre si voltava per andarsene.
Ah, non ne avete paura, eh? Allora io ho qui un rinoceronte.
Lo libero e ve lo mando dietro seduta stante.
Si allontan a gran passi. Nell, terrorizzata, diede uno strattone
al braccio di Vernon.
 andato a liberarlo strill. Oh, presto! Presto...
Il suo allarmismo fu contagioso. Sul conto dei Levinne erano
state raccontate tante di quelle cose che la minaccia del guardiano
parve plausibilissima ai bambini. Corsero via tutti insieme.
Si gettarono uno dietro l'altro tra i cespugli, aprendosi un varco.
Vernon e Joe erano in testa. Un grido implorante si lev da Nell.
Vernon, Vernon... Oh! Aspettami, per favore! Sono rimasta
impigliata!
Che piaga era, quella Nell! Non sapeva correre, non riusciva a far
niente. Vernon torn indietro, diede un energico strattone al suo
vestitino per liberarlo dai rovi nei quali era rimasto impigliato (non
senza gravi conseguenze per lo stesso vestito) e la rimise in piedi.
Su, avanti, vieni.
Mi manca il respiro, non riesco pi a correre. Oh! Vernon,
sono cos spaventata!
Vieni, su.
Tenendola per mano, la trascin con s. Giunsero davanti
alla recinzione e la scavalcarono.
Ah, be' disse Joe, facendosi vento con un berretto di lino molto
sudicio. Questa s che  stata un'avventura.
Ho il vestitino tutto strappato disse Nell. Adesso che cosa
faccio?
Lo odio, quel ragazzo disse Vernon. E una bestia.
 una bestia bestiale riconobbe Joe. Gli dichiareremo guerra.
Che ne dici?
Ma s!
Come faccio, adesso, con questo vestitino?
 molto imbarazzante il fatto che abbiano un rinoceronte
disse Joe, pensierosa. Credi che Tom Boy lo attaccherebbe, se
lo allenassimo?
Non vorrei che Tom Boy rimanesse ferito disse Vernon.
Tom Boy era il cane della scuderia, un suo grande beniamino.
La mamma aveva sempre posto il veto su un cane in casa e pertanto
Tom Boy costituiva il massimo che Vernon potesse avere
come cane tutto suo.
Chiss che cosa dir la mamma del mio vestitino.
Oh, che barba con questa storia del vestito, Nell. Non  il genere
di vestito con il quale si possa giocare in giardino, del resto.
Dir a tua madre che la colpa  stata mia esclam Vernon,
spazientito. Non fare la bambina.
Ma io sono una bambina disse Nell.
Be', anche Joe  una bambina, ma non si comporta mica come
te. Lei vale sempre quanto un ragazzo.
Nell parve sul punto di piangere, ma, proprio in quel momento,
vennero chiamati dalla casa.
Mi dispiace, signora Vereker disse Vernon. Ho paura di
aver strappato il vestito di Nell.
Vi furono rimproveri da parte di Myra e cortesi proteste da
parte della signora Vereker. Quando Nell e sua madre se ne furono
andate, Myra disse:
Non devi essere cos violento, Vernon, tesoro. Quando una
bimbetta viene da noi a prendere il t, devi trattarla con molta
dolcezza.
Perch dobbiamo invitarla a prendere il t? Non ci piace.
Rovina tutto.
Vernon! Nell  una cos cara bimbetta!
Non  vero, mamma. E orribile.
Vernon!
Be',  cos. E non mi piace neppure sua madre.
La signora Vereker non  molto simpatica nemmeno a me
disse Myra. Ho sempre l'impressione che sia una donna molto
crudele. Per non riesco a immaginare perch a voi bambini
non piaccia Nell. La signora Vereker mi dice che ti  affezionatissima,
Vernon.
Gi, ma io non voglio che lo sia.
E scapp fuori con Joe.
Guerra disse. Ecco che cos'... la guerra! Secondo me, quel
ragazzo, quel Levinne,  in realt un boero camuffato. Dobbiamo
pianificare la nostra campagna militare. Perch  venuto ad abitare
vicino a noi e a rovinare tutto?
La sorta di guerriglia che segu tenne occupati Vernon e Joe nel
modo pi piacevole. Escogitarono ogni sorta di sistemi per molestare
il nemico. Nascosti tra gli alberi, lo bersagliarono con castagne.
Lo colpirono di nascosto, servendosi di cerbottane. Dipinsero
una mano con la vernice rossa e si avvicinarono di nascosto
alla dimora, una sera, dopo che era discesa l'oscurit, lasciando
la mano dipinta sulla soglia di casa con la parola VENDETTA scritta
in stampatello in fondo al foglio.
A volte il loro avversario effettuava rappresaglie dello stesso
genere. Anche lui possedeva una cerbottana e, un giorno, tese
loro un agguato con la canna per annaffiare il giardino.
Le ostilit erano in corso da quasi dieci giorni quando Vernon
si avvicin a Joe che sedeva, con un'aria insolitamente sconsolata,
su un ceppo d'albero.
Ciao, che cos'hai? Credevo che avessi teso un agguato al nemico
con quei pomodori troppo maturi che ci ha dato la cuoca.
Volevo. Voglio dire, ci ho provato.
Che cosa c', Joe?
Mi sono arrampicata su un albero e lui  passato proprio l
sotto. Avrei potuto colpirlo in pieno.
Vorresti dirmi che non lo hai colpito?
No.
E perch mai, si pu sapere?
Joe divent molto rossa in viso e prese a parlare rapidamente.
Non ho potuto. Vedi, lui non sapeva che mi trovavo l, e sembrava...
oh, Vernon! sembrava cos terribilmente solo... come se
odiasse, n pi n meno, ogni cosa. Sai, dev'essere proprio orribile
non avere nessuno con cui divertirsi.
S, ma...
Vernon tacque per mettere ordine nelle proprie idee.
Avevamo detto - non te ne ricordi? - che era tutto uno schifo
continu Joe. Il fatto che la gente fosse cos brutale con i
Levinne, e adesso anche noi siamo brutali come tutti gli altri.
S, ma  stato lui a essere brutale con noi!
Forse non ne aveva l'intenzione.
Questo  assurdo.
No, non lo . Pensa ai cani, come ti mordono se hanno paura
o se sospettano di te. Lui si aspettava, immagino, che saremmo
stati brutali nei suoi riguardi, e ha voluto cominciare per primo.
Diventiamo suoi amici.
Non  possibile, nel bel mezzo di una guerra.
S che si pu. Prepareremo una bandiera bianca e poi tu andrai
avanti con la bandiera chiedendo di parlamentare e vedrai se
 possibile metterci d'accordo su condizioni di pace onorevoli.
Be', disse Vernon non mi dispiacerebbe se ci riuscissimo.
Sarebbe un cambiamento, in ogni modo. Che cosa adoperiamo
come bandiera di tregua, il mio fazzoletto o il tuo grembiulino?
Marciare con la bandiera di tregua fu alquanto eccitante. Di
l a non molto, si imbatterono nel nemico. Il quale li fiss al colmo
dello stupore.
Che cosa c'? domand.
Vogliamo parlamentare rispose Vernon.
Bene, io sono d'accordo disse il ragazzo, dopo un momentaneo
silenzio.
Vogliamo dire questo continu Joe. Se tu sei d'accordo, ci
piacerebbe diventare amici.
Si guardarono l'un l'altro.
Perch volete che diventiamo amici? domand il nemico,
sospettoso.
Sembra una cosa piuttosto stupida disse Vernon essere vicini
di casa e non fare amicizia, non ti sembra?
Chi  stato, di voi due, a pensarlo per primo?
Io disse Joe.
Sent quei piccoli occhi, neri come giaietto, trapanarla. Che
ragazzo strano era. Le grandi orecchie sembravano sporgere pi
che mai.
Va bene disse. Piacerebbe anche a me.
Segu, per un minuto, un silenzio imbarazzato.
Come ti chiami? domand Joe.
Sebastian.
Parlava con una pronuncia appena percettibilmente blesa, tanto
che quasi non lo si notava.
Che nome buffo. Io mi chiamo Joe, e lui Vernon. Studia al
collegio. Ci vai anche tu in collegio?
S, in seguito andr a Eton.
Anch'io disse Vernon.
Di nuovo una lieve ondata di ostilit si gonfi tra loro. Poi scomparve, per non tornare mai pi.
Venite a vedere la nostra piscina disse Sebastian. E riuscita piuttosto bene.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
L'amicizia con Sebastian Levinne si rafforz e crebbe rapidamente.
Per una buona met, tanto entusiasmo era dovuto
alla segretezza che bisognava adottare. La madre di Vernon sarebbe
rimasta inorridita se avesse supposto una cosa simile. Quanto
ai Levinne, senza dubbio la cosa non li avrebbe inorriditi, ma
la loro soddisfazione avrebbe potuto causare conseguenze altrettanto
disastrose.
Quando Vernon si trovava in collegio, il tempo passava con
ali di piombo per la povera Joe, rinchiusa con una governante
che veniva tutte le mattine e disapprovava in modo sottile la
sua schietta e ribelle allieva. Joe viveva soltanto per i periodi di
vacanza. Non appena cominciavano, lei e Vernon si incamminavano
verso un segreto luogo di riunione, laddove nella siepe
si trovava un comodo varco. Avevano inventato tutto un codice
formato da fischi e da molti inutili segnali. A volte Sebastian
arrivava prima dell'ora stabilita e li aspettava disteso sulle felci:
la faccia giallognola e le orecchie sporgenti in strano contrasto
con il vestito sportivo e i pantaloni alla zuava.
Giocavano insieme, ma parlavano, anche. Quanto parlavano!
Sebastian raccontava loro episodi della Russia. E cos loro due
vennero a sapere delle persecuzioni degli ebrei... dei pogrom! Anche
Sebastian non era mai stato in Russia, ma aveva vissuto per
anni tra altri ebrei russi e suo padre era riuscito miracolosamente
a salvare la pelle in un pogrom. A volte Sebastian diceva frasi
in russo, per far piacere a Vernon e a Joe. Tutto era affascinante.
Qui ci odiano tutti disse un giorno Sebastian. Ma non importa.
Non riusciranno a scacciarci, perch mio padre  ricchissimo.
Con il denaro si pu comprare tutto.
V'era in lui una certa strana arroganza.
No, non si pu comprare tutto lo contraddisse Vernon. Il
figlio del vecchio Nicoli  tornato dalla guerra senza una gamba.
Il denaro non potrebbe fargliela ricrescere.
No, riconobbe Sebastian ma non mi riferivo a cose di
questo genere. Il denaro, comunque, ti procurerebbe una bellissima
gamba di legno e il tipo migliore di grucce.
Una volta io ho dovuto camminare con le grucce disse Vernon.
Era piuttosto divertente. E mi curava un'infermiera simpaticissima.
Vedi? Non avresti potuto avere tutto questo se non fossi stato ricco.
Era davvero ricco? Supponeva di s. Non ci aveva mai pensato.
Io vorrei essere ricca disse Joe.
Potrai sposarmi, una volta cresciuta, disse Sebastian e allora lo sarai.
Non sarebbe piacevole per Joe se nessuno volesse pi andare a trovarla obiett Vernon.
A me questo non importerebbe affatto disse Joe. N mi
curerei di quello che potrebbero dire zia Myra e tutti gli altri. Se
volessi, sposerei Sebastian.
Allora la gente verrebbe a trovarla disse Sebastian. Voi
non ve ne rendete conto. Gli ebrei sono enormemente potenti.
Mio padre dice che la gente non pu fare a meno di loro. Ecco
perch Sir Charles Alington ha dovuto venderci Deerfields.
Un improvviso brivido percorse Vernon. Egli sent, senza tradurre
in parole la riflessione, che stava parlando con l'appartenente
a una stirpe nemica. Ma non prov alcun antagonismo nei
confronti di Sebastian. L'ostilit tra loro due apparteneva al passato.
Lui e Sebastian erano amici e, in qualche modo, aveva la
certezza che sarebbe stato cos per sempre.
Il denaro disse Sebastian non serve solo a comprare cose.
 di gran lunga pi utile. E non esercita solo potere sulle persone.
...  in grado di mettere insieme molta bellezza.
Fece un bizzarro gesto, non da inglese, con le mani.
Che cosa intendi domand Vernon con mettere insieme?
Sebastian non sapeva che cosa intendesse. Le parole gli erano
salite spontaneamente alle labbra.
A ogni modo, disse Vernon le cose non sono belle.
S che lo sono. Deerfields  bellissima... anche se certo non
bella come Abbots Puissants.
Quando Abbots Puissants apparterr a me disse Vernon potrai
venire ad abitarvi per tutto il tempo che vorrai. Rimarremo
sempre amici, non  cos? Qualsiasi cosa gli altri possano dire?
Rimarremo sempre amici disse Sebastian.
A poco a poco i Levinne si fecero apprezzare. La chiesa aveva
bisogno di un nuovo organo, e il signor Levinne lo don. I cancelli
di Deerfields vennero spalancati in occasione della scampagnata
dei ragazzi del coro, ai quali furono offerte fragole con
panna. Una somma ingente fu destinata all'associazione sportiva
Primrose. Da qualsiasi parte ci si voltasse, si finiva con l'imbattersi
nell'opulenza e nella generosit dei Levinne.
La gente cominci a dire: S, certo, sono impossibili, per la
signora Levinne  straordinariamente gentile.
E la gente disse anche altre cose.
Oh, naturalmente sono ebrei! Ma  forse assurdo avere dei
pregiudizi. Vi sono state alcune ottime persone tra gli ebrei.
Correva voce che il vicario avesse detto, in risposta: Compreso
Ges Cristo. Ma nessuno ci credeva sul serio. Il vicario
era scapolo - una situazione del tutto inconsueta -, aveva idee
bizzarre per quanto concerneva la santa comunione. E a volte teneva
sermoni del tutto incomprensibili; ma nessuno pensava che
potesse aver detto qualcosa di realmente sacrilego.
Fu il vicario a presentare la signora Levinne al circolo del cucito,
le cui socie si riunivano una volta alla settimana per mandare
generi di conforto ai prodi soldati inglesi in Sudafrica. E il
trovarsi con lei due volte alla settimana fece s, senza dubbio, che
la situazione diventasse imbarazzante.
In ultimo, Lady Coomberleigh, raddolcita dall'immensa donazione
fatta all'associazione sportiva Primrose, si decise a saltare
il fosso e and a farle visita. E dove Lady Coomberleigh si recava, tutti la seguivano.
Non che i Levinne venissero mai considerati intimi amici.
Ma erano stati accettati ufficialmente e si sentiva la gente dire:
Lei  una donna molto gentile, anche se indossa abiti impossibili qui in campagna.
Ma poi accadde anche questo. La signora Levinne era adattabile,
come tutti gli appartenenti alla sua stirpe. Trascorse pochissimo
tempo e si mostr vestita ancor pi alla buona dei suoi vicini.
Joe e Vernon furono invitati solennemente a prendere il t con Sebastian Levinne.
Almeno questa volta dobbiamo andare, suppongo disse
Myra, sospirando. Ma non saremo mai tenuti ad avere con loro
stretti rapporti d'amicizia. Che aspetto strano ha quel ragazzo!
Non sarai mai villano con lui, vero, Vernon caro?
I bambini fecero solennemente la conoscenza ufficiale di Sebastian.
La cosa li divert moltissimo.
Ma la scaltra Joe pensava che la signora Levinne la sapesse pi
lunga della zia Myra, per quanto concerneva la loro amicizia. La
signora Levinne non era una sciocca. Somigliava a Sebastian.
Walter Deyre cadde in battaglia alcune settimane prima che la
guerra terminasse. La sua fine fu prode. Venne colpito mentre
tornava indietro per soccorrere un compagno rimasto ferito sotto
il violento fuoco nemico. Si merit la Victoria Cross alla memoria
e la lettera che il suo colonnello scrisse a Myra venne conservata
da lei come l'oggetto che le era pi caro.
Non ho mai conosciuto nessuno scriveva il colonnello che
affrontasse cos impavidamente il pericolo. I suoi uomini lo adoravano
e lo avrebbero seguito ovunque. Ha posto ripetutamente
a repentaglio la vita nel modo pi prode. Lei pu davvero esserne fiera.
Myra lesse pi volte quella lettera. Poi la lesse a tutte le sue
amiche. In questo modo dimentic il lieve risentimento dovuto
al fatto che suo marito non aveva lasciato n una lettera n un'ultima parola per lei.
Ma, essendo un Deyre, non avrebbe mai fatto niente di simile disse a se stessa.
Eppure Walter Deyre aveva lasciato una lettera nell'eventualit
che dovessi perdere la vita. Ma non era indirizzata a Myra e
lei non lo seppe mai. Era straziata dal dolore, eppure felice. Suo
marito le apparteneva nella morte come non le era mai appartenuto
nella vita e, grazie alla facilit con la quale immaginava
che le cose fossero come lei le voleva, Myra cominci a tessere
una versione persuasiva e romantica della loro vita coniugale mirabilmente felice.
 difficile dire fino a qual punto Vernon fosse stato colpito dalla
morte del padre. Non prov alcuna vera sofferenza. Anzi, venne
reso ancor pi indifferente dal manifesto desiderio di sua madre
di vederlo ostentare la commozione. Era fiero di suo padre.
Tanto fiero da soffrirne, quasi, eppure capiva quello che aveva
inteso dire Joe dichiarando di ritenere preferibile che sua madre
fosse morta. Ricordava con estrema chiarezza quell'ultima passeggiata
serale con suo padre, le cose che lui aveva detto, i sentimenti
che erano venuti a determinarsi tra loro.
Il babbo, lo sapeva, non aveva mai realmente desiderato tornare
dalla guerra. E lui lo compativa. Lo aveva sempre compatito.
Non sapeva perch.
Non era dolore quello che provava per suo padre. Si trattava,
pi che altro, di una sorta di sensazione di solitudine che gli stringeva
il cuore. Il babbo era morto. Zia Nina era morta. Rimaneva
la mamma, naturalmente, ma si trattava di una cosa diversa.
Non riusciva a soddisfare sua madre; non vi era mai riuscito.
Lei non faceva che abbracciarlo, piangergli addosso, dirgli che
dovevano appartenere l'uno all'altra sotto ogni aspetto, ormai. E
lui non poteva confidarle - non ne era semplicemente capace - le
cose che la mamma voleva sentirsi dire. Non riusciva nemmeno a
gettarle le braccia intorno al collo e a ricambiare i suoi abbracci.
Non vedeva l'ora che le vacanze terminassero. Sua madre, con
gli occhi rossi e in gramaglie... il lutto pi stretto che si potesse
portare: opprimeva, in qualche modo.
Il signor Flemming, l'avvocato di Londra, venne per essere
temporaneamente loro ospite, e lo zio Sydney arriv da Birmingham.
Si trattenne per due giorni. Al termine di quel breve periodo
di tempo, Vernon fu chiamato in biblioteca.
I due uomini sedevano al lungo tavolo. Myra occupava una
sedia bassa accanto al fuoco, il fazzoletto premuto sugli occhi.
Bene, ragazzo mio, disse lo zio Sydney dobbiamo parlarti
di qualcosa. Ti piacerebbe venire ad abitare vicino alla zia Carrie
e a me, a Birmingham?
Grazie, rispose Vernon ma preferirei restare qui.
 un po' tetra questa dimora, non ti sembra? disse lo zio.
Be', io ho messo gli occhi su una graziosa casa... non troppo vasta,
ma comoda sotto ogni punto di vista. Avrai vicino a te le
tue cugine con le quali giocare durante le vacanze. A me sembra
un'ottima idea.
Lo  senz'altro rispose Vernon, compito. Ma, davvero, preferirei
restare qui, grazie.
Ah? Hmm disse zio Sydney. Si soffi il naso e sbirci, interrogativamente,
l'avvocato, il quale rispose a quello sguardo con
un lieve cenno d'assenso.
Non  affatto cos semplice, vecchio mio disse zio Sydney.
Penso che tu sia grande abbastanza, ormai, per capirmi se
ti spiegher come stanno le cose. Adesso che tuo padre  morto...
ehm... che ci ha lasciati, Abbots Puissants appartiene a te.
Lo so disse Vernon.
Eh? Come lo sai? Le cameriere hanno parlato?
Me lo ha detto il babbo prima di partire.
Oh! fece lo zio Sydney, colto alquanto di sorpresa. Oh, capisco.
Bene, come dicevo, Abbots Puissants appartiene a te, ma
una dimora come questa richiede molto denaro per essere mantenuta.
Occorre pagare il personale di servizio e cos via, capisci?
E poi esistono quelli che vengono denominati diritti di successione.
Quando qualcuno muore, bisogna versare un sacco di
quattrini al governo.
Orbene, tuo padre non era un uomo ricco. Quando suo padre
mor ed egli venne ad abitare in questa dimora, disponeva di
cos poco denaro che temette di doverla vendere.
Venderla? esclam Vernon, incredulo.
S, non  inalienabile.
Che cosa vuol dire inalienabile?
Il signor Flemming glielo spieg con accuratezza e chiarezza.
Ma... ma... non si vorr venderla adesso?
Vernon fiss l'avvocato con occhi addolorati e imploranti.
No di certo rispose il signor Flemming. La propriet  stata
lasciata a te, e nulla potr essere fatto finch non avrai raggiunto
la maggiore et, vale a dire i ventun anni.
Vernon emise un sospiro di sollievo.
Per, vedi, continu zio Sydney non c' denaro a sufficienza
per continuare a vivere qui. Come ti dicevo, tuo padre sarebbe
stato costretto a vendere. Ma conobbe tua madre, e la spos, e,
fortunatamente, lei disponeva di denaro a sufficienza per mantenere
la dimora. Tuttavia la morte di tuo padre ha cambiato molto
le cose. In primo luogo egli ha lasciato certi... ehm... debiti che
tua madre vuole a tutti i costi pagare.
Myra tir su con il naso. Lo zio Sydney assunse un tono di voce
imbarazzato e si affrett a continuare.
La cosa sensata da fare  affittare Abbots Puissants per un certo
numero di anni... finch tu non avrai compiuto ventun anni,
in effetti. Nel frattempo, chiss? La situazione potrebbe... ehm...
cambiare per il meglio. Naturalmente, tua madre sar pi felice
se abiter vicino ai suoi parenti. Devi pensare a tua madre, sai,
ragazzo mio.
S mormor Vernon. Il babbo me lo ha detto.
Allora  deciso, eh?
Quanto erano crudeli, pens Vernon. Domandarglielo... mentre,
come aveva potuto rendersi conto, non v'era niente da domandargli.
Potevano fare come pi piaceva loro. E ne avevano
tutte le intenzioni. Perch, allora, farlo andare l, e fingere ?
Degli sconosciuti sarebbero venuti ad abitare a Abbots Puissants.
Ma non importava! Un giorno o l'altro avrebbe compiuto ventun
anni.
Tesoro, disse Myra sto facendo tutto questo per te. Vivere
qui senza il babbo sarebbe molto triste, non ti sembra?
Gli tese le braccia, ma Vernon finse di non essersene accorto.
Usc dalla stanza mormorando, a stento:
Grazie, zio Sydney, grazie tante per avermelo detto...
Usc in giardino e cammin finch non arriv all'antica abbazia.
L sedette, il mento poggiato sulle mani.
La mamma potrebbe si disse. Se volesse, potrebbe! Ma preferisce
andare ad abitare in un'orrida casa di mattoni rossi con tubazioni
esterne, come quella di zio Sydney. Abbots Puissants non
le piace, non le  mai piaciuta. Ma non deve fingere che stia facendo
questo per me. Non  vero. Dice cose che non sono vere.
Le ha sempre dette...
Continu a starsene seduto l, pervaso dall'indignazione.
Vernon, Vernon, ti ho cercato dappertutto. Non riuscivo a
immaginare dove ti fossi cacciato. Che cos'hai?
Era Joe. A lei lo disse. Joe avrebbe capito e sarebbe stata comprensiva
con lui. Ma Joe lo sconcert.
Be', perch no? Perch zia Myra non dovrebbe trasferirsi a
Birmingham, se cos vuole? Secondo me, ti stai comportando
irragionevolmente. Perch dovrebbe continuare ad abitare qui
soltanto perch tu possa venirci durante le vacanze? Il denaro 
suo. Perch non dovrebbe spenderlo facendo quello che le piace ?
Ma, Joe, Abbots Puissants...
Be', che cos' Abbots Puissants per zia Myra? Nel profondo
del cuore lei  affezionata a questa dimora press'a poco come lo sei
tu alla casa di zio Sydney a Birmingham. Perch dovrebbe tirare
la cinghia per abitare qui, se non le va? Se tuo padre l'avesse resa
pi felice, qui, forse vorrebbe restarci, ma non  stato cos. Me lo
disse la mamma, una volta. Non  che zia Myra mi piaccia molto.
So che  buona e cos via, ma non le voglio molto bene. Per
posso essere giusta. Il denaro  suo. Questo non puoi ignorarlo.
Vernon la fiss. Erano antagonisti. Ognuno aveva il suo punto
di vista e nessuno dei due riusciva a capire quello dell'altro.
In entrambi ardeva l'indignazione.
Secondo me le donne sono trattate schifosamente disse Joe.
E io sto dalla parte di zia Myra.
E va bene! esclam Vernon. Sta' dalla sua parte! Me ne infischio.
Joe si allontan. Lui rimase l, seduto sul muro in rovina dell'antica abbazia.
Per la prima volta, dubit della vita. Le cose non erano certe.
Come si poteva sapere che cosa sarebbe accaduto?
Al compimento del ventunesimo anno.
S, ma non si poteva essere sicuri! Non si poteva stare tranquilli.
Bastava pensare a quando era stato bambino. La Tata, Dio, il
signor Green. Come erano sembrati tutti immutabili ed eterni.
E adesso erano tutti scomparsi.
Dio, per lo meno, esisteva ancora, presumeva. Ma non si trattava
dello stesso Dio. Non era affatto lo stesso Dio.
Che cosa sarebbe accaduto a tutto il resto, prima che lui compisse
ventun anni? Che cosa - l'idea pi strana di ogni altra - sarebbe accaduto a lui stesso?
Si sent terribilmente solo. Il babbo, zia Nina, morti entrambi.
Restavano soltanto zio Sydney e mammina... e non erano...
non facevano parte... del suo vero mondo. Confuso, interruppe
il corso dei propri pensieri. V'era Joe! Joe capiva. Ma Joe era bizzarra in certe cose.
Poi strinse le mani a pugno. No, tutto sarebbe andato benissimo.
Quando avrebbe compiuto i ventun anni...
...
.
...
LIBRO SECONDO.
...
.
...
NELL.
...
.
...
Capitolo 1.
...
.
...
La stanza era satura di fumo di sigarette. Il fumo formava mulinelli
e si spostava qua e l, formando una tenue bruma azzurrognola.
Attraverso la bruma giungeva il suono di tre voci impegnate
in una discussione concernente il miglioramento del genere
umano e l'incoraggiamento dell'arte: specie dell'arte che sfidava
tutte le convenzioni note.
Sebastian Levinne, addossato alla mensola di marmo scolpito
del caminetto nella casa di citt di sua madre, parlava in modo didattico,
gesticolando con la lunga mano gialla che stringeva la sigaretta.
La tendenza alla pronuncia blesa esisteva ancora, ma si era
di gran lunga attenuata. Quel suo lungo viso giallo e mongolico,
quelle orecchie dall'aria stupita, continuavano a essere all'incirca
uguali a com'erano stati all'et di undici anni. A ventidue anni
egli era lo stesso Sebastian, sicuro di s, percettivo, con lo stesso
amore per la bellezza e lo stesso freddo e infallibile senso di valori.
Davanti a lui, adagiati su due immense poltrone rivestite in
cuoio, si trovavano Vernon e Joe. Molto somiglianti, questi due,
con lo stesso accentuato contrasto bianconero. Ma, come in passato,
quella di Joe era la personalit pi aggressiva, energica, ribelle,
veemente. Vernon, immensamente alto di statura, si appoggiava
pigramente all'indietro sulla poltrona. Le sue lunghe
gambe poggiavano sullo schienale di un'altra poltrona. Soffiava
fuori anelli di fumo, sorrideva, pensieroso, tra s e s. Di tanto
in tanto contribuiva alla conversazione con grugniti o con una
frase breve e pigra.
Questo non renderebbe aveva appena detto Sebastian in
tono decisivo.
Come si era aspettato, Joe si sent subito provocata fino alla
virulenza.
E chi vuole che una cosa renda?  cos... cos putrido... questo
punto di vista! Considerare ogni cosa sotto la prospettiva commerciale!
Non lo sopporto.
Sebastian disse, placido: Questo perch hai una concezione
della vita inguaribilmente romantica. A te piace che i poeti
muoiano di fame nelle soffitte, che gli artisti fatichino senza essere
riconosciuti e che gli scultori vengano ammirati soltanto
dopo la loro morte.
Be',  quello che succede. Sempre!
No, non sempre. Molto frequentemente, forse. Ma non  necessario
che succeda cos spesso. Questo  il mio punto di vista.
Il mondo non apprezza mai nulla che sia nuovo. Ma io dico
che si potrebbe fargli apprezzare le novit. Prendendolo dal verso
giusto, vi si potrebbe riuscire. Per bisogna sapere esattamente
che cosa passer e che cosa rester.
Questo  un compromesso mormor Vernon, in modo appena
percettibile.
 buon senso! Perch dovrei perdere denaro puntando sul
mio giudizio?
Oh, Sebastian! grid Joe. Tu... tu...
Ebreo! disse Sebastian, placido.  questo che intendevi.
Be', noi ebrei abbiamo buon gusto. Sappiamo quando una cosa 
bella e quando non lo . Non ci basiamo sulle mode. Ci basiamo
sul nostro giudizio, e risulta che abbiamo ragione! La gente vede
sempre l'aspetto finanziario della cosa, ma c' anche l'altro.
Vernon grugn. Sebastian continu.
Quello di cui stiamo parlando ha due aspetti - vi sono persone
che stanno pensando a cose nuove, a modi nuovi di fare
le cose di un tempo, a teorie completamente nuove... e che non
riescono ad affermarsi perch la gente ha paura di tutto ci che
costituisce una novit. E vi sono altre persone... quelle che sanno
cosa ha sempre voluto il pubblico e continuano a darglielo, perch
 pi sicuro e consente un guadagno certo. Ma esiste anche
un terzo aspetto: trovare cose che siano nuove e belle e puntare
su di esse. Questo  quanto far. Diriger una galleria di dipinti
in Bond Street - ho firmato ieri gli atti - e un paio di teatri... E
in seguito voglio dirigere un qualche tipo di settimanale, su basi
completamente diverse da tutto ci che  stato fatto fino a ora.
Non solo, ma far in modo che tutto renda. Ammiro ogni sorta
di cose, cose che soltanto poche persone colte ammirerebbero...
ma non mi occuper di esse. Tutto quello di cui mi occuper dovr
avere un successo popolare. Perdiana, Joe, non ti rendi conto
che una met dello spasso della cosa consiste nel farla rendere?
Nel giustificare te stesso con il successo?
Joe scosse la testa, per nulla persuasa.
Ti occuperai davvero di tutte queste cose? domand Vernon.
Entrambi i cugini guardarono Sebastian con una sfumatura di
invidia. Strano, e alquanto meraviglioso, trovarsi nella situazione
del buon Sebastian. Suo padre era morto alcuni anni prima. E Sebastian,
a ventidue anni, possedeva tanti di quei milioni da togliere
il respiro soltanto a pensarvi.
L'amicizia con Sebastian, iniziata tutti quegli anni prima a
Abbots Puissants, era continuata divenendo ancora pi salda. Lui e
Vernon avevano continuato a essere amici a Eton, per poi studiare
nello stesso collegio universitario a Cambridge. Durante le vacanze,
erano riusciti a trascorrere parecchio tempo insieme tutti e tre.
E la scultura? domand Joe a un tratto.  compresa?
Naturale. Ci tieni ancora a imparare a scolpire?
Eccome.  la sola cosa che mi stia realmente a cuore.
Vi fu, da parte di Vernon, un beffardo scoppio di ilarit.
Gi. E di che cosa si tratter, l'anno prossimo? Sarai una delirante
poetessa o che altro?
Occorre un po' di tempo per scoprire la propria vera vocazione
disse Joe, dignitosamente. Ma questa volta dico proprio
sul serio.
Dici sempre sul serio ribatt Vernon. In ogni modo, grazie
al cielo, hai rinunciato a quel maledetto violino.
Perch odi tanto la musica, Vernon?
Non lo so. L'ho sempre odiata.
Joe torn a voltarsi verso Sebastian. Inconsapevolmente, la sua
voce assunse un tono diverso. Suon, sia pure appena, forzata.
Che cosa pensi del lavoro di Paul La Marre? Vernon e io ci
siamo recati nel suo studio, domenica scorsa.
Non ha nerbo fu la succinta risposta di Sebastian.
Un lieve rossore afflu alle gote di Joe.
La pensi cos solo perch non capisci quello cui sta mirando.
Secondo me  meraviglioso.
Anemico disse Sebastian, imperturbabile.
Sebastian, secondo me a volte sei semplicemente odioso.
Soltanto perch La Marre ha il coraggio di discostarsi dalla
tradizione...
Non si tratta affatto di questo disse Sebastian. Uno scultore
pu discostarsi dalla tradizione modellando una forma di
formaggio Stilton e sostenendo che si tratta del suo concetto di
una ninfa al bagno. Ma, se non riesce a convincere e a colpire te,
cos facendo, ha fallito. Limitarsi a fare le cose in modo diverso
da chiunque altro non  genialit. Nove volte su dieci si tratta
semplicemente del tentativo di arrivare a una facile notoriet.
La porta si apr e la signora Levinne fece capolino nella stanza.
Il t  pronto, miei cari disse, e rivolse loro un sorriso radioso.
Una perla nera di giaietto le ciondolava e scintillava sull'immenso
petto. Sulla sua complicata acconciatura troneggiava un
grande cappello nero guarnito con piume. Lei sembrava il simbolo
perfetto della prosperit materiale. Il suo sguardo indugi
adorante su Sebastian. I giovani si alzarono e si accinsero a seguirla.
Sebastian disse, a voce bassa, a Joe:
Joe... non sei arrabbiata con me, vero?
Improvvisamente vi fu qualcosa di giovanile e di patetico nella
sua voce: un tono di supplica che lo rivelava immaturo e vulnerabile.
Un momento prima egli era stato il dominatore che imponeva
la legge con assoluta sicurezza.
Perch dovrei esserlo? disse Joe, gelida.
And verso la porta senza degnarlo di uno sguardo. Gli occhi
di Sebastian indugiarono ansiosi su di lei. Lei possedeva quella
bellezza bruna e magnetica che matura presto. Aveva la pelle di
un bianco spento e le ciglia erano cos folte e scure da sembrare
di giaietto contro il colore delicato delle gote. V'era un qualcosa
di magico nel suo modo di muoversi, un che di languido e di
appassionato ancora del tutto inconsapevole del proprio fascino.
Sebbene lei fosse la pi giovane dei tre, avendo appena compiuto
vent'anni, era al contempo la pi matura. Ai suoi occhi Vernon
e Sebastian continuavano a essere due ragazzi, e lei disprezzava i
ragazzi. La bizzarra dedizione di Sebastian, simile a quella di un
cane, la irritava. Le piacevano gli uomini esperti, gli uomini capaci
di dire cose eccitanti, non del tutto comprensibili. Per un
attimo, abbass le bianche palpebre, ricordando Paul La Marre.
Il salotto della signora Levinne era un curioso miscuglio di pura
e vistosa opulenza e di un buon gusto quasi austero. L'opulenza
la si doveva a lei - le piacevano i tendaggi di velluto, i cuscini
vistosi, i marmi e le dorature -, il buon gusto era di Sebastian.
Era stato lui a togliere dalle pareti una miscellanea di croste
e a sostituirle con due dipinti di sua scelta. Sua madre si era riconciliata
con la loro semplicit (come la definiva lei) grazie
alle somme enormi che erano costati. L'antico paravento spagnolo
di cuoio era uno dei doni fattile dal figlio, come lo squisito
vaso cloisonn.
Seduta dietro un vassoio d'argento insolitamente massiccio, la
signora Levinne sollev la teiera con entrambe le mani e diede
l'avvio alla conversazione ponendo una domanda con la sua pronuncia
appena blesa.
Come sta la tua cara mamma? Non viene mai in citt, da
qualche tempo. Dille da parte mia che finir per arrugginire.
Rise, una risatina allegra e nasale.
Non mi sono mai pentita di avere questa casa di citt, oltre
alla dimora di campagna. Deerfields  perfetta, ma ci vuole anche
un po' di vita. E, tra non molto, Sebastian torner a casa definitivamente.
E ne ha di progetti! Bene, bene, suo padre era tale
e quale. Concludeva affari sconsigliati da tutti e, anzich perdere
quattrini, raddoppiava o triplicava ogni volta le somme investite.
Era un uomo scaltro, il mio povero Yakob.
Sebastian pens:
Vorrei che non dicesse queste cose. Sono proprio le osservazioni
che Joe invariabilmente odia. Joe ce l'ha sempre con me,
in questo periodo.
La signora Levinne continu:
Ho un palco per la rappresentazione di Re in Arcadia, mercoled
sera. Che cosa ne dite, miei cari? Verrete?
Sono spiacentissimo, signora Levinne disse Vernon. Vorrei
che ci fosse possibile. Ma domani andiamo a Birmingham.
Oh! Tornate a casa.
S.
Perch non aveva detto torniamo a casa? Perch la cosa suonava
cos bizzarra alle sue orecchie? Esisteva una sola casa, naturalmente,
Abbots Puissants. La casa! Una strana parola, cos carica
di tanti significati. Gli ricord le parole ridicole di una canzone
che uno degli ammiratori di Joe soleva ragliare (che orrenda
melodia era quella! ) tastandosi il colletto e contemplandola con
un'aria sentimentale. La casa, amore,  dove si trova il cuore,
ovunque il cuore possa essere...
Ma in tal caso la sua casa avrebbe dovuto essere a Birmingham,
dove si trovava la mamma.
Prov quella vaga sensazione di inquietudine che sempre lo
pervadeva quando pensava a sua madre. Le voleva un gran bene,
naturalmente. Le madri, inutile dirlo, erano creature alle quali
non si potevano spiegare le cose, non capivano mai. Ma lui le voleva
ugualmente un gran bene - sarebbe stato contro natura non
volergliene. Come lei diceva cos spesso, non aveva altri che lui.
A un tratto, un minuscolo folletto parve balzare nella mente
di Vernon. Il folletto disse, all'improvviso e inaspettatamente:
Che idiozie vai contando? Lei ha la casa e le cameriere con
le quali parlare e da tiranneggiare; e le amiche con cui pettegolare,
e i suoi parenti. Tutto questo le mancherebbe di gran lunga
pi di quanto potresti mancarle tu. Ti vuole bene, ma prova una
sensazione di sollievo quando torni a Cambridge. E il suo sollievo
non  mai tanto grande quanto il tuo!.
Vernon! Era la voce di Joe, resa tagliente dall'irritazione. A
che cosa stai pensando? La signora Levinne ti ha posto una domanda
su Abbots Puissants. Vuole sapere se  ancora affittata.
Era una fortuna il fatto che, quando la gente domandava: A
cosa stai pensando?, non avesse la bench minima intenzione di
volerlo sapere davvero! Ci nonostante, potevi sempre rispondere:
A niente di importante, proprio come, da piccolo, avevi
risposto: A niente.
Rispose alle domande della signora Levinne e le promise di riferire
da parte sua varie cose alla madre.
Poi Sebastian li accompagn fino alla porta di casa, si scambiarono
un ultimo saluto e uscirono nelle vie di Londra. Joe fiut
l'aria con un'espressione estatica.
Quanto mi piace Londra! Sai, Vernon, ho deciso. Verr a studiare
a Londra. Questa volta punter i piedi con zia Myra. E nemmeno
andr a stare con zia Ethel. Avr un alloggio tutto mio.
Non puoi far questo, Joe. Le ragazze non si comportano cos.
S, invece. Potrei coabitare con un'altra ragazza o con altre ragazze.
Ma stare con zia Ethel, che continua a domandarmi dove
vado, e con chi... No, proprio non riesco a sopportarlo. E, in ogni
modo, lei non mi pu soffrire perch dice che sono una suffragetta.
La zia Ethel alla quale si riferivano era la sorella di zia Carrie,
una zia d'acquisto. Per il momento alloggiavano in casa sua.
Oh, a proposito, continu Joe devi farmi un favore, Vernon.
Quale?
Domani nel pomeriggio la signora Cartwright vuole condurmi
a un concerto, il concerto titanico, credendo di farmi chiss
quale piacere.
Ebbene?
Ebbene, io non voglio andarci, ecco tutto.
Be', potresti addurre qualche pretesto.
Non  cos facile. Vedi, la zia Ethel deve credere che io mi
sia recata al concerto. Non voglio che riesca a scoprire dove
sono andata.
Vernon fischi.
Oh! Sicch le cose stanno in questo modo? Cosa vuoi combinare
in realt, Joe? Di che si tratta, questa volta?
Si tratta di La Marre, se proprio ci tieni a saperlo.
Quel fanfarone.
Non  un fanfarone.  meraviglioso. Tu non sai quanto sia
meraviglioso.
Vernon sorrise.
No, non lo so proprio. I francesi non mi piacciono.
Sei cos orribilmente insulare! Ma non importa se ti piace o
meno. Mi porta con l'automobile in campagna, nella casa di un
amico dove si trova il suo chef d'oeuvre. Ci tengo tanto ad andare
e tu sai benissimo che zia Ethel non me lo consentirebbe mai.
Non dovresti andartene a zonzo in campagna con un tipo simile.
Non fare lo sciocco, Vernon. Non lo sai che sono capace di
badare a me stessa?
Oh, presumo di s.
Non sono una di quelle stupidelle che non sanno niente di
niente.
Non capisco, per, come potrei esserti utile io.
Ecco, vedi, nella voce di Joe affior una traccia d'ansia tu
devi andare al concerto.
No, questo proprio no. Lo sai che odio la musica.
Oh, devi andarci, Vernon.  l'unica soluzione possibile. Se le
dicessi che non posso andare, lei telefonerebbe alla zia Ethel per
invitare una delle ragazze, e allora tutto salterebbe fuori. Ma se
andrai tu all'appuntamento al posto mio - devo incontrarmi con
lei all'Albert Hall - ed escogiterai un pretesto qualsiasi, tutto filer
liscio. La zia ti vuole un gran bene. Tu le piaci molto pi di me.
Ma non posso soffrire la musica.
Lo so. Per puoi sopportarla almeno per un pomeriggio. Per
un'ora e mezzo. Tutto si ridurr a questo.
Oh, al diavolo, Joe, non voglio andarci.
Gli trem la mano, tanto era irritato. Joe lo fiss meravigliata.
Sei davvero buffo per quanto concerne la musica, Vernon!
Non ho mai conosciuto nessuno che... be', s, che la odi come
te. La maggior parte delle persone si limita a essere indifferente
nei riguardi della musica. Per penso proprio che dovresti andare...
sai bene che io faccio sempre piaceri a te.
E va bene disse Vernon, brusco.
Niente da fare. Bisognava che andasse. Joe e lui si spalleggiavano
sempre. In fin dei conti, come Joe aveva detto, si sarebbe trattato
soltanto di un'ora e mezzo. Perch doveva provare l'impressione
di aver preso una decisione di gran momento? Il cuore gli
pesava come piombo. Sembrava sprofondargli dentro, fino alle
scarpe. Non voleva andare... oh! Proprio non voleva andare...
Meglio non pensarci... come quando ci si deve recare dal dentista.
Costrinse la propria mente a pensare ad altro. Joe alz gli
occhi di scatto, udendolo ridacchiare.
Che cosa c'?
Stavo pensando a te quando eri bambina. Cos enfatica nel
dichiarare che non avresti mai avuto niente a che fare con gli
uomini. E adesso sei sempre in compagnia di uomini, uno dopo
l'altro. Ti innamori e ti disamori circa una volta al mese.
Non essere cos sgradevole, Vernon. Quelle erano soltanto
fantasie di una stupida bimbetta. La Marre dice che, se si ha del
temperamento, succede sempre cos... ma la vera, grande passione
 qualcosa di completamente diverso, quando arriva.
Be', non farti prendere da una grande passione per La Marre.
Joe non rispose. Di l a poco, disse:
Io non sono come mia madre. La mamma era... be', cos malleabile
con gli uomini. Cedeva sempre, con loro... avrebbe fatto qualsiasi
cosa per gli uomini dei quali si innamorava. Io non sono cos.
No disse Vernon, dopo aver riflettuto un momento. Non
credo che tu sia come lei. Non ti rovinerai la vita come fece tua
madre. Ma potresti rovinartela in un altro modo.
In quale modo?
Non saprei. Sposando qualcuno persuasa di avere una grande
passione per lui, soltanto perch tutti gli altri lo hanno in antipatia,
e poi litigando per tutta la vita. Oppure decidendo di andare
a vivere con un uomo soltanto perch persuasa che il libero
amore sia una bella idea.
Lo .
Oh, non sto dicendo che non lo sia... anche se, in effetti,
personalmente penso sia antisociale. Ma  inutile, tu sei sempre
la stessa. Se qualcuno ti proibisce qualcosa, la vuoi immancabilmente
fare, anche se in realt non desideri affatto farla. Non ho
saputo esprimermi bene, ma tu sai quello che voglio dire.
Il mio solo, vero desiderio  fare qualcosa! Diventare una
grande scultrice...
Questo perch ti sei presa una cotta per La Marre...
Niente affatto. Oh! Vernon, perch sei sempre cos insopportabile?
Io ho sempre voluto fare qualcosa... sempre... sempre! Lo
dicevo anche a Abbots Puissants.
E strano, osserv Vernon, pensieroso anche il buon Sebastian
diceva allora quasi le stesse cose che dice adesso. Forse non
si cambia tanto quanto si crede.
Tu sostenevi che avresti sposato una donna bellissima per poi
restare sempre a Abbots Puissants osserv Joe, con un lieve tono
di scherno nella voce. Questa non continuer a essere l'ambizione
della tua vita, vero?
Si potrebbe fare di peggio rispose Vernon.
Pigrizia... vera e propria pigrizia!
Joe lo fiss, manifestamente spazientita. Lei e Vernon erano
cos simili sotto certi aspetti, e cos diversi sotto altri!
Vernon stava pensando: Abbots Puissants. Tra un anno, avr
compiuto i ventun anni".
Passarono accanto a un comizio dell'esercito della salvezza.
Joe si ferm. Un uomo magro, pallido in viso, si trovava in piedi
su una cassa. La sua voce, acuta e rauca, giungeva fino a loro
echeggiando.
Perch non volete essere salvati? Perch non volete? Ges
vi vuole! Ges vi vuole. L'uomo sottolineava in modo tremendo
quel vuole. S, fratelli e sorelle, e vi dir un'altra cosa. Voi
volete Ges. Non siete disposti ad ammetterlo con voi stessi,
gli voltate le spalle, avete paura - ecco di che si tratta, avete
paura perch lo volete cos fortemente -, lo volete e non lo sapete!
L'uomo agitava le braccia e il suo volto pallido sembrava
radioso d'estasi. Ma lo saprete... lo saprete... vi sono cose alle
quali non si pu sfuggire per sempre. Parl pi adagio, quasi
minacciosamente. Io ti dico che questa notte stessa l'anima tua
ti sar richiesta...
Vernon si allontan, percorso da un lieve brivido. Una donna,
ai margini della ressa, si lasci sfuggire un singhiozzo isterico.
Disgustoso fece Joe, il naso in aria, con un'inclinazione
sprezzante del capo. Indecente e isterico! Per quanto mi concerne,
non vedo come ogni essere razionale non possa non essere
ateo.
Vernon sorrise, ma non disse nulla. Ricordava il periodo - anni
prima - durante il quale Joe si era alzata presto ogni giorno per
andare ad assistere alla prima funzione in chiesa e, ogni venerd,
si era limitata a mangiare un uovo sodo, con una certa
ostentazione, e nella chiesa di San Bartolomeo era rimasta
immobile e come affascinata ascoltando i sermoni assai poco
interessanti, ma severamente dogmatici, dell'avvenente padre
Cuthbert.
Mi domando parl a voce alta che cosa si possa provare
venendo salvati.
Erano le sei e mezzo del pomeriggio dell'indomani quando Joe
torn dalla sua furtiva gita di piacere. La zia Ethel le si fece incontro
all'ingresso.
Dov' Vernon? domand Joe, temendo che le venisse domandato
se il concerto le era piaciuto.
 tornato circa mezz'ora fa. Ha detto di star bene, ma mi 
sembrato indisposto.
Oh! Joe sgran gli occhi. Dov'? In camera sua? Vado subito
a vedere come sta.
S, vorrei proprio che andassi da lui, cara. Aveva davvero
una brutta cera.
Joe sal di corsa le scale, buss appena alla porta di Vernon
ed entr. Egli sedeva sul letto e un qualcosa nel suo aspetto spavent
la ragazza. Non aveva mai visto Vernon con quella faccia.
Vernon, che cosa c'?
Lui non le rispose. Aveva l'espressione stordita di chi ha subito
uno choc terribile. Si sarebbe detto che fosse troppo lontano
per poter essere raggiunto da mere parole.
Vernon. Joe lo scroll per la spalla. Che cos'hai?
Egli la ud, questa volta.
Niente.
Deve esserti accaduto qualcosa. Hai l'aria... hai l'aria...
Le parole non sarebbero riuscite a descrivere l'aspetto che aveva.
Joe rinunci.
Niente ripet lui, stancamente.
Lei gli sedette accanto sul letto.
Raccontami fece con dolcezza, ma anche con decisione.
Vernon emise un lungo e tremulo sospiro.
Joe, ti ricordi l'uomo che abbiamo visto ieri?
Quale uomo?
Quel tipo dell'esercito della salvezza... le frasi trite che pronunciava.
E quella bella citazione della Bibbia: Io ti dico che questa
notte stessa l'anima tua ti sar richiesta!. E io, in seguito, ho detto
che mi domandavo cosa si potesse provare venendo salvati.
Cos, tanto per dire. Be', ora lo so!
Joe lo fiss. Vernon. Ah, ma questo era impossibile!
Vuoi dire, vuoi dire... In qualche modo, le riusc difficile trovare
le parole. Vuoi dire che sei diventato religioso, improvvisamente,
come succede a certe persone?
Nel momento stesso in cui la pronunciava, sent che la frase
era ridicola. Prov una sensazione di sollievo quando lui scoppi
improvvisamente a ridere.
Religioso? Buon Dio, no! O forse si tratta di religiosit, per
certe persone? Mi domando... No, voglio dire... Esit, poi mormor
la parola molto sommessamente, come se non osasse pronunciarla.
 la musica...
La musica? Lei continuava a essere del tutto in alto mare.
S. Joe, ricordi l'infermiera Frances?
L'infermiera Frances? No, non credo. Chi era?
Ma certo che non puoi ricordarla. Non eri ancora arrivata.
Fu quando mi ruppi una gamba. Ho sempre ricordato qualcosa
che mi disse. Che non si deve aver fretta di fuggire le cose prima
di averle osservate bene. Be',  quello che  accaduto a me oggi.
Non sono pi potuto fuggire. Sono stato costretto a osservare e
ascoltare. Joe, la musica  la cosa pi meravigliosa del mondo...
Ma... ma... hai sempre detto...
Lo so. Ecco perch  stato per me uno choc cos terribile. Non
voglio dire che la musica sia meravigliosa gi adesso, ma potrebbe
esserlo... se fosse come deve essere! Le piccole componenti di
un brano musicale sono laide.  come avvicinarsi a un dipinto
e vedere una brutta chiazza grigia di colore. Ma allontanati ed
essa assume il giusto posto e il giusto valore, come l'ombra pi
meravigliosa che si possa immaginare. La musica deve essere un
insieme di suoni. Continuo a pensare che un violino sia orribile
e un pianoforte bestiale. Ma in un certo senso, sono utili, presumo.
In ogni modo... oh! Joe, la musica potrebbe essere assolutamente
meravigliosa... so che potrebbe esserlo.
Josephine tacque, disorientata. Capiva, adesso, che cosa aveva
inteso dire Vernon con le sue prime parole. Sul volto di lui
era dipinta la bizzarra e sognante esultanza che si accomuna al
fervore religioso. Eppure Joe si sentiva un po' impaurita. Il volto
di Vernon aveva sempre espresso ben poco. Ma ora, lei pens,
esprimeva troppo. Era un volto peggiorato o migliorato, a seconda
di come si sceglieva di guardarlo.
Vernon continuava a parlare, non tanto rivolgendosi a lei
quanto a se stesso.
V'erano nove orchestre. Tutte insieme! Il suono pu essere
maestoso se ce n' abbastanza. Non mi riferisco soltanto all'intensit
sonora. La cosa diventa pi manifesta quando la musica
 sommessa. Ma deve esserci abbastanza suono. Non so che cosa
abbiano suonato: credo niente che fosse vera musica. Ma lasciava
capire... lasciava capire...
Volse verso di lei gli occhi luminosi, entusiasti.
Vi sono tante cose da sapere, da imparare. Non voglio suonare
strumenti, questo mai. Ma voglio sapere tutto il possibile di
ogni strumento. Che cosa pu fare, quali sono i suoi limiti, quali
le sue possibilit. E le note, anche. Vi sono note che nessuno impiega.
Note che si dovrebbero impiegare. Esistono, lo so. Lo sai
che cos' attualmente la musica, Joe?  come i piccoli e tozzi pilastri
normanni nella cripta della cattedrale di Gloucester.  ai
suoi inizi, ecco tutto.
Poi sedette silenzioso, proteso in avanti con un'aria sognante.
Be', io penso che tu sia completamente impazzito disse Joe.
Cerc, volutamente, di far s che la sua voce suonasse pratica
e decisa. Ma, pur non volendolo, era colpita. Quella convinzione
cos ardente, cos incandescente. E lei che aveva sempre
giudicato Vernon piuttosto retrogrado, reazionario, pieno di pregiudizi,
privo di immaginazione.
Devo cominciare a imparare. Al pi presto possibile. Oh, 
terribile avere sprecato vent'anni!
Assurdo disse Joe. Non avresti potuto studiare musica quando
eri un poppante nella culla.
Lui sorrise di queste parole. A poco a poco stava emergendo
dallo stato di trance.
Credi che sia impazzito? Immagino di dare questa impressione.
Ma non sono pazzo. E... oh, Joe!  un sollievo meraviglioso.
Come se avessi simulato per anni e ora non dovessi pi fingere.
Ho avuto una paura terribile della musica, sempre. Ora...
Sedette pi impettito, raddrizz le spalle.
Ora lavorer, lavorer come un negro. Imparer a conoscere
a menadito ogni strumento. A proposito, devono esservi pi
strumenti al mondo, molti di pi. Dovrebbe esservene uno che
emette un suono lamentoso. L'ho udito in qualche posto. Ce ne
vorrebbero dieci, o quindici. E una cinquantina di arpe...
Sempre seduto sulla sponda del letto, pianific con compostezza
particolari che a Joe sembravano pure assurdit. Eppure, risultava
manifesto che, nell'immaginazione di lui, un certo evento
appariva con assoluta chiarezza.
Tra dieci minuti sar l'ora di cena gli ramment Joe, timidamente.
Oh! Davvero? Che seccatura! Voglio restare qui e riflettere
e udire cose nella mia mente. Di' a zia Ethel che ho il mal di
capo o che ho avuto il voltastomaco. In effetti, credo di essere
sul punto di vomitare.
E, in qualche modo, questo colp Joe pi di ogni altra cosa. Era,
questa, una circostanza familiare. Quando qualcosa ti sconvolgeva
moltissimo, o piacevolmente, o dolorosamente, ti prendeva
sempre la nausea. Era capitato anche a lei molte volte.
Indugi sulla soglia, esitando. Vernon era scivolato di nuovo
nella sua astrazione. Che aria strana aveva, sembrava completamente
diverso. Come se... come se... Josephine cerc le parole
adatte. Come se, improvvisamente, fosse diventato vivo.
Era un po' spaventata.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
Carey Lodge era il nome della dimora di Myra. Si trovava a
una dozzina di chilometri da Birmingham. Una sottile sensazione
di sconforto gravava invariabilmente su Vernon quando
si avvicinava a Carey Lodge. Odiava quella casa, ne odiava
le opulente comodit, le spesse moquette di un rosso acceso, il
vestibolo, le stampe sportive scelte con cura che adornavano la
sala da pranzo, la sovrabbondanza di ninnoli che riempiva il salotto.
Ma odiava davvero questi oggetti, oppure i fatti che si celavano
dietro a essi?
Si interrog, sforzandosi, per la prima volta, di essere sincero
con se stesso. Non era forse vero che non sopportava di vedere
sua madre cos a suo agio l, cos placidamente soddisfatta l?
Gli piaceva pensare a lei nei termini di Abbots Puissants. Amava
pensarla una profuga, come lui stesso.
Ma Myra non lo era! Abbots Puissants era stata per lei quello che potrebbe essere un regno straniero per la consorte del sovrano.
Si era sentita importante, l, e compiaciuta di se stessa.
Tutto, in quella dimora, era stato nuovo ed eccitante. Ma non si
trattava della casa.
Myra accolse il figlio con una affettuosit stravagante, come
sempre. Lui si augur che non fosse cos. Sotto certi aspetti, la
cosa gli rendeva difficile come non mai ricambiare. Quando si
trovava lontano da lei, immaginava di essere affettuoso con sua
madre. Quando era con lei, questa fantasia si dileguava.
Myra Deyre era parecchio cambiata da quando aveva lasciato
Abbots Puissants. Era molto ingrassata. Aveva striature grigie sugli
splendidi capelli rosso dorati. Anche l'espressione del viso era
diversa, al contempo pi soddisfatta e pi placida. Si notava adesso
una netta somiglianza tra lei e suo fratello Sydney.
Ti sei divertito a Londra? Mi fa molto piacere.  cos eccitante
riavere con me il mio bel figliolone! Ho continuato a dire
a tutti quanto ero ansiosa di riaverti qui. Le madri sono creature sciocche, vero?
Vernon pens che, s, lo erano alquanto. Poi si vergogn di se stesso.
 un gran piacere rivederti, mamma farfugli.
Joe disse: Hai una cera splendida, zia Myra.
In realt, non mi sono sentita troppo bene, mia cara. Credo
che il dottor Grey non si renda ben conto di quello che ho. Mi
risulta che un nuovo medico - il dottor Littleworth - ha appena
sostituito il dottor Armstrong. Dicono che  straordinariamente
abile. Io sono certa che i miei disturbi dipendano dal cuore... E
quando il dottor Grey afferma che si tratta di indigestione, dice soltanto assurdit.
L'argomento l'aveva colmata di animazione. La propria salute
era sempre importantissima per Myra.
Mary se n' andata... la cameriera. Mi ha davvero delusa molto,
quella ragazza. Dopo tutto quello che avevo fatto per lei!
Il cicaleccio continu e continu. Joe e Vernon ascoltavano
distrattamente. La mente di entrambi era colma della consapevolezza
della loro superiorit. Grazie al cielo, appartenevano a
una nuova generazione, pi illuminata, di gran lunga estranea a
quell'importanza attribuita ai particolari domestici. Per loro si
spalancava un mondo nuovo e splendido. E compativano profondamente
e con tutto il cuore la soddisfatta creatura che se ne stava l a cicalare.
Joe pens:
Povera, povera zia Myra. Cos terribilmente femmina!  logico
che zio Walter non la sopportasse. Ma lei non ne ha colpa.
Ha ricevuto un'educazione sbagliata, le hanno insegnato a credere
che conti soltanto la vita domestica. E ora eccola qui, ancora
giovane, in realt - o per lo meno non terribilmente vecchia -,
incapace di fare qualsiasi cosa tranne che starsene in casa a pettegolare
e pensare alla servit e preoccuparsi per la propria salute.
Se soltanto fosse venuta al mondo vent'anni dopo, avrebbe
potuto essere felice e libera e indipendente per tutta la vita.
E, siccome provava un'intensa compassione per l'inconsapevole
zia, rispondeva con dolcezza e fingeva un interessamento che non provava di certo.
Vernon pens:
Ma la mamma  sempre stata come adesso? In qualche modo
non sembrava cos a Abbots Puissants. O forse io ero troppo bambino
per potermene accorgere?  vergognoso da parte mia criticarla,
dopo che  sempre stata cos buona con me. Vorrei soltanto
che non continuasse a trattarmi come se avessi circa sei anni.
Oh, be', presumo che non possa farne a meno. Credo che non
mi ammoglier mai...
E a un tratto, indotto a ci da un intenso nervosismo, proruppe:
Senti, mamma, sto pensando di iscrivermi alla facolt di musica,
a Cambridge.
Ecco, la verit era saltata fuori! Lo aveva detto.
Myra, distolta dal suo racconto concernente la cuoca degli
Armstrong, disse, vagamente:
Ma, caro, hai sempre avuto cos poca tendenza per la musica!
Sei sempre stato del tutto irragionevole, al riguardo.
Lo so disse Vernon, brusco. Ma a volte si cambia idea sulle
cose.
Bene, mi fa molto piacere, caro. Quando ero una ragazza
suonavo anch'io pezzi molto brillanti. Ma, una volta sposate, non
si continua mai niente.
S. Ed  una vergogna esclam Joe, con fervore. Io non ho
intenzione di sposarmi. Ma se dovessi prendere marito, non rinuncerei
mai alla mia carriera. E questo mi ricorda, zia Myra, che
devo assolutamente andare a studiare a Londra se voglio imparare
a scolpire.
Sono certa che il signor Bradford...
Oh, all'inferno il signor Bradford! Scusami, zia Myra, ma tu
non capisci. Devo studiare, moltissimo. E devo essere indipendente.
Potrei condividere un alloggio con qualche altra ragazza...
Joe, tesoro, non essere assurda. Myra rise. Ho bisogno della
mia piccola Joe, qui. Per me tu sei sempre una figlia, sai, Joe cara.
Josephine stava fremendo.
Sto dicendo sul serio, zia Myra. Si tratta di tutta la mia vita.
Questa tragica asserzione riusc soltanto a far ridere pi che
mai la zia.
Le ragazze la pensano spesso cos. Suvvia, non roviniamo
questa lieta serata litigando.
Ma prenderai in seria considerazione la cosa?
Dobbiamo sentire che cosa ne dice zio Sydney.
Ma lui non c'entra affatto! Non  mio zio. Certo, se voglio
posso prendere il mio denaro...
Il denaro non  precisamente tuo, Joe. Tuo padre lo manda a
me per le spese di mantenimento - anche se sarei dispostissima
a tenerti qui senza alcun assegno - e sa che tu sei trattata come
si deve e al sicuro, in casa mia.
Allora farei meglio a scrivere al babbo, presumo.
Lo disse coraggiosamente, ma le si strinse il cuore. In dieci
anni, aveva visto suo padre due volte, e l'antagonismo di un
tempo continuava tra loro. L'attuale sistemazione faceva senza
dubbio comodo al maggiore Waite. Con poche centinaia di
sterline l'anno egli si liberava del problema di sua figlia. Ma Josephine
non possedeva denaro suo. E dubitava molto che suo
padre le avrebbe passato un assegno qualora lei, decisa a condurre
un'esistenza indipendente, avesse rinunciato all'ospitalit
di zia Myra.
Vernon le mormor:
Non essere cos impaziente, accidenti, Joe. Aspetta che io
abbia compiuto i ventun anni.
Questo la rasseren un poco. Poteva sempre contare su Vernon.
Myra domand a Vernon come stessero i Levinne. Era migliorata
l'asma della signora Levinne? Era vero che ormai rimanevano
quasi sempre a Londra?
No, non credo rispose lui. Naturalmente, non vanno quasi
mai a Deerfields durante l'inverno, ma hanno trascorso l tutto
l'autunno. Sar bello averli come vicini di casa quando torneremo
a Abbots Puissants, no?
Sua madre trasal, e disse con una nota di agitazione nella voce:
Oh, s. Sar bellissimo.
Poi aggiunse, quasi immediatamente:
Tuo zio viene qui a prendere il t. Porta Enid con s. A proposito,
io non ceno pi; credo proprio che giovi alla mia salute
limitarmi a uno spuntino alle sei.
Oh! fece Vernon, colto alquanto di sorpresa.
Era irragionevolmente prevenuto contro gli spuntini. Non gli
piaceva che al t si accompagnassero uova strapazzate e nutriente
plumcake. Perch sua madre non poteva consumare pasti normali
come tutti gli altri? D'altro canto, zio Sydney e zia Carrie
sostituivano sempre la cena con il t. Accidenti allo zio Sydney!
La colpa era tutta sua.
A questo punto vi fu un intoppo nelle sue riflessioni. La colpa
di che cosa? Non riusc a rispondere a se stesso... proprio non lo
sapeva. Ma, in ogni modo, quando lui e sua madre fossero tornati
a Abbots Puissants, tutto sarebbe stato diverso.
Lo zio Sydney arriv molto presto: cordiale, espansivo e un po'
pi grasso di un tempo. Lo accompagnava Enid, la terza delle
sue figliole. Le due maggiori erano maritate e le due minori studiavano
in casa.
Lo zio Sydney traboccava di lazzi e di spiritosaggini. Myra contempl
ammirata suo fratello. Davvero non esisteva nessuno come
lui. Syd sapeva mettere le cose in moto.
Vernon rise educatamente dei lazzi dello zio, che in cuor suo
giudicava al contempo stupidi e noiosi.
Mi domando da chi lo compri il tabacco, a Cambridge disse
zio Sydney. Da qualche bella ragazza, scommetto. Ah-ah! Il
ragazzo  arrossito. E diventato proprio rosso.
Stupido vecchio idiota pens Vernon, sdegnosamente.
E tu da chi lo compri il tabacco, zio Sydney? domand Joe,
entrando validamente in lizza.
Ah-ah! sghignazz zio Sydney questa  buona! Sei una ragazza
in gamba, Joe. Ma non riferiremo la risposta a tua zia Carrie,
eh?
Enid parlava pochissimo, ma ridacchiava molto.
Dovresti scrivere a tuo cugino disse zio Sydney. Gli piacerebbe
ricevere una lettera da te, non  vero, Vernon?
Alquanto disse Vernon.
Ecco, vedi? disse zio Sydney. Che cosa ti dicevo, signorinella
mia? La bambina avrebbe voluto scriverti, ma  timida. Ha
sempre pensato molto a te, Vernon. Per io non devo rivelare
segreti, eh, Enid?
In seguito, una volta terminato il pesante ed eterogeneo pasto,
lo zio parl a lungo con Vernon della prosperit della sua
azienda.
 in pieno boom, ragazzo mio, in pieno boom.
Si addentr in lunghe spiegazioni di carattere finanziario. Gli
utili erano raddoppiati, stava ampliando la sede, e cos via.
Vernon preferiva di gran lunga questo genere di conversazione.
Poich non era minimamente interessato, poteva distrarsi
e pensare ad altro. Bastava solo un monosillabo incoraggiante
di tanto in tanto.
Lo zio Sydney continu a parlare, sviluppando il tema affascinante
del potere e della gloria della sua azienda, la Bent. Amen.
Vernon pens al libro sugli strumenti musicali che aveva acquistato
quel mattino e letto durante il viaggio in treno. V'era
una tremenda infinit di cose da sapere. Gli oboi... sentiva gi
che avrebbe avuto idee nuove per quanto concerneva gli oboi. E
le viole. S, senza dubbio anche per quanto concerneva le viole.
La parlantina di zio Sydney serviva da piacevole accompagnamento,
come un remoto sottofondo di contrabbassi.
Infine zio Sydney disse che doveva andare. Seguirono altre facezie.
Avrebbe dovuto, o no, Vernon, dare a Enid il bacio della
buonanotte?
Quanto era stupida, la gente, pens Vernon. Grazie a Dio, di
l a poco sarebbe potuto salire in camera sua.
Myra emise un sospiro di lieta soddisfazione mentre la porta
di casa si chiudeva.
Santo cielo, mormor vorrei che tuo padre fosse stato qui.
Abbiamo trascorso una serata talmente piacevole! Se la sarebbe
goduta.
Per fortuna non poteva esserci disse Vernon. Non mi
sembra di ricordare che lui e zio Sydney andassero molto d'accordo.
Eri appena un bimbetto. Non avrebbero potuto essere pi
amici di cos, e tuo padre era sempre felice quando lo ero io. Oh,
buon Dio, come eravamo felici insieme.
Si port il fazzoletto agli occhi. Vernon la fiss. Questo  uno
splendido esempio di lealt. Ma poi, a un tratto, cambi idea:
No, non lo . Lei crede sul serio a quello che dice.
Myra continu in tono sognante, rievocando il passato.
Tu non hai mai voluto bene a tuo padre, Vernon. E credo che
questo lo abbia addolorato, a volte. In cambio eri devotissimo a
me. In modo addirittura ridicolo.
Vernon disse a un tratto, con violenza, e con la strana sensazione
di difendere suo padre, esprimendosi in questo modo:
Il babbo era un bruto con te.
Vernon, come osi dire una cosa simile? Tuo padre era l'uomo
migliore del mondo.
Lo fiss con un'aria di sfida. E lui pens: Sta vedendo se stessa
come un'eroina. "Fino a qual punto pu essere meraviglioso
l'amore di una donna... capace di proteggere i defunti"... qualcosa
del genere. Oh! Odio tutto questo. Lo odio.
Farfugli qualcosa, baci sua madre e sal per andare a coricarsi.
Pi tardi, quella sera, Joe buss alla porta della sua camera e venne
invitata a entrare. Vernon si trovava allungato su una poltrona.
Il libro degli strumenti musicali era sul pavimento accanto a lui.
Ciao, Joe. Dio, che serata bestiale.
Te la sei presa tanto?
Tu no? Era tutto falso. Che somaro  lo zio Sydney. Quelle battute idiote! Tutte cos volgari.
Hmmm fece Joe. Sedette pensierosa sul letto e accese una sigaretta.
Non sei d'accordo?
S... o almeno lo sono sotto un aspetto.
Sputa fuori disse Vernon, incoraggiante.
Ecco, voglio dire questo, loro sono felici.
Chi?
Zia Myra. Zio Sydney. Enid. Sono uniti e felici, completamente soddisfatti l'uno dell'altro. Siamo noi a sbagliare, Vernon.
Tu e io. Abbiamo vissuto qui per tutti questi anni, ma non apparteniamo a questo ambiente. Ecco perch dobbiamo andarcene.
Vernon annu distratto.
S, Joe, hai ragione. Dobbiamo tirarcene fuori.
E sorrise, felice, perch la strada era cos chiara.
Ventun anni... Abbots Puissants... La musica...
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Le spiacerebbe ripetere, avvocato Flemming? Volentieri.
Precise, asciutte, monotone, le parole scaturirono,
una dopo l'altra, dalle labbra dell'anziano avvocato. Il loro
significato era chiaro e inequivocabile! Anche troppo! Non lasciavano
adito ad alcun dubbio.
Vernon stette ad ascoltare. Pallidissimo in viso, si afferrava con
le mani ai braccioli della poltrona sulla quale sedeva.
Non poteva essere vero. Non era possibile! Eppure, in fin dei
conti, il signor Flemming non aveva detto quasi esattamente
le stesse cose anni prima? S, per allora vi erano state le parole
magiche ventun anni alle quali avvinghiarsi. I ventun anni
che, grazie a un benedetto miracolo, avrebbero sistemato ogni
cosa. E invece:
Badi, la situazione  infinitamente migliorata rispetto a com'era
quando manc suo padre; ma  inutile fingere che siamo fuori
dei guai. L'ipoteca...
Senza dubbio, senza alcun dubbio, non gli avevano mai menzionato
un'ipoteca. D'altro canto, non sarebbe servito a un granch,
riteneva, parlarne a un bambino di nove anni. Inutile, comunque,
tentar di aggirare l'ostacolo. La pura e semplice verit era che
non avrebbe potuto permettersi di risiedere a Abbots Puissants.
Aspett che l'avvocato Flemming terminasse, poi disse:
Ma se mia madre...
Ah, certo, se la signora Deyre fosse disposta a... L'avvocato
lasci la frase incompiuta; poi, dopo un breve silenzio, soggiunse:
Tuttavia, se mi  consentito dirlo, ogni qualvolta ho avuto
il piacere di parlare con la signora Deyre, lei mi ha dato l'impressione
di essersi sistemata... sistemata definitivamente. Presumo
lei sappia che, due anni or sono, ha acquistato Carey Lodge?.
Vernon non lo aveva mai saputo. E si rese chiaramente conto
di quello che significava. Perch sua madre non glielo aveva
detto? Non era riuscita a trovarne il coraggio? Lui aveva sempre
dato per certo che sarebbe tornata a Abbots Puissants, non tanto
perch anelasse ad averla laggi, quanto perch si trattava, ovviamente,
della sua vera casa.
Avrebbe potuto esortarla, naturalmente. Supplicarla, nel proprio
interesse, perch ci teneva tanto.
Ma no, mille volte no! Non si possono mendicare favori dalle
persone cui non si vuole bene davvero. E lui non voleva davvero
bene a sua madre. Riteneva di non avergliene mai voluto.
Strano, e triste, e anche un po' spaventoso, eppure cos era.
Se non avesse dovuto rivederla mai pi, gli sarebbe dispiaciuto?
Non proprio. Avrebbe voluto sapere che stava bene ed era felice,
che qualcuno provvedeva alle sue necessit. Ma non ne avrebbe
sentito la mancanza, non avrebbe mai anelato alla sua presenza.
Perch, in un modo bizzarro, in realt lei non gli piaceva. Non sopportava
il contatto delle mani di lei e sempre doveva far forza su se
stesso prima di darle il bacio della buonanotte. Non era mai riuscito
a confidarle niente. Lei non aveva mai capito, n intuito, quello
che lui sentiva. Era stata una madre buona e affettuosa, e non riusciva
nemmeno ad averla in simpatia! La maggior parte delle persone,
riteneva, avrebbero giudicato tutto questo alquanto orribile...
Disse in tono sommesso all'avvocato Flemming:
Ha perfettamente ragione. Sono certo che mia madre non
vorrebbe mai andarsene da Carey Lodge.
Be', lei ha un paio di possibili scelte, signor Deyre. Il maggiore
Salmon, che come lei ben sa ha avuto in affitto la dimora ammobiliata
per tutti questi anni, ci terrebbe molto ad acquistarla...
No! La negazione irruppe da Vernon come un colpo di pistola.
L'avvocato Flemming sorrise.
Ero certo che si sarebbe opposto. E, devo confessarglielo, ne
sono lieto. I Deyre hanno dimorato a Abbots Puissants... ehm...
vediamo... per quasi cinquecento anni. Ci nonostante, verrei
meno ai miei doveri se non le facessi rilevare che il prezzo offerto
 buono e che, se lei dovesse decidere, in seguito, di vendere,
potrebbe non essere facile trovare un acquirente.
 assolutamente escluso.
Benissimo. Allora la cosa migliore da fare, ritengo, consiste
nel tentar di affittare, una volta di pi, la dimora. Il maggiore Salmon
 fermamente deciso ad acquistarne una, e pertanto bisogner
trovare un nuovo inquilino. Ma presumo che non incontreremo
grandi difficolt. Si tratta ora di stabilire: per quanto tempo
vuole affittarla? Dare in affitto la dimora per un altro lungo periodo
di anni non , direi, molto consigliabile.  tutto cos incerto,
nella vita. Chiss, tra qualche anno la situazione potrebbe...
ehm... cambiare radicalmente, e lei sarebbe allora in grado
di andare ad abitare personalmente nella dimora.
Cos sar, infatti, ma non come pensi tu, vecchio tonto si
disse Vernon. Accadr perch sar riuscito a farmi un nome nel
campo della musica. E non in seguito alla morte della mamma.
Spero davvero che possa vivere fino a novantanni. 
Scambi ancora qualche parola con l'avvocato Flemming, poi
si alz per andare.
Temo che questo sia stato un duro colpo per lei disse l'anziano
avvocato, stringendogli la mano.
S, alquanto. Avevo costruito castelli in aria, presumo.
Andr a trascorrere il giorno del suo ventunesimo compleanno
con sua madre, suppongo?
Infatti.
Potrebbe parlare della situazione con suo zio, il signor Bent.
Un uomo d'affari molto scaltro. Ha una figlia all'incirca della sua
stessa et, se non sbaglio?
S, Enid. Le due maggiori sono maritate e le due minori studiano.
Enid ha circa un anno meno di me.
Ah!  molto piacevole avere una cugina della stessa et. Immagino
che la frequenter molto.
Oh, non credo proprio disse perplesso Vernon.
Perch avrebbe dovuto frequentare molto Enid? Era una ragazza
stupida. Ma, naturalmente, l'avvocato Flemming questo
non lo sapeva.
Che buffo vecchio. Perch mai, in nome del cielo, aveva assunto
un'espressione cos furbesca e allusiva?
Bene, mamma. A quanto pare sembra che non sia precisamente
il giovane erede.
Oh, be', caro, non devi stare a crucciarti. Le cose si sistemano
da sole. Devi parlare a lungo con lo zio Sydney.
Sciocchezze! A che cosa gli sarebbe servito parlare a lungo
con lo zio Sydney?
Per fortuna, lei non torn pi su quel tasto. La sorpresa straordinaria
consistette nel fatto che a Joe era stato consentito di fare
a modo suo. Si trovava gi a Londra: alquanto tenuta d'occhio e
sorvegliata,  vero, ma pur sempre vittoriosa.
La madre di Vernon pareva non facesse altro che bisbigliare
misteriosamente con le amiche. Un giorno, inosservato, egli la
sent dire:
S, erano proprio inseparabili. E cos ho ritenuto pi opportuno...
Sarebbe stato un tale peccato...
E quella che Vernon definiva l'altra pettegola disse qualcosa
come cugini in primo grado...  quanto mai sconsigliabile;
dopodich Myra, con un rossore improvviso sulle gote e la voce
pi acuta, esclam:
Oh! Non in tutti i casi, credo.
Chi erano i cugini in primo grado? le domand, in seguito,
Vernon. Che cos'era tutto quel mistero?
Mistero, tesoro? Non so che cosa tu voglia dire.
Be', quando sono entrato hai taciuto, improvvisamente. Non
ho potuto fare a meno di domandarmi di che cosa steste parlando.
Oh, non era niente di interessante. Parlavamo di certe persone
che tu non conosci.
Sembrava alquanto rossa in viso e confusa.
Vernon non era curioso. E non pose altre domande.
Sentiva terribilmente la mancanza di Joe. Senza di lei Carey
Lodge era un vero mortorio. In primo luogo, Enid veniva l pi
frequentemente di quanto avesse mai fatto in passato. Faceva
continue visite a Myra, e Vernon si ritrovava a doverla accompagnare
alla nuova pista per pattini a rotelle, o all'uno o all'altro
ricevimento mortalmente noioso.
Myra disse a Vernon che sarebbe stato bello se avesse invitato
Enid a Cambridge per la settimana di maggio. E insistette a
tal punto che Vernon fin con il cedere. In fin dei conti, la cosa
non rivestiva alcuna importanza. Sebastian avrebbe avuto Joe, e,
quanto a lui, una ragazza o l'altra non faceva differenza.
Ballare era un divertimento alquanto stupido. Era stupido tutto
ci che gli impediva di dedicarsi totalmente alla musica.
La sera prima della sua partenza, lo zio Sydney venne a Carey
Lodge e Myra spinse Vernon nello studio insieme a lui dicendo:
Tuo zio  venuto per farti un discorsetto, Vernon.
Il signor Bent si raschi la gola per un minuto o due, tossicchi,
poi, cosa alquanto sorprendente, arriv subito al sodo. A
Vernon suo zio non era mai riuscito cos simpatico: aveva completamente
accantonato i modi faceti.
Ti dir subito quello che devo dirti, ragazzo mio... ma non voglio
essere interrotto finch non avr finito.  chiaro?
S, zio Sydney.
A farla breve, si tratta di questo: voglio che tu entri a far parte
della mia azienda, la Bent. E ora rammenta quello che ho detto,
nessuna interruzione! So che non hai mai pensato a una simile
possibilit e ritengo che, per il momento, la cosa non ti sembri
molto congeniale. Io sono un uomo di media intelligenza,
ma so rendermi conto delle situazioni quanto chiunque altro. Se
tu avessi un reddito cospicuo e potessi risiedere da gentiluomo
a Abbots Puissants, di questo non si parlerebbe neppure. Me ne
rendo conto. Tu sei della razza di tuo padre. Ma, ci nonostante,
hai anche buon sangue Bent nelle vene, e il sangue non mente.
Io non ho figli maschi. Sono disposto - se tu lo vorrai - a
considerarti mio figlio. Le ragazze hanno la loro dote, e una dote
cospicua, quanto a questo. E bada bene, non si tratter di dover
sgobbare per tutta la vita. Non sono irragionevole e mi rendo conto
quanto te di quello che rappresenta quella tua dimora. Tu sei
giovane. Potrai entrare nell'azienda una volta terminati gli studi
a Cambridge... Bada, ci entrerai incominciando dalla gavetta.
Comincerai con uno stipendio modesto e man mano salirai pi
in alto. Se vorrai ritirarti prima dei quarant'anni, be', padronissimo
di farlo. Sarai diventato ricco, nel frattempo, e potrai tenere
Abbots Puissants come dovrebbe essere tenuta.
Ti sposerai giovane, spero.  un'ottima cosa sposarsi giovani.
Il maggiore dei tuoi figlioli prende il tuo posto, gli altri trovano
un'occupazione di prim'ordine, in modo da poter dimostrare di
che stoffa sono fatti. Io sono fiero della Bent - tanto fiero della
Bent quanto tu lo sei di Abbots Puissants -, ecco perch capisco
quello che provi nei riguardi dell'antica dimora. Non voglio
che tu sia costretto a venderla. A consentire che non appartenga
pi alla famiglia, dopo tanti anni. Sarebbe una vergogna. Bene,
questa  la mia offerta.
 infinitamente gentile da parte tua, zio Sydney... prese a
dire Vernon.
Suo zio alz una grossa e tozza mano e lo tacit.
Non diremo altro, se non ti dispiace. Non voglio una risposta
subito. E, in effetti, non mi occorre. C' tutto il tempo. Quando
tornerai da Cambridge...
Si alz.
Sei stato gentile a invitare Enid per la settimana di maggio.
Enid  eccitatissima. Se tu sapessi che cosa pensa di te quella ragazza,
Vernon, ti inorgogliresti. Oh, be', le ragazze sono ragazze.
Ridendo clamorosamente, sbatt la porta di casa.
Vernon rimase nell'ingresso, accigliato. Era stato davvero gentile,
lo zio Sydney... davvero gentile.
Non che lui avesse intenzione di accettare. Nemmeno tutto
il denaro del mondo sarebbe riuscito a strapparlo alla musica...
E, in qualche modo, avrebbe avuto ugualmente Abbots Puissants.
La settimana di maggio!
Joe e Enid si trovavano a Cambridge. A Vernon era stata appioppata
anche Ethel, come chaperon. Il mondo sembrava essere
abitato in prevalenza da ragazze Bent, in quel momento.
Joe era subito saltata su a dire: Perch, in nome del cielo, hai
invitato Enid?.
Lui aveva risposto: Oh, la mamma ci teneva tanto. La cosa
non ha nessuna importanza, in realt.
Niente rivestiva importanza per Vernon, tranne uno scopo.
Joe ne parl confidenzialmente con Sebastian.
Vernon sta facendo realmente sul serio con questa storia della
musica? Riuscir a essere davvero bravo? O forse si tratta soltanto
di una mania passeggera?
Ma Sebastian si mostr inaspettatamente serio.
La cosa riveste uno straordinario interesse disse. A quanto
posso capire, quello cui sta mirando Vernon  qualcosa di completamente
rivoluzionario. Ora cerca di padroneggiare quelli che si
potrebbero definire gli elementi principali, e li controlla con una
straordinaria rapidit. Il vecchio Coddington lo ammette, sebbene,
naturalmente, irrida le idee di Vernon. O meglio, le schernirebbe
se Vernon fiatasse al riguardo. La persona pi interessata
 l'anziano Jeffries, il professore di matematica! Dice che le idee
di Vernon sulla musica sono quadrimensionali.
Non so se Vernon riuscir mai ad affermarsi. O se sar considerato
un innocuo lunatico. Il margine tra le due cose  molto
stretto, presumo. Il vecchio Jeffries  entusiasta. Ma non lo
incoraggia minimamente. Fa rilevare, e a ragione, che tentar
di scoprire qualcosa di nuovo e di imporlo al mondo  sempre
un compito ingrato e che, con ogni probabilit, le verit che
Vernon sta scoprendo non verranno accettate per almeno altri
duecento anni. E un originale, un vecchio strambo. Non fa
altro che riflettere sulle curve immaginarie nello spazio... cose
del genere.
Ma capisco la sua tesi. Vernon non sta creando qualcosa di
nuovo. Sta scoprendo qualcosa che esiste gi. Un po' come uno
scienziato. Jeffries dice che l'avversione di Vernon per la musica,
da bambino,  comprensibilissima. Al suo orecchio la musica
suona incompleta.  come un'immagine distorta. L'intera prospettiva
 sbagliata. A Vernon deve sembrare, presumo, quello
che sembrerebbe a noi una musica selvaggia... per la maggior parte,
dissonanze insopportabili.
Jeffries trabocca di idee strambe. Toglilo dai suoi quadrati e
cubi, dalle sue figure geometriche e dalla velocit della luce, e impazzisce
completamente. Scrive a un certo tedesco a nome Einstein.
Lo strano  che, sebbene non sia affatto portato per la musica,
riesce a capire esattamente - o almeno cos afferma - quello
cui sta mirando Vernon.
Joe riflett intensamente.
Bene disse infine. Non ho capito una parola di tutto quello
che hai detto. Ma sembra che Vernon potrebbe riuscire.
Sebastian fu scoraggiante.
Questo proprio non lo direi. Vernon pu anche essere un genio,
ma si tratta di tutto un altro paio di maniche. Nessuno gradisce
i geni. D'altro canto, potrebbe anche essere un pochino
matto. Si esprime come se fosse matto, a volte, quando parte in
quarta. Eppure, non so come, provo sempre, in qualche modo,
la sensazione che non si sbagli, che, in qualche modo bizzarro,
sappia quel che dice.
Hai saputo della proposta di zio Sydney?
S. Sembra che Vernon sia deciso molto disinvoltamente a
rinunciare, eppure, sai,  una buona proposta.
Non vorresti che accettasse, per caso? si inalber Joe, lancia
in resta.
Sebastian conserv provocatoriamente la calma.
Non lo so. Bisogna pensarci su. Vernon pu avere teorie meravigliose
a proposito della musica, ma niente dimostra che possa
riuscire un giorno a metterle in pratica.
Sei esasperante disse Joe, voltandogli le spalle.
Sebastian la irritava, ormai. A prevalere su tutto, in lui, sembravano
essere le sue fredde capacit analitiche. Anche se qualcosa
lo entusiasmava, badava bene a non darlo a vedere.
E in quel periodo l'entusiasmo sembrava essere, per Josephine,
la cosa pi necessaria del mondo. Lei aveva una vera passione per
le cause perse, per le minoranze. Difendeva in modo appassionato
i deboli e gli oppressi.
A Sebastian, sembrava a lei, stavano a cuore soltanto i successi.
In cuor suo, lei lo accusava di giudicare tutto e tutti dal punto
di vista del denaro. Quasi sempre, quando si trovavano insieme,
non facevano che discutere e litigare senza posa.
Anche Vernon sembrava lontano da lei. La musica era il solo
argomento del quale volesse parlare, e, per giunta, ne parlava in
modi che non le erano familiari.
Si occupava esclusivamente degli strumenti - del loro scopo
e delle loro possibilit - e il violino, che Joe suonava, sembrava
essere lo strumento che lo interessava di meno. Joe era del tutto
impreparata a parlare di clarinetti, tromboni e fagotti. La massima
ambizione di Vernon, nella vita, sembrava essere quella di
stringere amicizia con suonatori di questi strumenti, cos da poter
acquisire qualche nozione pratica, oltre a quelle teoriche.
Non conosci nessun suonatore di fagotto?
Joe rispose negativamente.
Vernon le disse che avrebbe potuto rendersi utile e cercare di
farsi amico qualche musicista. Anche un corno francese andrebbe
bene soggiunse, suasivo.
Fece scorrere, sperimentalmente, un polpastrello sull'orlo della
vaschetta lavadita. Joe rabbrivid e si piazz entrambe le mani
sulle orecchie. Il suono aumentava di volume. Vernon sorrideva,
sognante e in estasi.
Si dovrebbe poter catturare questo suono e imbrigliarlo. Mi
domando come si potrebbe fare. E un bellissimo suono pieno e
tondo, non ti sembra? Come un circolo.
Sebastian gli strapp a forza la vaschetta lavadita, e lui allora
si aggir nella sala e fece vibrare sperimentalmente vari calici.
Che bello. C' un gran numero di bicchieri in questa sala
disse in tono soddisfatto.
Bella scoperta osserv Joe.
Non ti bastano le campane e il triangolo? domand Sebastian.
E magari un piccolo gong da far vibrare...
No, rispose Vernon mi servono i bicchieri. Mettiamo insieme
i calici veneziani e i calici Waterford. Mi fa piacere che tu
abbia questi gusti estetici, Sebastian. Non hai per caso un bicchiere
da poco che io possa frantumare... tutti quei frammenti
tintinnanti. Una sostanza meravigliosa, il vetro.
La sinfonia dei calici disse Joe, caustica.
Be', perch no? Immagino che qualcuno, a un certo momento,
abbia teso un tratto di budella e constatato che emetteva un
suono schioccante, e che qualcun altro abbia soffiato entro una
canna e gli sia piaciuto il suono che emetteva. Mi domando quando
abbiano pensato per la prima volta di costruire strumenti in
ottone e in altri metalli... presumo che qualche libro lo dica...
L'uovo di Colombo. Tu e i calici di cristallo di Sebastian! Perch
non una lavagna e un gessetto?
Se hai l'una e l'altro...
Non  spassoso? ridacchi Enid. E questo pose termine alla
conversazione. Per il momento, almeno.
Non che Vernon si curasse, in realt, della presenza delle ragazze.
Era di gran lunga troppo calato nelle proprie idee perch
potesse risentirsi. Ridessero pure quanto volevano, Enid e Ethel.
Ma lo turbava lievemente l'assenza di armonia tra Joe e Sebastian.
Loro tre erano sempre stati cos uniti!
Non credo che la bravata vivere la propria vita si addica a
Joe osserv Vernon con il suo amico. Sembra, la maggior parte
delle volte, una gatta infuriata. Non riesco a capire perch la
mamma l'abbia accontentata. Circa sei mesi fa era contrarissima.
Non so davvero immaginare che cosa possa averle fatto cambiare
idea. E tu?
Un sorriso incresp la faccia allungata e giallognola di Sebastian.
Potrei fare una supposizione egli disse.
E cio?
Preferisco non dirtelo. In primo luogo, potrei sbagliarmi; e,
in secondo luogo, non mi piacerebbe interferire con il corso normale
degli eventi.
Questa  la tua mentalit russa tipicamente tortuosa.
Pu darsi.
Vernon non insistette. Era di gran lunga troppo pigro per sondare
motivi che non gli venissero spiegati.
I giorni si susseguivano gli uni agli altri. Loro ballarono, organizzarono
pranzetti, percorsero in automobile, a velocit pazzesche,
le strade di campagna, fumarono e conversarono nell'alloggio di
Vernon, andarono di nuovo a ballare. Era un punto d'onore non
dormire. Alle cinque del mattino si recarono al fiume.
A Vernon doleva il braccio destro. Doveva fare da cavaliere
a Enid, che era una compagna di danze assai poco agile. Ma non
importava. Lo zio Sydney era sembrato soddisfatto e si trattava
di un brav'uomo. Era stato davvero generoso a fargli quella proposta.
Peccato che lui, Vernon, non fosse molto di pi un Bent
e molto di meno un Deyre.
Una vaga reminescenza si agit nella sua mente... qualcuno
aveva detto: I Deyre, Vernon, non sono felici e non riescono
ad avere successo. Non fanno carriera nella vita.... Chi era stato
a dire questo? Una voce di donna... in un giardino... e il fumo
di una sigaretta che si arricciolava nell'aria.
La voce di Sebastian disse: Si sta addormentando. Svegliati,
buono a niente! Dagli un cioccolatino, Enid!.
Un cioccolatino gli saett accanto, rasentandogli la faccia. La
voce ridacchiante di Enid disse:
Non ho mai avuto mira.
Ridacchi di nuovo, come se la cosa le sembrasse esilarante.
Che ragazza noiosa, sempre ridacchiante. E per giunta aveva i
denti sporgenti.
Si sollev sul fianco. Sebbene di solito non apprezzasse molto
le bellezze della natura, quel mattino rimase colpito dalla belt
del mondo. Il fiume chiaro che baluginava... e, qua e l, lungo
le rive, un albero in fiore.
La barca scivolava adagio sul filo della corrente... un mondo
bizzarro, silenzioso, incantato. Per il fatto, egli suppose, che
non si vedevano esseri umani l attorno. A ben pensarci, era
un eccesso di esseri umani a rovinare il mondo. La gente non
faceva che ciarlare e parlare e ridacchiare... e seguitava a domandarti
a che cosa stavi pensando, mentre tu volevi solo essere
lasciato in pace.
Ricordava di averla sempre pensata cos, anche da bambino.
Se soltanto lo avessero lasciato in pace! Sorrise tra s e s, ricordando
i giochi ridicoli che aveva avuto l'abitudine di inventare.
Il signor Green! Ricordava perfettamente il signor Green. E quei
suoi tre compagni di giochi... come li aveva chiamati?
Il buffo mondo di un bimbetto, un mondo di draghi e di principesse
con le quali si mescolavano realt stranamente concrete.
V'era una fiaba che qualcuno gli aveva narrato... quella di un lacero
principe dal piccolo berretto verde e di una principessa rinchiusa
nella torre, i cui capelli, quando li pettinava, erano cos
dorati e splendenti da poter essere visti in quattro regni.
Alz un poco la testa e sbirci la riva del fiume. C'era un barchino
ormeggiato sotto alcuni alberi. Sul barchino si trovavano
quattro persone, ma Vernon ne vide soltanto una.
Una ragazza dal vestito da sera rosa, dai capelli simili a oro filato,
ritta sotto un albero carico di fiori rosei.
Lui la guard e la guard.
Vernon... Joe lo richiam all'ordine toccandolo con un piede.
Non stai dormendo perch hai gli occhi spalancati. Ti  stata
rivolta la parola quattro volte.
Scusami. Stavo guardando quel gruppetto laggi. La ragazza
 alquanto graziosa, non ti sembra?
Cerc di esprimersi con disinvoltura... con noncuranza. Dentro
di lui una voce ribelle stava dicendo:
Graziosa? E adorabile.  la ragazza pi adorabile del mondo.
Voglio conoscerla. Devo conoscerla. La sposer...
joe si sollev sui gomiti, guard ed emise uno strillo.
Oh bella esclam. Credo... ma s, ne sono sicura... Quella
 Nell Vereker...
Impossibile! Non poteva essere. Nell Vereker? La pallida e magra
Nell, con il naso roseo e gli inadatti vestitini inamidati. Di
certo non poteva trattarsi di lei. O era, il tempo, capace di una
burla simile? In tal caso, non si poteva pi essere sicuri di niente.
La Nell di tanto tempo fa... e questa Nell... erano due creature
diverse.
Il mondo intero sembrava un sogno, joe stava dicendo:
Se quella  Nell, devo assolutamente parlarle. Andiamo l.
E poi seguirono i saluti, le esclamazioni, lo stupore.
Oh, ma certo. Josephine Waite. E Vernon! Ne sono passati
di anni, vero?
Aveva una voce molto dolce. Gli occhi fissavano i suoi, ridenti,
un po' timidamente. Adorabile... adorabile... ancor pi bella
di quanto gli fosse parsa. Idiota dalla lingua legata, perch non
riusciva a dire una parola? Qualcosa di brillante, di arguto, qualcosa
che facesse colpo. Che occhi azzurri aveva lei, con quelle
lunghe, soffici ciglia bruno dorate. Era come il fiore che portava
tra i capelli, intatta, primaverile.
Una grande ondata di sconforto gli dilag dentro. Non lo avrebbe
mai sposato. Era mai possibile che lo sposasse? Uno spilungone
goffo, dalla lingua legata, come lui. Gli stava parlando... santo
cielo, doveva sforzarsi di ascoltare quanto gli veniva detto...
di rispondere in modo intelligente.
Partimmo quasi subito dopo di voi. Il babbo lasci il posto.
Vi fu, nella sua mente, un'eco di remoti pettegolezzi.
Vereker  stato licenziato. E un incapace... doveva succedere."
La voce di Nell continuava a parlare... una cos bella voce. Volevi
ascoltare la voce, anzich le parole.
Ora abitiamo a Londra. Il babbo  morto cinque anni fa.
Lui esclam, sentendosi idiota: Oh, mi dispiace, mi dispiace
moltissimo.
Ti dar il nostro indirizzo. Devi venire a trovarci.
Le disse, balbettando, che sperava di rivederla quella sera stessa.
A quale ballo sarebbe andata? Lei glielo spieg. Niente da fare.
Ma la sera seguente, grazie al cielo, sarebbero andati allo stesso
ballo. Vernon si affrett a dirle:
Senti... devi riservarmi una o due danze... devi assolutamente...
non ci vediamo da anni.
Oh! Ma posso? Il suo tono divenne dubbioso.
Ci penser io, in qualche modo. Lascia fare a me.
Poi tutto fin, troppo presto. Vennero scambiati i saluti. E ora
stavano di nuovo risalendo il fiume.
Joe disse, in un tono di voce incredibilmente pratico:
Be', non  strano? Chi avrebbe mai creduto che Nell Vereker
sarebbe diventata cos bella? Chiss se continua a essere
una buona a niente come allora?
Sacrilegio! Lui si sent lontanissimo da Joe, a oceani di distanza
da lei. Joe non capiva proprio niente.
Sarebbe mai stata disposta, Nell, a sposarlo? Lo avrebbe voluto?
Con ogni probabilit non lo avrebbe mai degnato di uno sguardo.
Chiss quanti giovanotti erano innamorati di lei.
Si sent in preda a un avvilimento terribile. La disperazione pi
nera lo pervase.
Stava ballando con lei. Non aveva mai immaginato che si potesse
essere cos felici. Nell era leggera come una piuma, come un
petalo di rosa tra le sue braccia. Indossava di nuovo un vestito
rosa... un altro vestito. Le turbinava tutto attorno.
Se soltanto la vita avesse potuto continuare cos per sempre...
per sempre.
Ma, naturalmente, questo non accadeva mai. Dopo quello che
a Vernon parve appena un secondo, la musica cess. Ora sedevano
uno accanto all'altra.
Avrebbe voluto dirle mille cose... ma non sapeva come cominciare.
Ud se stesso dire cose stupide a proposito della pista
da ballo e della musica.
Idiota... indicibile idiota! Di l a pochi minuti sarebbe cominciata
una nuova danza. E qualcuno gli avrebbe sottratto Nell. Doveva
escogitare un qualche piano... un qualche modo per rivederla.
Lei stava parlando... chiacchiere sconnesse, tra un ballo e l'altro.
Londra... la stagione mondana. Cosa orribile a pensarsi... andava
a ballare una sera dopo l'altra... anche a tre balli nella stessa
sera, a volte. Ed ecco che lui era come impastoiato. Nell avrebbe
sposato qualcun altro... sarebbe stato qualche uomo ricco, arguto,
divertente a rapirla.
Farfugli qualcosa dicendo che sarebbe andato a Londra. E lei
gli diede l'indirizzo. Disse che sua madre sarebbe stata lieta di rivederlo.
Vernon annot l'indirizzo.
La musica ricominci. Vernon disse, disperatamente:
Nell... senti, posso chiamarti Nell, vero?
Ma certo. Lei rise. Ricordi che mi sollevasti oltre la recinzione
il giorno in cui credevamo di essere inseguiti da un rinoceronte?
E dire, egli ricord, che l'aveva giudicata una scocciatrice.
Nell! Una scocciatrice!
Nell continu: Pensavo, allora, che eri meraviglioso, Vernon.
Davvero? Davvero aveva pensato questo? Ma ora non poteva
pi credere che fosse meraviglioso. E di nuovo affond nella
disperazione.
Dovevo... dovevo essere, presumo, un orribile furfantello
farfugli.
Perch non riusciva a essere intelligente e spiritoso e a dire
cose argute?
Oh, eri un tesoro. Sebastian non  cambiato molto, vero?
Sebastian. Lo chiamava Sebastian. Be', era naturale, pens...
dato che chiamava lui Vernon. Quale fortuna che Sebastian avesse
occhi soltanto per Joe. Sebastian, con tutto il suo denaro e la
sua intelligenza. Si domand se piacesse a Nell.
Le sue orecchie si riconoscerebbero ovunque! disse Nell,
con una risatina.
Vernon si sent pi tranquillo. Aveva dimenticato le orecchie
di Sebastian. Nessuna ragazza che notasse le orecchie di Sebastian
avrebbe potuto innamorarsi di lui. Povero, buon Sebastian:
una vera iella avere l'handicap di quelle orecchie.
Vide il successivo cavaliere di Nell avvicinarsi. Si affrett a
dire, tutto d'un fiato:
Oh, senti,  stato meraviglioso rivederti, Nell. Non dimenticarti
di me, vuoi? Verr a Londra. E...  stato terribilmente bello
rivederti. (Oh, maledizione, questo l'ho gi detto!) S, dico...
splendido, n pi n meno. Tu non puoi sapere. Ma non dimenticherai,
vero?
Si era gi allontanata da lui. La vide piroettare tra le braccia
di Barnard. Certo, non avrebbe potuto innamorarsi di Barnard,
quell'assoluto idiota.
Lo sguardo di lei incroci il suo oltre la spalla di Barnard. Poi
Nell gli sorrise.
Vernon torn a essere in paradiso. Le piaceva, sapeva di
piacerle. Nell gli aveva sorriso...
La settimana di maggio era trascorsa. Seduto a un tavolino, Vernon
stava scrivendo.
Caro zio Sydney,
ho riflettuto sulla tua proposta e mi piacerebbe entrare nella
Bent, se ancora mi vuoi. Temo che sar alquanto incapace, ma
cercher senz'altro di fare del mio meglio. Continuo a pensare che
sia stata un'offerta infinitamente generosa da parte tua.
Si interruppe. Sebastian stava camminando avanti e indietro,
irrequieto. E quel suo andirivieni disturbava Vernon.
Per amor del cielo, mettiti a sedere gli disse, con l'irritazione
nella voce. Che diavolo hai?
Niente.
Sebastian sedette, insolitamente remissivo. Caric e accese la
pipa. Poi, da dietro il riparo di una nuvola di fumo, parl.
Ehi, senti Vernon, ho chiesto a Joe di sposarmi, quell'ultima
sera. Ha rifiutato.
Oh! Che iella! esclam Vernon, cercando di distogliere i
propri pensieri dalla lettera e di essere comprensivo. Forse cambier
idea soggiunse, vagamente. Dicono che le ragazze si comportano cos.
Colpa dei maledetti quattrini disse Sebastian, irosamente.
Quali maledetti quattrini?
I miei. Quando eravamo bambini, Joe diceva sempre che mi
avrebbe sposato. Le piaccio, sono sicuro di piacerle. Ma ora, tutto
quello che dico, e faccio, le sembra sempre sbagliato. Se soltanto
fossi perseguitato, o trattato con disprezzo, o se fossi socialmente
indesiderabile, allora credo che mi sposerebbe subito.
Deve sempre stare dalla parte perdente, lei. In un certo senso si
tratta di un merito straordinario; ma si pu portarlo a un eccesso
che lo rende maledettamente illogico. Joe  illogica.
Hmmm fece Vernon, piuttosto vago.
Era egoisticamente calato nelle proprie vicende. Gli sembrava
curioso che Sebastian dovesse tenerci tanto a sposare Joe. V'erano
innumerevoli altre ragazze che sarebbero andate altrettanto
bene per lui. Rilesse la lettera e aggiunse un'altra frase.
Lavorer come un negro.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Ci occorre un altro uomo disse la signora Vereker. Le sue
sopracciglia, poste lievemente in risalto dal trucco, formarono
un'unica linea diritta, mentre lei si accigliava.
 davvero seccante che il giovane Wetherill ci stia venendo meno soggiunse.
Nell annu, apatica. Sedeva, non ancora vestita, sul bracciolo
di una poltrona. I suoi capelli dorati ricadevano sul kimono rosa
chiaro che indossava. Aveva un aspetto adorabile e sembrava giovanissima e indifesa.
La signora Vereker, seduta allo scrittoio intarsiato, si accigli
ulteriormente mentre mordicchiava, pensierosa, l'estremit della
penna. La durezza di carattere che era sempre stata percettibile
sembrava adesso essersi accentuata e, per cos dire, cristallizzata.
Si trattava di una donna che aveva lottato disperatamente e ininterrottamente
per tutta la vita e che adesso era impegnata in una
suprema battaglia. Abitava in una casa la cui pigione non poteva
permettersi di pagare, e vestiva la figlia con abiti che non poteva
permettersi di acquistare. Otteneva ogni cosa a credito non
gi, come alcune altre donne, con le lusinghe, ma con la pura forza
di carattere. Non supplicava mai i suoi creditori, li intimidiva.
E il risultato era che Nell andava dappertutto e faceva tutto
quello che facevano le altre ragazze, oltre a essere vestita meglio di loro.
Mademoiselle  adorabile dicevano le sarte, e i loro occhi incontravano
quelli della signora Vereker con uno sguardo di intesa.
Una ragazza cos bella, cos elegante, si sarebbe maritata probabilmente
sin dal primo anno della sua presentazione in societ,
e senza dubbio nel secondo, dopodich sarebbe stato possibile
mietere una ricca messe. Erano abituate a correre rischi
del genere. Mademoiselle era adorabile, Madame sua madre era
una donna di mondo e una donna - potevano constatarlo - assuefatta
al successo delle sue iniziative. Senza dubbio, lei si sarebbe
accertata che la figlia facesse un buon matrimonio e non sposasse un signor nessuno.
Soltanto la signora Vereker conosceva le difficolt, i contrattempi,
le brucianti sconfitte delle campagne che aveva intrapreso.
C' il giovane Eamescliff disse, pensierosa. Ma in realt 
un po' troppo un outsider e non  neppure tanto ricco da essere raccomandabile.
Nell si contempl le unghie rosa verniciate.
Che ne dici di Vernon Deyre? propose. Ha scritto che verr
a Londra questo fine settimana.
Si pu stare certi che verr disse la signora Vereker. Lanci alla
figlia un'occhiata penetrante. Nell, non sarai... non vorrai consentire
a te stessa di infatuarti di quel giovanotto, vero? Sembra che
si sia fatto vedere molto frequentemente in questi ultimi tempi.
Balla bene disse Nell. E sa rendersi terribilmente utile.
Gi disse la signora Vereker. Gi.  un peccato.
Che cosa  un peccato?
Che non abbia qualcosa di pi al sole, a questo mondo. Dovr
sposare una donna ricca se vorr essere in grado di mantenere
Abbots Puissants. La dimora  ipotecata, vedi. L'ho saputo.
Naturalmente, alla morte di sua madre... Ma  una di quelle
donne robuste e sane che campano fino a ottanta o novant'anni.
E, a parte questo, potrebbe rimaritarsi. No, come partito Vernon
Deyre  impensabile. E dire che  innamoratissimo di te, povero figliolo.
Tu credi? disse Nell, a voce bassa.
Chiunque pu accorgersene. Glielo si legge in faccia. Succede
sempre cos con i giovani della sua et. Be', devono passare
per lo stadio della passione adolescente, presumo. Ma tu, Nell,
non devi commettere sciocchezze.
Oh, mamma,  soltanto un ragazzo... un ragazzo simpaticissimo, ma pur sempre un ragazzo.
E un bel ragazzo disse sua madre, in tono asciutto. Mi limito
a metterti in guardia. Innamorarsi  doloroso quando non
si pu avere l'uomo che si vuole. Ed  peggio ancora...
Si interruppe. Nell sapeva anche troppo bene che cosa stesse
pensando. Il capitano Vereker era stato un tempo uno splendido,
giovane subalterno dagli occhi azzurri, ma squattrinato. Sua madre
era colpevole della follia di averlo sposato per amore. Ed era
stata costretta a pentirsi amaramente del suo errore. Un uomo
debole, un fallito, un alcolizzato.
Una persona devota  sempre utile disse la signora Vereker,
tornando al punto di vista utilitaristico. Non deve, naturalmente,
compromettere le tue possibilit con altri uomini. Ma tu sei
troppo assennata per consentirgli di monopolizzarti fino a questo
punto. S, scrivigli e invitalo a venire in macchina a Ranelagh e
a cenare con noi laggi domenica prossima.
Nell annu. Si alz, and in camera sua, si sfil il kimono e cominci
a vestirsi. Pass la spazzola sui lunghi capelli dorati prima
di avvolgerli intorno alla sua graziosa testolina.
La finestra era spalancata. Un fuligginoso passero londinese
cinguettava con tutta l'arroganza della sua specie.
Qualcosa fece s che a Nell si stringesse il cuore. Oh, perch
era tutto cos... cos...
Cos cosa? Non lo sapeva. Non riusciva a tradurre in parole lo
stato d'animo che stava dilagando in lei. Perch le cose non potevano
essere belle anzich orribili? Per il buon Dio tutto sarebbe
stato ugualmente facile.
Nell non pensava mai molto a Dio, ma sapeva, naturalmente,
che esisteva. Forse, in un modo o nell'altro, Dio avrebbe fatto s
che tutto andasse bene per lei.
V'era un qualcosa di infantile in Nell Vereker, quel mattino
d'estate, a Londra.
Vernon si trovava al settimo cielo. Aveva avuto la fortuna di incontrare
Nell nel parco, quel mattino, e ora stava per trascorrere
un'intera, meravigliosa serata di rapimento! Era tanto felice
da sentirsi quasi affettuoso nei confronti della signora Vereker.
Invece di dire a se stesso: Quella donna  una Gorgone, come
era solito fare, si sorprese a pensare: Pu darsi che non sia cos
perfida, tutto sommato. In ogni caso, vuole un gran bene a Nell.
A cena studi gli altri del gruppo. V'era una ragazza bruttina,
vestita di verde, una creatura che non meritava di essere menzionata
insieme a Nell, e v'era un uomo alto, scuro di carnagione,
un maggiore Vattelappesca il cui vestito da sera lasciava molto
a desiderare, e che parlava moltissimo dell'india. Un individuo
insopportabilmente presuntuoso. Vernon non lo poteva soffrire.
Non faceva che vantarsi e pavoneggiarsi ed esibirsi! Una mano
gelida gli si chiuse intorno al cuore. Nell avrebbe sposato quel
buono a niente e sarebbe partita per l'india. Lui lo sapeva; lo sapeva,
ecco tutto. Rifiut una pietanza che gli venne offerta e fece
penare la ragazza vestita di verde tanto furono monosillabiche le
sue risposte ai tentativi di lei di fare conversazione.
L'altro invitato era pi anziano, vecchissimo agli occhi di Vernon.
Una sagoma piuttosto legnosa, molto impettita. Capelli grigi,
occhi azzurri, volto quadrato e deciso. Risult che si trattava
di un americano, anche se nessuno avrebbe mai potuto accorgersene
poich nella sua pronuncia non c'era la bench minima
traccia di accento.
Parlava con affettazione e un po' puntigliosamente. Aveva l'aria
di essere ricco. Un compagno molto adatto alla signora Vereker,
pens di lui Vernon. Chiss, lei avrebbe anche potuto sposarlo
e allora, forse, si sarebbe decisa a smetterla di tormentare Nell e
di farle condurre quella vita pazzesca.
Il signor Chetwynd sembrava ammirare moltissimo Nell, la
qual cosa era soltanto naturale, e le fece uno o due complimenti
piuttosto antiquati. Sedeva tra lei e sua madre.
Deve portare la signorina Nell a Dinard quest'estate, signora
Vereker disse. Deve, assolutamente. Saremo una bella comitiva,
l. Il posto  meraviglioso.
E una proposta deliziosa, signor Chetwynd, ma non so se ci
sar possibile. Abbiamo gi promesso a troppe persone di far loro
visita, e tra una cosa e l'altra...
Siete sempre tanto richieste, lo so, che  difficile avervi. Spero
che sua figlia non mi stia ascoltando mentre mi congratulo con
lei per essere la madre della bellezza dell'anno.
E io dissi al servo indigeno...
Questi era il maggiore Dacre.
Tutti i Deyre erano stati militari. Perch non aveva fatto il
militare anche lui, pens Vernon, invece di mettersi negli affari
a Birmingham? Poi rise di se stesso. Assurdo essere cos geloso.
Che cosa poteva esservi di peggio di un ufficialetto subalterno
squattrinato? In quel caso non avrebbe potuto avere alcuna
speranza per quanto concerneva Nell.
Gli americani erano piuttosto prolissi. Lui stava cominciando
a essere stanco del suono della voce di Chetwynd. Se soltanto
avessero terminato di cenare. Se lui e Nell avessero potuto passeggiare
insieme sotto gli alberi!
Passeggiare con Nell non risult facile. La signora Vereker glielo
imped. Gli pose domande su sua madre e su Joe, costringendolo a
rimanere seduto al suo fianco. E lui non era in grado di tenerle testa
in fatto di tattica. Dovette restare dove si trovava, rispondere,
fingere di trovare piacevole la conversazione.
Gli rimase una sola briciola consolatoria. Nell stava passeggiando
con il vecchio, non con Dacre.
A un tratto sopraggiunsero altri amici. Tutti si alzarono, conversando.
Era la sua occasione propizia. Riusc ad arrivare al fianco
di Nell.
Vieni con me, ti prego. Presto.
Ci era riuscito! L'aveva allontanata dagli altri. Stava allungando
il passo, per cui lei fu quasi costretta a mettersi a correre per
restargli accanto, ma non disse nulla, non protest n comment
la cosa scherzosamente.
Le voci risuonavano sempre pi lontane alle loro spalle. E lui pot
ora udire un suono diverso, il respiro ansimante e disuguale di Nell.
Stava respirando in quel modo perch aveva camminato troppo in
fretta? In qualche maniera lui non ritenne che fosse questo il motivo.
Rallent il passo. Erano soli, adesso, soli al mondo. Non avrebbero
potuto essere pi soli, pens Vernon, in un'isola deserta.
Doveva dire qualcosa, qualcosa che fosse normale e banale. Altrimenti
lei avrebbe potuto decidere di tornare indietro, dagli altri,
e questo egli non avrebbe potuto sopportarlo. Per fortuna Nell
non sapeva come gli stesse martellando il cuore: a tonfi violenti,
come se ogni volta gli balzasse in gola.
Disse, bruscamente:
Sono entrato nell'azienda di mio zio, sai?
S, lo so. E ti trovi bene?
Una voce fresca, soave. Senza alcuna traccia di agitazione,
adesso.
Non troppo, per il momento, ma prevedo che in seguito mi
piacer.
Ti sembrer pi interessante, presumo, quando capirai meglio
il lavoro.
Non vedo come potrebbe essere possibile. Sai, si tratta di rifinire
i bottoni.
Oh, capisco. No, la cosa non sembra molto appassionante.
Segu un silenzio, poi Nell disse, molto sommessamente:
Lo odi proprio tanto quel lavoro, Vernon?
Ho paura di s.
Mi spiace moltissimo. Io... capisco quello che provi.
Se qualcuno capiva, tutto assumeva un aspetto diverso. Adorabile
Nell! Disse, con la voce malferma:
Ehi, senti, questo  davvero gentile da parte tua.
Ancora un silenzio, uno di quei silenzi saturi di emozione latente.
Nell parve spaventarsi. Disse, parlando piuttosto in fretta:
Non dovevi...? Voglio dire, credevo che tu stessi studiando
musica.
Infatti. Ma ho... ho rinunciato.
E perch mai? Non  un vero peccato?
Era la cosa che volevo fare pi di qualsiasi altra al mondo. Ma
 impossibile. Devo guadagnare del denaro, in qualche modo...
Doveva dirglielo? Era questo il momento? No, non os. Semplicemente,
non os. Si affrett a dire, confusamente: Vedi,
Abbots Puissants... ti ricordi di Abbots Puissants?.
Ma certo. Figurarsi, Vernon, ne stavamo parlando proprio
l'altro giorno.
Scusami. Questa sera sono stupido. Be', vedi, ci tengo enormemente
ad abitare l, un giorno.
Secondo me tu sei meraviglioso.
Meraviglioso?
S. Rinunciando a tutto quello che ti stava a cuore e decidendo
di metterti a lavorare come hai fatto.  splendido!
 fantastico che tu dica questo. Fa... oh! Tu non sai che differenza fa!
Davvero? disse Nell, quasi in un bisbiglio. Sono contenta.
Tra s e s pens: Dovrei tornare indietro! Oh! Dovrei proprio
tornare. La mamma si adirer molto per questo. Che cosa
sto facendo? Dovrei tornare indietro e stare a sentire George
Chetwynd, ma  cos noioso! Oh, Dio, fa' che la mamma non si
infuri troppo!.
E continu a passeggiare al fianco di Vernon. Le mancava il
respiro. Strano. Che cosa le stava succedendo? Se soltanto Vernon
avesse detto qualcosa! A che cosa stava pensando?
Domand, in un tono di voce che voleva essere distaccato:
Joe che cosa fa di bello?
 tutta per l'arte, in questo periodo. Credevo che vi foste frequentate,
trovandovi entrambe a Londra.
L'ho vista una volta, se non sbaglio. Tutto qui. Si interruppe;
poi soggiunse, con una certa diffidenza nella voce: Non credo
di essere simpatica a Joe.
Assurdo. Ma certo che le sei simpatica!
No, lei mi giudica frivola, crede che mi piacciano soltanto le
mondanit, i balli, i ricevimenti.
Nessuno che ti conosca sul serio potrebbe pensare una cosa
simile.
Non lo so. Mi sento terribilmente... s, stupida a volte.
Tu? Stupida?
Quella voce appassionata, incredula. Caro Vernon. La trovava
interessante, allora. Sua madre aveva avuto ragione.
Giunsero davanti a un piccolo ponte che attraversava un ruscello.
Si portarono al centro del ponte, poi rimasero fianco a
fianco appoggiati al parapetto, contemplando l'acqua sottostante.
Vernon disse, con una strana voce soffocata:
 bello, qui.
S.
Si stava avvicinando... il momento si stava avvicinando. Lei
non avrebbe saputo definire quello che intendeva, ma questa era
la sensazione. Il mondo immobilizzato, come se si stesse preparando
a un balzo.
Nell...
Perch le tremavano tanto le ginocchia? E perch la sua voce
suon cos remota?
Dimmi?
Lo aveva pronunciato lei quel bizzarro, sommesso Dimmi?.
Oh, Nell...
Non poteva fare a meno di dirglielo. Doveva dirglielo.
Ti amo tanto... Ti amo tanto...
Davvero?
Poteva mai essere stata lei a parlare? Che cosa idiota a dirsi!
Davvero? La sua voce era sembrata affettata e innaturale.
Egli le cerc la mano e la trov. Aveva la mano ardente, mentre
la sua era gelida. Ma stavano tremando entrambi.
Potresti... Credi... credi che potresti riuscire ad amarmi?
Lei gli rispose senza quasi rendersi conto di quel che diceva.
Non lo so.
Continuarono a rimanere appoggiati al parapetto, come bambini
storditi, la mano nella mano, smarriti in una sorta di rapimento
che era quasi paura.
Qualcosa doveva accadere di l a poco. Non sapevano che cosa.
Dall'oscurit emersero due sagome. Si ud una risata rauca, poi
una risatina femminile.
Sicch siete qui! Che posto romantico!
La ragazza vestita di verde e quel somaro di Dacre. Nell disse
qualcosa, qualcosa di impertinente: e lo disse con la massima disinvoltura.
Le donne erano meravigliose. Poi si spost nel chiaro
di luna: calma, distaccata, disinvolta. Si incamminarono tutti insieme,
chiacchierando, prendendosi in giro. Trovarono George
Chetwynd in compagnia della signora Vereker sul prato. L'americano
sembrava molto accigliato, pens Vernon.
La signora Vereker fu decisamente ostile con lui. I suoi modi,
quando lo salut, parvero del tutto offensivi.
Vernon se ne infischi. Voleva soltanto andarsene e smarrirsi
in un'orgia di reminiscenze.
Glielo aveva detto... lo aveva detto a Nell. Le aveva domandato
se lo amasse... S, aveva osato far questo; e, anzich ridere
di lui, lei aveva risposto Non lo so.
Ma questo significava... questo significava... Oh! era incredibile!
Nell, Nell simile a una fata, cos meravigliosa, cos inaccessibile.
Lo amava, o, per lo meno, era disposta ad amarlo.
Avrebbe voluto continuare a camminare e a camminare nella
notte. Ma invece doveva prendere il treno di mezzanotte diretto
a Birmingham. Maledizione! Se soltanto avesse potuto camminare,
camminare fino all'alba.
Con un berretto verde e un flauto magico, come il principe
di quella fiaba!
A un tratto vide l'intera fiaba tradotta in musica: l'alta torre
e la cascata di capelli d'oro della principessa... e il motivo magico
e ossessivo del flauto del principe che invitava la principessa
a uscire dalla torre.
In modo appena percettibile, questa musica rispettava i canoni
riconosciuti pi di quanto li rispettassero le concezioni originali
di Vernon. Si adattava ai limiti delle dimensioni note, sebbene
la visione interiore rimanesse intatta.
Lui ud la musica della torre, la musica rotonda e globulare dei
gioielli della principessa, e l'allegro, sfrenato, ribelle motivetto
del principe vagabondo. Vieni fuori, amor mio, vieni fuori...
Percorse le solitarie e squallide vie di Londra come se stesse
attraversando un mondo incantato. Poi dinanzi a lui si profil la
nera massa della stazione di Paddington.
Sul treno non dorm. Scrisse invece appunti microscopici sul
retro di una busta. Trombe... Corni francesi... Cor anglais... e,
accanto a questi appunti, linee e curve che, ai suoi occhi, rappresentavano
quanto aveva udito.
Era felice...
Mi vergogno di te. Che cosa ti  saltato in mente?
La signora Vereker era adiratissima. Nell rimaneva in piedi dinanzi
a lei, silenziosa e adorabile.
Sua madre pronunci alcune altre parole violente e taglienti,
poi gir sui tacchi e usc dalla stanza senza augurarle la buonanotte.
Dieci minuti dopo, la signora Vereker, mentre terminava di
prepararsi per la notte, rise a un tratto tra s e s. Una risatina
torva...
Potevo fare a meno di prendermela tanto con la bambina. In
realt, la cosa giover a George Chetwynd. Lo sveglier. Ha bisogno
di essere pungolato.
Poi spense la luce e si addorment, soddisfatta.
Nell giaceva a occhi aperti. Pi e pi volte rievoc la serata,
cercando di rivivere ogni stato d'animo, di ricordare ogni parola
che era stata pronunciata.
Che cosa aveva detto Vernon? Che cosa gli aveva risposto lei?
Strano che non riuscisse a ricordare.
Vernon le aveva domandato se lo amasse... E lei, come aveva
risposto? Non riusciva a ricordarlo. Ma, nel buio, la scena le ricomparve
dinanzi agli occhi. Risent la propria mano in quella
di Vernon, riud la voce di lui, rauca e incerta. Chiuse gli occhi,
smarrita in un sogno nebuloso, delizioso.
La vita era talmente bella... Talmente bella...
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Allora non mi puoi amare! Oh, ma ti amo, Vernon. Se
soltanto tu cercassi di capire. Si fronteggiavano disperatamente,
sconcertati da quell'improvvisa incrinatura tra loro...
dai bizzarri e inattesi capricci della vita. Un momento prima erano
stati talmente vicini che ogni pensiero dell'uno sembrava essere
condiviso dall'altra, e ora si trovavano agli antipodi, irritati
e offesi dalla mancanza di comprensione dell'altro.
Nell si volt con un lieve gesto di disperazione e si lasci cadere su una sedia.
Perch tutto andava in questo modo? Perch le cose non potevano
restare come avrebbero dovuto essere, come avevi creduto
che sarebbero state per sempre? Quella sera a Ranelagh... E
la sera dopo, quando lei era rimasta desta, avvolta in un bel sogno.
Quella sera le era bastato sapere di essere amata. Persino le
parole sferzanti di sua madre non erano riuscite a turbarla. Sembravano
giungere da cos lontano. Non potevano penetrare quel
velo splendente di sogni nebulosi.
La mattina dopo si era destata felice. Sua madre, amabile, non
le aveva detto altro. Assorta nei propri segreti pensieri, Nell aveva
ingannato il tempo, quel giorno, facendo tutte le solite cose,
chiacchierando con le amiche, passeggiando nel parco, pranzando,
prendendo il t, danzando. Nessuno, ne era certa, avrebbe
potuto accorgersi che c'era in lei qualcosa di diverso, eppure, in
ogni momento, lei stessa era consapevole di quella profonda corrente
di pensieri sotto ogni altra cosa. Soltanto per un attimo,
a volte, perdeva il filo di quello che stava dicendo, e ricordava:
Oh, Nell, ti amo tanto.... Il chiaro di luna sull'acqua scura. La
mano di lui nella sua... Un lieve fremito e si affrettava a rientrare
in se stessa, a chiacchierare, a ridere. Oh, quanto si poteva essere
felici, quanto era stata felice.
Poi si era domandata se, forse, egli le avrebbe scritto. Aveva
tenuto d'occhio il cancello e sentito battere un po' pi forte il
cuore ogni qual volta il postino si avvicinava. La lettera arriv il
secondo giorno. Lei la nascose sotto una pila di altra corrispondenza
e ve la lasci fino all'ora di andare a coricarsi, poi apr la
busta, il cuore martellante.
Oh Nell, oh Nell, tesoro! Hai detto davvero sul serio? Ti ho
scritto tre lettere e le ho strappate. Ho una tal paura di dire qualcosa
che potrebbe farti adirare. Perch forse tu non volevi affatto
dirlo. Ma lo hai detto, non  vero? Sei cos adorabile, Nell, e
io ti amo terribilmente. Non faccio che pensare a te, per tutto il
tempo. Commetto sbagli spaventosi in ufficio proprio perch sto
pensando a te. Ma... oh, Nell, lavorer moltissimo. Desidero terribilmente
rivederti. Quando posso venire a Londra? Devo vederti.
Nell, tesoro, tesoro, voglio dirti un'infinit di cose, e non posso
in una lettera, e in ogni modo forse ti annoierei. Scrivimi e dimmi
quando posso vederti. Prestissimo, ti prego. Impazzir se non potr rivederti al pi presto.
Tuo per sempre
Vernon
Lei rilesse la lettera pi volte, la mise sotto il guanciale prima
di addormentarsi, la rilesse la mattina dopo. Era cos felice, cos
terribilmente felice. Gli scrisse soltanto il giorno dopo. Quando
ebbe la penna in mano, si sent impacciata e goffa. Non sapeva
cosa dire.
Caro Vernon...
Era sciocco, questo? Avrebbe dovuto dirgli Carissimo Vernon?
Oh, no... non poteva, non poteva.
Caro Vernon, grazie per la tua lettera.
Una lunga pausa. Nell mordicchi l'estremit della penna e contempl,
con un'espressione sofferente, la parete davanti a lei.
Andremo in comitiva al ballo degli Howard, venerd. Vuoi venire
prima a cena da noi e poi accompagnarci? Alle otto.
Una pausa ancora pi lunga. Bisognava che dicesse qualcosa
di pi. Voleva dire qualcosa di pi. Si chin sul foglio e scrisse, frettolosamente.
Anch'io desidero vederti, moltissimo.
Tua Nell
Lui rispose:
Sar lieto di venire venerd. Grazie infinite.
Tuo Vernon
Una lieve sensazione di panico dilag in lei quando lesse il biglietto.
Lo aveva offeso. Egli riteneva forse che avrebbe dovuto
scrivergli qualcosa di pi? La felicit si dilegu. Giacque desta,
infelice, incerta, odiandosi mentre pensava all'eventualit che
la colpa fosse stata sua.
Poi giunse la sera di venerd. Non appena lo vide, si rese conto
che tutto andava bene. I loro sguardi si incrociarono nella sala.
Il mondo cambi, tornando a colmarsi di una felicit radiosa.
A cena sedettero l'uno accanto all'altra. E soltanto al terzo
ballo in casa Howard furono in grado di parlarsi davvero. Danzando
un valzer armonioso e sentimentale, piroettarono nel salone
gremito. Lui le bisbigli:
Non ti ho chiesto troppe danze, vero?
No.
Strano il fatto che, trovandosi con Vernon, si sentisse la lingua
completamente inceppata. Lui la strinse a s ancora per qualche
momento dopo che la musica era cessata. Strinse le dita intorno
alle sue. Nell lo fiss e sorrise. Erano entrambi in preda a una felicit
delirante. Pochi minuti dopo, Vernon stava danzando con
un'altra ragazza, parlandole gaiamente all'orecchio, mentre Nell
ballava con George Chetwynd. Una o due volte lo sguardo di lei
incroci quello di Vernon ed entrambi sorrisero appena. Il loro
segreto era cos meraviglioso!
Vernon, quando ball di nuovo con Nell, aveva cambiato
umore.
Nell, tesoro, non c' un posto dove possa parlarti? Voglio
dirti un'infinit di cose. Che casa ridicola  questa... non si sa
dove andare.
Provarono a salire le scale e vennero a trovarsi sempre pi in
alto e pi in alto, come accade nelle case di Londra. Ci nonostante,
parve impossibile sottrarsi alla gente. Poi scorsero una scaletta
di ferro che conduceva al tetto.
Nell, vogliamo salire lass? Te la sentiresti? O ti si rovinerebbe
il vestito?
Non me ne importa nulla del vestito.
Vernon sal per primo, fece scorrere il chiavistello della botola,
si iss sul tetto, poi si inginocchi per aiutare Nell. Lei riusc
a salire a sua volta.
Adesso erano soli e potevano vedere Londra dall'alto. Impercettibilmente,
si avvicinarono l'uno all'altra. La mano di lei fin
in quella del giovane.
Nell, tesoro...
Vernon... La voce della fanciulla non riusc ad andare pi
in l di un bisbiglio.
 proprio vero? Mi ami?
S, ti amo.
 troppo meraviglioso per poter essere vero. Oh, Nell, desidero
tanto baciarti.
Lei volt il viso verso il suo. Si baciarono, alquanto tremanti,
timidamente.
Hai un viso cos morbido e bello mormor Vernon.
Noncuranti della sporcizia e della fuliggine, sedettero su una
piccola sporgenza. Egli la cinse con entrambe le braccia e la strinse
a s. Lei volt il viso verso i suoi baci.
Ti amo tanto, Nell... Ti amo tanto che ho quasi paura di
toccarti.
Nell queste parole non le cap, le parvero bizzarre. Gli si strinse
contro un poco di pi. L'incanto della notte si complet con
i loro baci.
Si destarono da un bel sogno. Oh, Vernon, temo che siamo rimasti
qui per un'eternit'.
In preda a rimorsi di coscienza, si affrettarono verso la botola.
Sul sottostante pianerottolo, Vernon osserv Nell ansiosamente.
Temo che tu ti sia messa a sedere su uno strato di fuliggine,
Nell.
Oh, davvero? Che guaio.
La colpa  mia, tesoro. Ma, oh, Nell! Ne  valsa la pena, non
ti sembra?
Lei gli sorrise, soavemente, traboccante di felicit.
Ne valeva la pena disse in un bisbiglio.
Mentre scendevano le scale, soggiunse, con una risatina: E
tutte quelle cose che mi volevi dire? Un'infinit di cose.
Risero insieme, nella loro perfetta intesa. Poi rientrarono,
piuttosto imbarazzati, nel salone dove si ballava; avevano perduto
sei danze.
Una serata meravigliosa. Nell and a coricarsi e sogn altri baci.
Poi, il sabato mattina, Vernon telefon.
Voglio parlarti. Posso venire?
Oh, Vernon, caro, no, non puoi. Sto per uscire; devo incontrarmi
con certe persone. Non posso esimermi.
Perch no?
Ecco, non saprei che cosa dire alla mamma.
Non le hai detto niente?
Oh, no!
La veemenza di quell'Oh, no! calm Vernon. Egli si disse:
Povero, piccolo tesoro. Naturale che non ha detto niente. Soggiunse:
Non sarebbe preferibile se le parlassi io? Vengo subito.
Oh, no, Vernon, non finch non ne avremo parlato noi due.
S, ma quand' che possiamo parlare?
Non lo so. Devo pranzare con certe persone, poi andare a una
matine e di nuovo a teatro questa sera. Se soltanto tu mi avessi
detto che saresti venuto per il weekend, avrei potuto escogitare
qualcosa.
Se ci vedessimo domani, allora?
Be', c' la funzione in chiesa...
Benissimo! Non andare in chiesa. Di' che hai il mal di capo,
o inventa qualche altro pretesto del genere. Io verr l. Cos potremo
parlare e, quando tua madre torner, dopo essere stata in
chiesa, le dir tutto.
Oh, Vernon, non credo che mi sia possibile...
S, che ti  possibile. Adesso interrompo la comunicazione,
prima che tu possa escogitare altri pretesti. A domani alle undici.
Riattacc. Non aveva nemmeno detto a Nell dove alloggiasse.
Lei lo ammir per quella sua decisione virile, anche se la rendeva
ansiosa. Temeva che egli potesse rovinare tutto.
E poi, ecco che stavano avendo un'accesa discussione. Nell lo
aveva esortato a non dire niente a sua madre.
Rovinerai tutto. Non ci sar pi consentito...
Non ci sar pi consentito che cosa?
Di incontrarci, di vederci.
Ma Nell, tesoro, io voglio sposarti. E anche tu vuoi sposarmi,
non  cos? Io voglio che ci sposiamo il pi presto possibile.
Per la prima volta, allora, lei si sent in preda all'esasperazione.
Possibile che Vernon non capisse come stavano le cose? Stava
parlando come un ragazzo adolescente.
Ma Vernon, non abbiamo denaro.
Lo so. Per io lavorer come un pazzo. E non ti dispiacer essere
povera, non  vero, Nell?
Gli rispose negativamente, perch lui si aspettava questo, ma
sent di non avergli risposto con tutto il cuore. La miseria era
spaventosa. Vernon non sapeva fino a qual punto potesse esserlo.
All'improvviso si sent di anni e anni pi anziana e pi esperta
di lui. Egli si stava esprimendo come un ragazzo romantico...
Non sapeva come stessero realmente le cose.
Oh, Vernon, non possiamo semplicemente continuare cos?
Siamo tanto felici, adesso!
Certo che siamo felici; ma potremmo esserlo ancora di pi.
Io voglio fidanzarmi ufficialmente con te... Voglio far sapere a
tutti che mi appartieni.
Non vedo quale differenza possa fare.
Presumo che non faccia alcuna differenza. Ma voglio avere
il diritto di vederti invece di soffrire perch tu te ne vai a spasso
con tipi come quel somaro di Dacre.
Oh, Vernon, non sarai geloso, per caso?
Non dovrei esserlo, lo so. Ma tu non sai quanto sei bella, Nell.
Tutti gli uomini devono essere innamorati pazzi di te. Credo che
lo sia anche quel vecchio e solenne americano.
Nell arross lievemente.
Be', io credo che rovinerai tutto mormor.
Credi che tua madre si infurier con te per questo? Mi spiace
moltissimo. Le dir che la colpa  tutta mia. E, in fin dei conti,
dovr pure venirlo a sapere. Sar una delusione per lei, presumo,
perch, con ogni probabilit, voleva farti sposare qualche riccone.
 del tutto naturale. Ma, in realt, essere ricca non pu renderti
pi felice, vero?
Nell disse a un tratto, con una vocetta tagliente e disperata:
 facile per te parlare cos, ma sai che cosa significa essere
poveri?
Vernon era sbalordito.
Ma io sono povero.
No, non lo sei. Hai studiato, hai frequentato l'universit, e
le vacanze le hai sempre trascorse con tua madre, che  ricca. Tu
non sai proprio niente della miseria. Non sai...
Si interruppe, in preda alla disperazione. Non era abile nel servirsi
delle parole. Come avrebbe potuto descrivere la situazione
che conosceva cos bene? I sotterfugi, le battaglie, le scappatoie,
gli sforzi disperati per mantenere le apparenze? La facilit con la
quale gli amici ti abbandonavano se non riuscivi a essere all'altezza,
le offese, le mortificazioni e, peggio ancora, l'esasperante
condiscendenza? Sia quando il capitano Vereker era ancora
in vita, sia dopo la sua morte, lei aveva sempre sofferto gli stessi
tormenti. Naturalmente, potevi abitare in un cottage in campagna
e non frequentare mai nessuno, non andare ai balli come le
altre ragazze, non avere mai bei vestiti, tirare avanti con il poco
di cui disponevi e marcire pian piano. Entrambe le situazioni
erano orribili. Sembrava cos ingiusto... Tutti avrebbero dovuto
disporre di denaro. E sempre v'era dinanzi a te la prospettiva
del matrimonio, considerata, ovviamente, l'unica via di scampo.
Basta con le continue lotte, con le umiliazioni, con i sotterfugi.
Non pensavi che ti saresti sposata per il denaro. Nell, con lo
sconfinato ottimismo della giovent, aveva sempre immaginato
di sposare un uomo bello e ricco. E adesso si era innamorata di
Vernon Deyre. Ma i suoi pensieri non si erano spinti fino al matrimonio.
Era solo felice... meravigliosamente felice.
Ma ora odiava, quasi, Vernon per averla trascinata gi dalle
nuvole. E ce l'aveva con la disinvoltura di lui nel dare per certa
la sua prontezza ad affrontare la povert per amore. Se soltanto
si fosse espresso diversamente! Se avesse detto: Non dovrei
chiedertelo; ma credi che potresti, per amor mio?. O qualcosa
di simile.
Per poter sentire che il suo sacrificio veniva apprezzato. Perch,
in fin dei conti, era un sacrificio! Non voleva essere povera.
Odiava la possibilit di diventare povera. Aveva paura della
povert. L'atteggiamento sprezzante e disinteressato di Vernon la
esasperava. Era cos facile dimostrarsi noncuranti nei confronti
del denaro, quando non se ne era mai sentita la mancanza! E
Vernon non l'aveva mai sentita. Non se ne rendeva conto, ma
le cose stavano in questo modo. Aveva sempre vissuto piacevolmente
e comodamente e bene.
Ora egli disse, in un tono di voce stupefatto:
Oh, Nell, non ti importerebbe essere povera, vero?
Sono sempre stata povera, ti dico. So che cosa vuol dire.
Si sent di anni e anni pi anziana di Vernon. Lui era un bambino,
un poppante! Che cosa sapeva della difficolt di ottenere
credito? Delle somme di denaro che lei e sua madre gi dovevano?
A un tratto si sent tremendamente sola e infelice. A che cosa
servivano gli uomini? Ti dicevano cose meravigliose, ti amavano,
ma si sforzavano mai di cercar di capire? Vernon non ci stava
provando affatto. Si limitava a dire cose offensive, dimostrandole
fino a qual punto lei fosse caduta nella sua stima.
Se dici questo, vuol dire che non puoi amarmi.
Gli rispose, indifesa:
Tu non capisci...
Si guardarono a vicenda, disperati. Che cosa era accaduto?
Perch esisteva una situazione simile tra loro?
Tu non mi ami ripet Vernon, con rabbia.
Oh, Vernon, ti amo, ti amo...
All'improvviso, come un incantesimo, la passione li travolse
una volta di pi. Si avvinghiarono, baciandosi. Furono pervasi
dall'eterna illusione degli innamorati e si persuasero che tutto
doveva finir bene perch si amavano. E questa volta Vernon
risult vittorioso. Continu a insistere affinch lo dicessero alla
signora Vereker. Nell non si oppose pi. Le sue braccia la cingevano,
le sue labbra erano sulle sue. Non poteva continuare a discutere.
Meglio arrendersi alla felicit di essere amata, meglio:
S... s, tesoro, se vuoi... tutto quello che vuoi....
Eppure, senza che quasi se ne rendesse conto, sotto l'amore
si celava un vago risentimento...
La signora Vereker era una donna scaltra. Venne colta di sorpresa,
ma non lo diede a vedere e adott una linea di condotta diversa
da tutto ci che Vernon aveva immaginato. Si mostr vagamente
e sarcasticamente divertita.
Sicch voi bambini credete di essere innamorati l'una dell'altro?
Bene, bene!
Ascolt Vernon con un'espressione talmente intensa di cortese
ironia che lui, suo malgrado, si sent la lingua inceppata e balbett.
La signora Vereker emise un lieve sospiro mentre Vernon taceva.
Quanto  bello essere giovani! Vi invidio moltissimo. E ora,
caro il mio figliolo, si limiti a starmi a sentire. Non vieter il matrimonio,
n far altro di melodrammatico. Se davvero Nell vuole
sposarla, la sposer. Non dico, per, che in tal caso non rimarr
molto delusa.  la mia unica figliola e spero, logicamente, che sposi
qualcuno che sia in grado di darle il meglio di tutto e di circondarla
con ogni lusso e ogni agio. Questo, ritengo,  del tutto naturale.
Vernon fu costretto a convenirne. La ragionevolezza della signora
Vereker era sconcertante all'estremo, in quanto del tutto
inattesa.
Ma, come dicevo, non vieter il matrimonio. Impongo una
sola condizione, che Nell sia certa di sapere quello che fa. Lei,
ne sono sicura, questa condizione l'accetta, vero?
Vernon rispose di s, con la sensazione inquietante di essere
rimasto impigliato in una rete alla quale non avrebbe pi potuto
sottrarsi.
Nell  giovanissima.  stata appena presentata alla societ.
Voglio che abbia ogni possibilit di essere sicura di preferire lei a
ogni altro uomo. Se rimanete d'accordo tra voi di essere fidanzati,
questo  un conto... ma annunciare pubblicamente il vostro
fidanzamento  tutta un'altra cosa. Questo non potrei accettarlo.
Ogni intesa tra voi due deve restare segreta. Lei si render conto,
presumo, che questo  pi che giusto. A Nell deve essere offerta
ogni possibilit di cambiare idea, qualora lo desiderasse.
Non lo desidera!
Allora non avr di certo alcun motivo per obiettare. In quanto
gentiluomo, difficilmente potrebbe agire in modo diverso. Se
accetta queste condizioni, non le impedir in alcun modo di frequentare
Nell.
Ma signora Vereker, io voglio sposare Nell al pi presto.
E con quali mezzi, precisamente, si propone di affrontare il
matrimonio?
Vernon le disse quale stipendio percepiva dallo zio e spieg
qual era la situazione per quanto concerneva Abbots Puissants.
Quando ebbe terminato, parl la madre di Nell. Gli fece un
breve e succinto compendio, precisandogli a quanto ammontavano
la pigione della casa, le paghe della servit, le spese per
l'abbigliamento; alluse il pi delicatamente possibile alle carrozzelle
per bambini e poi contrappose a questi dati l'attuale posizione
di Nell.
Vernon era ormai come la regina di Saba... completamente
svuotato del coraggio. La logica implacabile dei fatti lo aveva
sconfitto. Una donna terribile, la madre di Nell... Spietata. Ma
lui si rese conto che non aveva torto. Loro due avrebbero dovuto
aspettare. Bisognava, come si era espressa la signora Vereker,
che concedesse a Nell ogni possibilit di cambiare idea. Non che
lei, adorabile creatura, ne fosse capace.
Fece un ultimo, disperato tentativo.
Mio zio potrebbe aumentarmi lo stipendio. Pi volte mi ha
parlato dei vantaggi dei matrimoni conclusi in giovane et. Questo
sembra essere un suo chiodo fisso.
Oh! La signora Vereker parve pensierosa per qualche momento.
Ha figlie?
S, ne ha cinque, e le due maggiori sono gi maritate.
La signora Vereker sorrise. Che ragazzo ingenuo. Aveva del
tutto frainteso il motivo della sua domanda. Comunque, lei era
riuscita ugualmente a sapere quello che le interessava.
Lasceremo le cose come stanno, allora disse.
Una donna scaltra!
Vernon usc da quella casa in preda a uno stato d'animo di irrequietudine.
Desiderava parlare con qualcuno che fosse comprensivo.
Pens a Joe, poi scosse la testa. Lui e Joe avevano gi quasi
litigato a causa di Nell. Joe disprezzava Nell e la definiva una
vera e propria ragazza sventata dell'alta societ. Era ingiusta e
prevenuta. Per ottenere il passaporto che ti assicurava il favore
di Joe, dovevi avere i capelli corti, indossare grembiuli da pittore
o da scultore e abitare a Chelsea.
Sebastian, tutto sommato, era la persona pi adatta. Sebastian
era sempre disposto a rendersi conto del tuo punto di vista e di
tanto in tanto si rendeva insolitamente utile con i suoi punti di
vista fondati sulla praticit e sul buon senso. Un giovane davvero
giudizioso, Sebastian.
E ricco, per giunta. Quanto era bizzarra la vita! Se soltanto
lui avesse avuto il denaro di Sebastian, gli sarebbe stato possibile
sposare Nell sin dall'indomani. Eppure, nonostante tutta la sua
ricchezza, Sebastian non riusciva ad avere la fanciulla che amava.
Un vero peccato. E Vernon si augur che Josephine sposasse
Sebastian anzich quel fallito che si autodefiniva un artista.
Risult, ahim, che Sebastian non si trovava in casa. Vernon
venne intrattenuto dalla signora Levinne. Strano a dirsi, trov
in qualche modo consolante la voluminosa presenza di lei.
La buffa, obesa, anziana signora Levinne, con il suo giaietto e
i brillanti e gli unti capelli neri, riusc a essere pi comprensiva
di sua madre.
Non devi essere addolorato, mio caro, disse e io vedo che
lo sei. Si tratta di qualche ragazza, immagino? Ah, bene, bene,
Sebastian si comporta proprio nello stesso modo a causa di Joe.
Io seguito a dirgli che deve essere paziente. Joe  recalcitrante,
in questo momento. Ma presto si calmer e comincer a rendersi
conto di quello che realmente vuole.
Sarebbe meraviglioso se sposasse Sebastian. Vorrei che lo facesse.
Continueremo a essere tutti uniti.
S... anch'io sono molto affezionata a Joe. Non che la consideri
la moglie realmente adatta per Sebastian... sarebbero di idee
troppo diverse per riuscire a capirsi. Io sono una donna all'antica,
mio caro. Vorrei che mio figlio sposasse qualcuna della nostra
stessa stirpe. I matrimoni tra ebrei sono sempre i pi riusciti.
Entrambi i coniugi hanno gli stessi interessi e gli stessi istinti,
e inoltre le ebree sono buone madri. Bene, bene, sar quel che
sar, se Joe si dimostrer davvero decisa a non volerlo sposare. E
cos anche nel tuo caso, Vernon. Esistono cose peggiori del matrimonio
con una cugina.
Io? Io sposare Joe?
Vernon la fiss completamente allibito. La signora Levinne rise,
una risata piena e allegra che le fece tremolare i vari doppi menti.
Joe? No davvero. Mi riferivo a tua cugina Enid.  questa l'intenzione
a Birmingham, no?
Oh, no... almeno... sono certo che non lo sia.
La signora Levinne scoppi di nuovo a ridere.
Vedo che tu, per lo meno, non ci hai mai pensato fino a questo
momento. Ma sarebbe un'idea assennata, sai... se l'altra ragazza,
cio, non ti vuole... I quattrini rimarrebbero in famiglia.
Vernon se ne and con i pensieri in tumulto. Particolari di
ogni sorta venivano spiegati. Le facezie e le allusioni dello zio
Sydney. Il modo con il quale Enid continuava a essergli appioppata.
A questo, naturalmente, aveva alluso la signora Vereker.
Volevano che sposasse Enid! Enid!
Un altro ricordo gli torn alla mente. Sua madre e una vecchia
amica di lei che parlottavano insieme. Dicendo qualcosa a
proposito dei cugini di primo grado. Un'idea improvvisa gli balen
nella mente. Ecco perch a Joe era stato consentito di trasferirsi
a Londra. Sua madre aveva temuto che lui e Joe potessero...
A un tratto scoppi a ridere. Lui e Joe! Dimostrava quanto
poco avesse sempre capito sua madre. Non gli sarebbe mai stato
possibile, in nessun caso, immaginare di innamorarsi di Joe.
Loro due erano n pi n meno come fratello e sorella, e sempre
lo sarebbero stati. Avevano le stesse simpatie, le stesse nette
divergenze di pareri. Erano fatti della stessa stoffa, nessuno dei
due poteva affascinare l'altro e tra loro non poteva sorgere alcunch
di romantico.
Enid! Sicch zio Sydney mirava a questo. Povero, vecchio zio
Sydney, destinato a una delusione... Ma non avrebbe dovuto essere
cos sciocco.
Forse, per, stava arrivando a conclusioni affrettate. Forse, a
volere quel matrimonio non era lo zio Sydney, ma soltanto sua
madre. Le donne, nei loro pensieri, non fanno altro che unirti in
matrimonio con qualcuna. In ogni modo, lo zio Sydney sarebbe
subito venuto a conoscenza della verit.
Il colloquio tra Vernon e suo zio non fu molto soddisfacente. Zio
Sydney parve al contempo irritato e turbato, sebbene cercasse di
nasconderlo a Vernon. A tutta prima non seppe bene quale atteggiamento
assumere e tent una o due vaghe battute in direzioni
diverse.
Assurdo, tutto assurdo, sei di gran lunga troppo giovane per
pensare al matrimonio. E tutto un monte di assurdit.
Vernon ramment allo zio le sue stesse parole.
Puah, non mi riferivo a un matrimonio di questo genere. Le
ragazze dell'alta societ... so bene come sono fatte.
Vernon protest, punto sul vivo.
Scusami, ragazzo mio. Non avevo intenzione di ferire i tuoi
sentimenti. Ma le ragazze di quella specie vogliono sposare la ricchezza.
Non farai al caso suo ancora per molti anni.
Pensavo che, forse...
Vernon si interruppe. Si vergognava e si sentiva a disagio.
Pensavi che avrei potuto corrisponderti un lauto stipendio,
eh?  questa l'idea che ti ha suggerito la signorina? Ma lo domando
a te, ragazzo mio, sarebbe questo il modo di comportarsi in affari?
No, non lo , e vedo che te ne rendi conto.
Sento di non meritare nemmeno lo stipendio attuale, zio
Sydney.
Via, via, non intendevo dir questo. Te la stai cavando benissimo
per essere un principiante. Mi spiace per tutta questa faccenda...
Ti turber. Il consiglio che posso darti  questo: rinunciaci e
mettiti il cuore in pace.  di gran lunga la cosa migliore da fare.
Questo non  possibile, zio Sydney.
Be', non  affar mio. A proposito, ne hai parlato con tua madre?
No? Be', vedi di parlarne a lungo con lei. Vedi se ti dir le
stesse cose che ti ho detto io. Sar cos, scommetto. E rammenta
l'antico adagio: il migliore amico di un ragazzo  sua madre... eh?
Perch lo zio Sydney diceva simili idiozie? Le aveva sempre
dette, a quanto Vernon riusciva a ricordare. Eppure si trattava di
un uomo scaltro, abile negli affari.
Pazienza, non c'era niente da fare. Doveva rassegnarsi e aspettare.
Il primo nebuloso incantesimo dell'amore si stava gi dileguando.
S, l'amore poteva essere un inferno, oltre che un paradiso.
Desiderava Nell cos intensamente... cos intensamente!
Le scrisse:
Tesoro... Non c' niente da fare. Dobbiamo essere pazienti e
aspettare. In ogni modo, ci vedremo spesso. Tua madre  stata
davvero molto buona al riguardo, molto pi di quanto io pensavo
che sarebbe stata. Mi rendo perfettamente conto della validit
di tutto ci che ha detto.  soltanto giusto che tu debba essere
in grado di renderti conto se preferisci a me qualcun altro. Ma
non sar cos, non  vero, amor mio? So che non preferirai a me
nessun altro. Continueremo ad amarci per sempre e per sempre.
E non avr alcuna importanza se saremo poveri... la casetta pi minuscola con te...
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
L'atteggiamento della madre fu motivo di sollievo per Nell.
Aveva temuto recriminazioni, rimproveri. Quasi senza rendersene
conto, rifuggiva dalle parole aspre o da ogni sorta di scenata.
A volte pensava con amarezza tra s e s: sono vile. Non
riesco a sopportare nulla.
Era senza dubbio intimorita da sua madre. Ne era sempre stata
dominata, da quanto poteva rammentare risalendo ai suoi primissimi
ricordi. La signora Vereker possedeva quel carattere duro
e imperioso che pu dominare quasi tutte le creature pi deboli
con le quali viene a contatto. E Nell era tanto pi soggiogata
in quanto si rendeva conto che sua madre l'amava e che, proprio
perch le voleva un gran bene, era cos fermamente decisa
ad assicurarle nella vita quella felicit che a lei era stata negata.
Pertanto Nell prov un sollievo sconfinato quando la madre
non le fece alcun rimprovero e si limit a osservare:
Se sei cos decisa a essere sciocca, va bene, sia pure! Quasi
tutte le ragazze hanno qualche amoruccio che finisce in una bolla
di sapone. Per quanto mi concerne, non le sopporto queste assurdit
sentimentali. Il ragazzo non potr permettersi il matrimonio
ancora per anni e tu riuscirai soltanto a renderti molto infelice.
Ma puoi fare quello che ti pare.
Pur non volendolo, Nell si lasci influenzare da questo atteggiamento
sprezzante. Sper l'impossibile, e cio che lo zio di Vernon
potesse forse fare qualcosa. Ma la lettera di Vernon frantum
le sue speranze.
Dovevano aspettare. E forse aspettare per molto, molto tempo.
Nel frattempo, la signora Vereker si attenne ai propri sistemi. Un
giorno esort Nell ad andare a far visita a una sua vecchia amica,
una ragazza maritatasi alcuni anni prima. Amlie King era una
creatura brillante e impetuosa che Nell, da studentessa, aveva
ammirato. Le sarebbe stato facile trovare un ottimo partito e invece,
provocando lo stupore generale, aveva sposato un giovane
che tirava avanti alla meno peggio ed era scomparsa dal loro
ambiente particolarmente allegro e animato.
Mi sembra poco gentile dimenticare le vecchie amicizie disse
la signora Vereker. Amlie sarebbe felice, ne sono certa, se tu
andassi a farle visita, e oggi pomeriggio non hai nessun impegno.
Cos Nell si rec, remissiva, a far visita alla signora Horton, al
numero 35 di Glenster Gardens, Ealing.
Era una giornata molto calda. Nell prese il treno e, una volta
arrivata alla stazione di Ealing Broadway, domand da quale
parte dovesse dirigersi.
Risult che Glenster Gardens si trovava a circa un chilometro
e mezzo dalla stazione, una lunga e deprimente strada dove si
allineavano piccole case, tutte identiche. La porta del numero
35 venne aperta da una sciatta cameriera il cui grembiule era sudicio
e Nell fu fatta accomodare in un salottino. Vi si trovavano
uno o due bei mobili d'antiquariato e le tende di cretonne erano
di un disegno grazioso, anche se sbiadite, ma la stanza sembrava
trovarsi in un gran disordine, con giocattoli sparsi dappertutto
e, qua e l, biancheria da rammendare. In qualche punto della
casa si ud il pianto stizzoso di un bambino mentre la porta della
stanza veniva aperta e Amlie entrava.
Nell, quanto sei stata gentile! Non ci siamo incontrate per
anni!
Vedendo l'amica, Nell prov un vero e proprio choc: poteva
mai essere, costei, la ben fatta e attraente Amlie? Si era sformata,
indossava una blusa ridicola, evidentemente tagliata e cucita
in casa, e aveva il viso stanco e preoccupato sul quale tutta
l'animazione e l'allegria di un tempo sembravano essersi spente.
Sedette e conversarono. Di l a non molto, Nell venne portata
a vedere i due bambini, un maschietto e una femminuccia, la
pi piccola ancora nella culla.
Dovrei portarli fuori, adesso, disse Amlie ma questo pomeriggio
proprio non me la sento. Tu non puoi immaginare quanto
sia spossante spingere una carrozzina da casa nostra ai negozi
e ritorno, come ho fatto stamane.
Il maschietto era un bel bambino, la bimba aveva un'aria malaticcia
e stizzosa.
In parte  indisposta perch sta mettendo i denti disse Amlie.
E inoltre non digerisce bene, a quanto afferma il dottore. Vorrei
proprio che non strillasse tanto di notte. E esasperante per Jack,
che ha bisogno di dormire dopo aver lavorato tutto il giorno.
Non hai una bambinaia?
Non posso permettermela, mia cara. Abbiamo la mezza stupida...
chiamiamo cos la ragazza che  venuta ad aprirti la porta.
 completamente idiota, ma si accontenta di poco e inoltre
ce la mette tutta e qualcosa fa, forse anche meglio di tutte le altre.
Le donne tuttofare non vogliono saperne di andare a servizio
dove ci sono bambini.
Grid: Mary, porta il t, e precedette Nell tornando in salotto.
Oh, Nell cara, vuoi saperlo? Vorrei quasi che tu non fossi venuta
a trovarmi. Sei cos elegante e serena. Mi ricordi tutti i divertimenti
che ci concedevamo ai bei tempi. Il tennis, i balli, il golf, i ricevimenti.
Nell disse, timidamente: Ma sei felice....
Oh, certo. Mi limito a consentirmi il lusso di borbottare un
po'. Jack  un caro uomo, e poi ci sono i bambini, solo che a volte...
be', ecco, finisci con l'essere davvero troppo stanca per poterteli
godere. A volte sento che venderei anche l'anima per un
bagno piastrellato, per i sali da bagno e una cameriera che mi
spazzoli i capelli e bella biancheria di seta nella quale infilarmi.
E poi capita di sentire qualche ricco idiota sostenere che il denaro non d la felicit. Pazzo!
Scoppi a ridere.
Dammi qualche notizia, Nell. Non so pi niente di niente,
ormai. Non ci si pu tenere al corrente se non si ha denaro. Non
vedo mai nessuno della compagnia di un tempo.
Pettegolarono un poco, la tal dei tali si era maritata, la talaltra
aveva litigato con il marito; una loro comune amica aveva appena
avuto un bambino e, a proposito di un'altra, era scoppiato un terribile scandalo.
Il t venne servito, piuttosto male, con un servizio d'argento
mal lucidato e tartine imburrate troppo spesse. Stavano terminando
di prendere il t, quando la porta di casa venne aperta con la
chiave e una voce di uomo risuon nell'ingresso, stizzosa, irritata.
Amlie... Ehi, dico, questo proprio non va. Ti chiedo di fare
un'unica cosa, e te ne dimentichi. Il pacco non  stato portato a
Jones. Mi hai assicurato che avresti provveduto.
Amlie corse incontro al marito. Vi fu un concitato scambio di
bisbigli. Poi lei lo port in salotto, dove lui salut Nell. La bambina
ricominci a strillare nella nursery.
Devo andare da lei disse Amlie, e si affrett a uscire.
Che razza di vita! disse Jack Horton. Era ancora molto avvenente,
sebbene indossasse un abito molto gualcito e avesse pieghe
di irascibilit intorno alla bocca. Rise come se avesse detto qualcosa
di molto spiritoso. Ci trova un po' scombussolati, signorina
Vereker. Lo siamo sempre. Fare il pendolare in treno con questo
tempo  spossante. E, quando uno arriva a casa, non ha pace!
Rise di nuovo, e Nell rise a sua volta, compita. Amlie torn
in salotto con la bambina in braccio e Nell si alz per congedarsi.
L'accompagnarono fino alla porta di casa, Amlie la preg di
porgere i suoi omaggi alla signora Vereker e salut con la mano.
Una volta arrivata al cancello, Nell volt la testa e sorprese
l'espressione sul viso di Amlie. Un'espressione avida, invidiosa.
Per quanto fosse innamorata, Nell si sent stringere il cuore.
Era questa la fine inevitabile? La povert uccideva l'amore?
Giunse sulla via principale e la stava percorrendo verso la stazione,
quando una voce inaspettata la fece trasalire.
Signorina Nell! Questo  davvero un incontro prodigioso!
Una grossa Rolls-Royce si era fermata contro la cordonatura del
marciapiede e al volante sedeva George Chetwynd, sorridendole.
Troppo bello per essere vero! Mi  sembrato di scorgere una
ragazza che le somigliava in modo incredibile - per lo meno vista
di spalle - e cos ho rallentato per vederla in viso e ho constatato
che si trattava proprio di lei. Sta tornando in citt? Perch, se  cos, salti su!
Nell salt su, remissiva, e si sistem beatamente accanto al
guidatore. La macchina scivol avanti silenziosa, acquistando
velocit. Una sensazione celestiale, pens Nell, deliziosa... correre senza fatica.
E che cosa ci sta facendo a Ealing?
Sono venuta a trovare certi amici.
Indotta a questo da un qualche oscuro impulso, descrisse la visita.
Chetwynd stette ad ascoltarla con attenzione, scuotendo di
tanto in tanto la testa mentre continuava a guidare con una assoluta padronanza del mezzo.
 un vero guaio disse, comprensivo. Sa, non sopporto di
pensare a quella povera figliola. Le donne dovrebbero essere protette.
Si dovrebbe rendere loro comoda la vita. Dovrebbero essere circondate da tutto ci che desiderano.
Sbirci Nell e disse, benevolo:
Vedo che  rimasta sconvolta. Lei deve avere un cuore molto
tenero, signorina Nell.
Nell lo fiss e prov un improvviso slancio di affetto. George
Chetwynd le riusciva simpatico. V'erano in lui una gentilezza e una
forza che ispiravano fiducia. Le piaceva quella sua faccia legnosa
e il modo con il quale i capelli brizzolati gli crescevano dietro le
tempie. Le piaceva la sua posizione eretta nel guidare la macchina
e la ferma precisione delle sue mani sul volante. Aveva l'aria
dell'uomo capace di affrontare qualsiasi emergenza, di un uomo
sul quale si sarebbe potuto contare. Il peso degli eventi avrebbe
gravato sempre sulle sue spalle, non sulle tue. Oh, s, George le
piaceva. Era una persona piacevole da incontrare quando ti sentivi
stanca al termine di una giornata noiosa.
Ho la cravatta di traverso? domand lui, a un tratto, senza voltarsi.
Nell rise.
La stavo fissando? Temo di s.
Ho sentito il suo sguardo. Che cosa stava facendo: mi valutava?
Credo di s.
E mi avr trovato, immagino, quanto mai manchevole.
No, anzi, proprio tutto l'opposto.
Non dica queste cose gentili: che, ne sono certo, non pensa
sul serio. Mi ha emozionato a tal punto che per poco non sono
andato a finire contro il tram.
Non dico mai cose che non penso.
Ah no? Mi domando se... Gli si alter la voce. C' qualcosa
che desidero dirle da molto tempo. Questo  il posto meno
adatto per riferirla, ma sono deciso a spiccare il salto qui e subito.
Vuole sposarmi, Nell? Io la desidero moltissimo.
Oh? Nell era stupita. Oh, no. Non potrei.
Egli le rivolse una rapida occhiata prima di tornare a dedicarsi
al compito di guidare nel traffico. Rallent un poco.
Mi domando se voglia dire... so di essere troppo anziano per lei...
No, non lo ... Voglio dire, non si tratta di questo...
Un sorrisetto gli contorse la bocca.
Devo avere vent'anni pi di lei, Nell, come minimo.  molto,
lo so. Ma credo sinceramente di poterla rendere felice. Strano
a dirsi, ne sono sicuro.
Nell tacque per un minuto o due. Poi disse, alquanto fiocamente:
Oh, ma sul serio, non potrei...
Splendido. Questa volta  stata molto meno decisa.
Ma, davvero...
Non la infastidir pi per il momento. Resta inteso che questa volta ha detto no. Ma non dir sempre no, Nell. Posso permettermi di aspettare molto a lungo quello che voglio avere. Un giorno o l'altro lei si sorprender a rispondere s.
No, non lo dir.
Lo dir, invece, cara. Non c' nessun altro, vero? Ah! Ma lo
so che non c' nessun altro.
Nell non rispose. Pens che non sapeva cosa rispondere. Aveva tacitamente promesso a sua madre che nulla sarebbe stato rivelato a proposito del fidanzamento con Vernon.
Eppure, in qualche punto nel profondo di se stessa, si sent in preda alla vergogna.
George Chetwynd cominci a parlare allegramente di vari altri argomenti.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Agosto fu un mese difficile per Vernon. Nell e sua madre si
trovavano a Dinard. Le scriveva, e Nell scriveva a lui, ma
le sue lettere gli dicevano poco o niente di quello che voleva sapere.
Si stava divertendo, egli poteva desumere, e si godeva la
vacanza sebbene desiderasse averlo vicino.
Il lavoro che Vernon stava svolgendo era una pura routine. Richiedeva
ben poca intelligenza. Bisognava soltanto essere cauti
e metodici, tutto l. La sua mente, libera da altre distrazioni, torn
alla sua passione segreta, la musica.
Si era proposto di comporre un'opera e aveva scelto come tema
la fiaba quasi dimenticata della sua infanzia. Essa si accomun
ora, nei suoi pensieri, a Nell... e tutto l'impeto dell'amore che
provava per la ragazza prese a scorrere in questo nuovo canale.
Lavor in modo febbrile. L'osservazione di Nell riguardo al fatto
che egli viveva, disponendo di ogni agio, con sua madre, lo
aveva punto sul vivo, per cui si era impuntato, deciso a trovare
a ogni costo un alloggio tutto suo. Quello che aveva trovato era
molto economico, ma gli dava una inaspettata sensazione di libert.
A Carey Lodge non sarebbe mai riuscito a concentrarsi.
Sua madre, lo sapeva, avrebbe continuato a preoccuparsi per lui
e a infastidirlo, esortandolo ad andare a dormire. L, in Arthur
Street, poteva, volendo, lavorare fino alle cinque del mattino, e
non di rado faceva proprio questo.
Dimagr molto e assunse un'aria sparuta. Myra si crucci per
la sua salute e insistette affinch prendesse ricostituenti. Lui le
assicur, in tono brusco, che si sentiva benissimo. Non le rivel
quello che stava facendo. A volte si sentiva colmare dalla disperazione
per quanto concerneva il suo lavoro; poi, in altri momenti,
lo colmava un'improvvisa sensazione di potenza, quando
si rendeva conto che qualche infinitesimale frammento della sua fatica era valido.
Di tanto in tanto andava in citt a trascorrere il fine settimana
con Sebastian, e Sebastian venne due volte a Birmingham.
In questo periodo Sebastian era il pi stimato sostenitore di Vernon.
Il suo apprezzamento era reale, non simulato, e presentava
un duplice aspetto. Egli era interessato sia come amico sia da un
punto di vista professionale. Vernon rispettava i giudizi di Sebastian
nel campo dell'arte. Gli suonava brani dell'opera sul pianoforte
che aveva noleggiato e gli spiegava quale avrebbe dovuto
essere la giusta orchestrazione. Sebastian lo ascoltava annuendo;
e parlava poco. Infine diceva:
Sar una buona cosa, Vernon. Continua.
Non pronunciava mai una sola parola che fosse di critica demolitrice
perch, a parer suo, questo avrebbe potuto essere fatale.
Vernon aveva bisogno di incoraggiamento, soltanto di
incoraggiamento.
Un giorno gli domand: E questo che ti proponevi di fare a
Cambridge?.
Vernon riflett per un interminabile minuto.
No rispose infine. O almeno non mi riferivo a questo all'inizio.
Dopo quel concerto, ricordi?  scomparsa di nuovo... la cosa
che vidi allora. Forse torner, qualche volta. Questa , presumo,
soltanto la musica consueta, convenzionale... E cos via. Ma, qua
e l, sono riuscito a immettervi quello che intendo io.
Capisco.
A Joe, Sebastian disse chiaro e tondo quello che pensava.
Vernon la definisce la musica consueta, convenzionale,
ma in realt non lo . E del tutto inconsueta. L'intera orchestrazione
 svolta su un piano insolito. C' una cosa, per:  immatura.
Brillante, ma immatura.
Glielo hai detto?
Buon Dio, no. Una sola parola sprezzante e lui si scoraggerebbe
e getterebbe tutto nel cestino della carta straccia. Li conosco,
i geni come lui. Per il momento gli somministro lodi a cucchiaini;
in seguito verr il momento delle forbici per potare. La metafora
non  proprio esatta, ma tu mi hai capito.
Ai primi di settembre, Sebastian offr un ricevimento in onore
di Herr Radmaager, il celebre compositore. Vernon e Josephine
furono invitati.
Saremo soltanto una dozzina disse Sebastian. Anita Quarll,
il cui modo di danzare mi interessa... E un piccolo demonio corrotto,
per; poi Jane Harding... vi piacer. Canta al Teatro dell'opera,
ma ha sbagliato vocazione;  un'attrice nata, non una cantante.
Poi tu e Vernon... Radmaager... e altri due o tre. Radmaager si
interesser a Vernon...  ben disposto nei confronti della giovane
generazione.
Sia Joe sia Vernon erano esultanti.
Credi che riuscir mai a combinare qualcosa, Joe? A combinare
qualcosa sul serio, voglio dire?
Vernon parve scoraggiato mentre poneva questa domanda.
Perch no? rispose Joe, animosamente.
Non saprei. Tutto quello che ho fatto in questi ultimi tempi
non vale niente. Avevo cominciato bene. Ma adesso non sono pi
capace di niente. Mi sento stanco prima ancora di cominciare.
Questo, presumo, perch lavori tutto il giorno.
Gi, forse.
Tacque per uno o due minuti, poi disse:
Sar meraviglioso conoscere Radmaager.  uno dei pochi
uomini che compongono quella che io considero musica. Vorrei
potergli parlare, dirgli che cosa penso realmente... ma darei prova
di una tale faccia tosta!
Il ricevimento risult essere alla buona. Sebastian aveva un
vasto studio, vuoto tranne una pedana, un pianoforte a coda
da concerto e una immensa quantit di cuscini sparpagliati a
caso sul pavimento. A un lato della stanza era stato improvvisato
un lungo tavolo di cavalletti, e vi si trovavano vivande di
ogni genere.
Gli invitati sceglievano quello che volevano, poi si sistemavano
su un cuscino. Quando Joe e Vernon arrivarono, una ragazza
stava danzando... era una ragazza piccoletta, dai capelli rossi, dal
corpo snello e guizzante di muscoli. I suoi movimenti, sebbene
non belli, erano seducenti.
Termin la danza tra entusiastici applausi e balz gi dalla
pedana.
Brava, Anita disse Sebastian. E voi due, Vernon e Joe, vi
siete serviti di quello che vi andava? Benissimo. Allora fareste
meglio a sedervi con grazia accanto a Jane. Vi presento Jane.
Si sedettero, come erano stati invitati a fare. Jane era alta di
statura, con un corpo splendido e una massa di capelli castano
scuri raccolti sulla nuca. Aveva il viso un po' troppo largo e il
mento un po' troppo aguzzo per poter essere considerata bella.
Gli occhi erano verdi ma infossati. Doveva avere circa trent'anni,
pens Vernon. La trovava sconcertante, ma attraente.
Joe cominci a conversare avida con lei. Di recente il suo entusiasmo
per la scultura si era andato dileguando. Aveva sempre
avuto una voce acuta, da soprano, e ora civettava con l'idea di
diventare una cantante d'opera.
Jane Harding stette ad ascoltarla alquanto comprensiva, limitandosi
a un monosillabo piuttosto divertito di tanto in tanto.
Infine disse:
Se vorr fare un salto fino a casa mia, ascolter la sua voce e
sar in grado di dirle in due minuti di che cosa potr essere capace.
Farebbe davvero questo?  infinitamente gentile da parte sua.
Oh, niente affatto. Di me pu fidarsi. Non pu invece contare
sulla sincerit di chi si guadagna da vivere insegnando a cantare.
Sebastian si avvicin e disse:
Vuoi esibirti adesso, Jane?
Lei si mise in piedi, con un movimento pieno di grazia. Poi,
guardandosi attorno, disse, nel tono di voce brusco e imperioso
con il quale ci si potrebbe rivolgere a un cane:
Signor Hill.
Un ometto alquanto simile a un verme bianchiccio si affrett
a farsi avanti con un movimento servile del corpo e la segu
sulla pedana.
Jane cant una canzone francese che Vernon non aveva mai
udito prima di allora.
J'ai perdu mon amie - elle est morte
Tout s'en va cette fois pour jamais
Pour jamais, pour toujours elle emporte
Le dernier des amours que j'aimais.
Pauvres nous! Rieri ne m'a cri l'heure
Ou l'bas se nouait sem linceul
On m'a dit Elle est morte!. Et tout seul
Je ripte Elle est morte!. Et je pleure...
Come quasi tutti coloro che udivano cantare Jane Harding, Vernon
fu incapace di criticarne la voce. Lei creava un'atmosfera emotiva: la
voce era soltanto uno strumento. Creava il senso di una perdita irrimediabile,
del dolore che stordisce, del sollievo ultimo delle lacrime.
Scrosciarono applausi. Sebastian mormor:
Enorme potenza emotiva... ecco di che si tratta.
Lei cant di nuovo. Una canzone norvegese, questa volta, che
descriveva una nevicata. Non c'era alcuna commozione nella sua
voce: lei era come i bianchi fiocchi di neve: monotona, squisitamente
limpida, per dileguarsi infine, all'ultimo verso, nel silenzio.
Per ringraziare degli applausi, Jane si esib con una terza canzone.
Vernon si drizz a sedere, tutt'a un tratto attento.
Ho veduto una creatura fatata laggi
dalle lunghe, bianche mani e dai capelli come onde
e, oh!, dolce e selvaggio era il suo viso,
dolce e selvaggio, selvaggio e strano e bello...
Fu come se un incantesimo fosse stato creato nella sala. La
sensazione della magia, di un terrorizzato incantesimo. Jane protendeva
il viso in avanti. I suoi occhi guardavano lontano, molto
lontano, contemplando: spaventati e al contempo affascinati.
Si ud un sospiro collettivo quando termin. Un uomo robusto
e tarchiato, con i capelli bianchi en brosse, si diresse verso
Sebastian.
Ah! mio buon Sebastian. Sono arrivato. Voglio parlare con
quella signorina... subito, immediatamente.
Sebastian attravers la sala al suo fianco verso Jane. Herr Radmaager
le afferr entrambe le mani, fissandola negli occhi.
S, disse infine lei gode di buona salute. Direi che sia la digestione
sia la circolazione sono eccellenti. Mi dar il suo indirizzo
e io verr a vederla. Non  vero?
Vernon pens: Costoro sono pazzi.
Ma non gli sfugg il fatto che Jane Harding sembrava considerare
del tutto normale la cosa. Scrisse il proprio indirizzo, convers
con Radmaager ancora per qualche minuto, poi torn accanto
a Joe e a Vernon.
Sebastian  un buon amico osserv. Sa che Herr Radmaager
sta cercando una Solveig per la sua nuova opera, Peer Gynt. Ecco
perch mi ha invitata a venire qui questa sera.
Mi dica, disse Vernon, balbettando un poco la canzone che
ha cantato poco fa...
Neve gelata?
No, l'ultima. L'ho... l'ho udita anni fa, quando ero bambino.
Che strano. Credevo si trattasse di un segreto di famiglia.
Un'infermiera d'ospedale me la cantava quando ero immobilizzato
da una frattura alla gamba. Mi  sempre piaciuta... ma
non credevo che l'avrei riascoltata.
Jane Harding mormor, pensierosa:
Mi sto domandando se non possa essersi trattato di mia zia
Frances.
S, si chiamava cos, infermiera Frances. Era sua zia? Che cosa
ne  stato di lei?
 morta parecchi anni fa. Di difterite, contagiata da un paziente.
Oh! Mi dispiace. Tacque un momento, esit, poi proruppe:
L'ho sempre ricordata. Fu... fu un'amica meravigliosa per
me, da bambino.
Sorprese gli occhi verdi di Jane intenti a fissarlo, con uno
sguardo fermo e dolce, e a un tratto cap chi lei gli avesse ricordato
non appena l'aveva vista. Somigliava all'infermiera Frances.
Jane mormor:
Compone musica, vero? Sebastian mi ha parlato di lei.
S. O almeno, ci provo.
Si interruppe, di nuovo esitante. Pens: E tremendamente attraente.
Mi piace? Perch ho paura di lei?.
A un tratto si sent eccitato, colmo di esaltazione. Era capace
di creare, sapeva di poter creare.
Vernon!
Sebastian lo stava chiamando. Si alz. Sebastian lo present
a Radmaager. Il grand'uomo fu gentile e attento.
Mi interessa disse quello che sento del suo lavoro dal mio
giovane amico, qui. Mise una mano sulla spalla di Sebastian. 
molto astuto, il mio giovane amico. Sebbene sia molto giovane,
si sbaglia di rado. Combineremo un incontro e lei mi far sentire
il suo lavoro.
And oltre. Vernon rimase l in piedi, vibrante di eccitazione.
Radmaager aveva detto sul serio? Torn da Jane. Lei stava sorridendo.
Vernon le sedette accanto. Un'improvvisa ondata di
sconforto si sostitu all'esultanza. A che serviva, tutto questo?
Era legato, mani e piedi, allo zio Sydney e a Birmingham. Non
si poteva comporre musica senza dedicare a questo tutto il proprio
tempo, tutti i propri pensieri, con tutta l'anima.
Si sent ferito, infelice, anelante a un po' di comprensione.
Se soltanto Nell si fosse trovata l. Nell, il suo tesoro, sempre
comprensiva.
Alz gli occhi e sorprese Jane Harding intenta a osservarlo.
Che cosa c'? gli domand.
Vorrei essere morto disse lui, amareggiato.
Jane inarc appena le sopracciglia.
Bene, disse se sale fino al tetto di questo palazzo e si getta
gi, pu morire.
Non si trattava certo della risposta che Vernon si era aspettato.
Alz gli occhi, risentito, ma lo sguardo freddo e al contempo
cortese di lei lo disarm.
Una sola cosa al mondo mi sta a cuore disse appassionatamente.
Voglio comporre musica. Potrei comporre musica. E invece
sono costretto a un lavoro bestiale, che odio. Devo sgobbare
un giorno dopo l'altro!  troppo rivoltante.
Perch fa questo lavoro, se non le piace?
Perch vi sono costretto.
Immagino che voglia farlo, in realt, altrimenti se ne guarderebbe
bene rispose lei, indifferente.
Non le ho detto che pi di ogni altra cosa al mondo voglio
comporre musica?
E allora perch non la compone?
Perch non posso, le dico!
Era esasperato. Lei sembrava non capire affatto. Si sarebbe
detto che, secondo lei, se si voleva creare qualcosa, bastava mettersi
l e fare.
Cominci a sfogarsi spifferando ogni cosa. Abbots Puissants,
il concerto, la proposta di suo zio e, poi, Nell...
Quando ebbe terminato, lei esclam:
Si aspetta che la vita sia un po' come una fiaba, vero?
Che cosa vuol dire?
Proprio questo. Vuole poter vivere nella dimora dei suoi antenati,
sposare la ragazza che ama, diventare immensamente ricco
ed essere un grande compositore. Io credo che lei riuscirebbe
a realizzare uno di questi quattro desideri, se si impegnasse a
fondo. Ma  improbabile che possa realizzarli tutti. La vita non
 un romanzetto rosa.
In quel momento la odi. Eppure, nel momento stesso in cui
la odiava, si sent attratto. Percep, una volta di pi, la curiosa
atmosfera emotiva che lei aveva determinato cantando. Pens:
Un campo magnetico, ecco di che si tratta. E poi, di nuovo:
Non mi piace. Ho paura di lei.
Un giovanotto dalla lunga chioma si avvicin e si un a loro.
Era uno svedese, ma parlava l'inglese impeccabilmente.
Sebastian mi dice che lei comporr la musica del futuro dichiar,
rivolto a Vernon. Io ho le mie teorie per quanto concerne
il futuro. Il tempo  soltanto un'altra dimensione dello
spazio. Ci si pu spostare avanti e indietro nel tempo n pi n
meno come ci si sposta nello spazio. Per una buona met, i nostri
sogni sono soltanto confuse reminiscenze del futuro. E come
si pu essere separati dai nostri cari nello spazio, si pu esserne
separati anche nel tempo, e questa  la pi grande tragedia che
possa esistere.
Poich era ovviamente pazzo, Vernon non gli diede retta. Le
teorie sullo spazio e sul tempo non lo interessavano. Ma Jane
Harding si protese in avanti.
Essere separati nel tempo mormor. Non ci avevo mai
pensato.
Cos incoraggiato, lo svedese continu. Parl del tempo e dello spazio ultimo e del tempo primo e del tempo secondo. Vernon
non sapeva se Jane fosse interessata o meno. Fissava il vuoto dinanzi
a s, inespressiva come se non lo stesse ascoltando. Lo svedese
continuava a parlare a tutto spiano e Vernon tagli la corda.
Si un a Joe e a Sebastian. Joe stava parlando con ammirazione
di Jane Harding.
Secondo me  meravigliosa. Non lo pensi anche tu, Vernon?
Mi ha invitata ad andare a trovarla. Vorrei poter cantare come lei.
 un'attrice, non una cantante disse Sebastian. Una brava
figliola, Jane. Ha avuto un passato alquanto tragico. Per cinque
anni ha vissuto con Boris Androv, lo scultore.
Joe sbirci dalla parte di Jane, pi interessata che mai. Vernon
si sent a un tratto giovane e rozzo. Gli parve di vedere ancora
quegli enigmatici occhi verdi, lievemente beffardi. Gli parve
di udire ancora quella voce divertita e ironica. Si aspetta che
la vita sia un po' come una fiaba, vero?" Accidenti, gli bruciavano,
quelle parole!
Eppure provava un desiderio immenso di rivederla.
Non avrebbe dovuto domandarle se gli sarebbe stato possibile?...
No, non poteva...
E del resto, veniva in citt cos di rado...
Ud alle proprie spalle la voce di lei, una voce da cantante,
lievemente rauca.
Buonanotte, Sebastian. Grazie.
Lei si diresse verso la porta, poi volt la testa sbirciando Vernon.
Venga a trovarmi, qualche volta disse in tono noncurante.
Sua cugina ha il mio indirizzo.
...
.
...
Fine Parte 1.